MOVE TO MEET/ 5. Rovelli (ParkinGo): anche la blockchain può far evolvere la mobilità

- int. Giuliano Rovelli

Le innovazioni sono molto importanti anche nel settore dei trasporti e della mobilità. L’importante è avere sempre al centro il bisogno dell’utente, come spiega GIULIANO ROVELLI

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Giuliano Rovelli

Le innovazioni sono molto importanti anche nel settore dei trasporti e della mobilità. Non solo per i veicoli che vengono utilizzati, ma anche per i servizi a disposizione degli utenti. C’è, per esempio, chi guarda anche al mondo della blockchain: è il caso di Parkingo, il cui founder Giuliano Rovelli ha risposto alle nostre domande, approfittando dell’apertura di “Move to meet”, un’area all’interno del Meeting di Rimini dedicato alla mobilità.

Perché – con chi – verso dove – come: cosa conta di più oggi per chi “si muove”, secondo lei?

Oggi chi “si muove” tiene conto di tutti questi fattori. Partiamo dal presupposto che la mobilità è un problema da affrontare in maniera approfondita. Vicino ai centri urbani è tuttora difficile muoversi; i mezzi pubblici, se ci sono, costano molto. In molti scelgono ancora l’automobile: la quale comunque diventa sempre più problematica da usare in città con tutte queste zone a traffico limitato…

E personalmente per lei, qual è la domanda più importante, e per quale motivo?

Pensandoci bene direi “verso dove”. La direzione è importante: un esempio in tal senso possono essere gli Stati Uniti. Lì chi utilizza il servizio car sharing ha a disposizione delle corsie preferenziali. In Italia occorre maggior sinergia a livello istituzionale per adeguarsi. Sempre se vogliamo andare in quella direzione…

Un servizio che nasce dal desiderio di velocità per i fast trackers dei voli, capace di intuire che non servisse un “servizio auto” quanto un “servizio per le persone”: quanto conta la persona e il suo desiderio di muoversi, nelle vostre innovazioni?

I servizi che abbiamo erogato fino a oggi hanno sempre avuto al centro la persona. Penso alle nostre ultime innovazioni e ai tanti servizi che offriamo al cliente quando parcheggia la vettura, magari per molto tempo. L’utente è il protagonista del nostro cammino.

Vuole spendere poco, vuole essere rapido, vuole lo scanner in ingresso per assicurare la sicurezza per il mezzo e vuole la sicurezza online per le transazioni: il viaggiatore con cui avete a che fare vuole tutto. Forse oggi chi si muove vuole “troppo”?

Non direi. A mio avviso il cliente è logicamente sempre più esigente. Specie in un mercato concorrenziale come il nostro, in cui l’offerta per servizi del genere non manca. Rapidità, efficienza, prontezza, attenzione al bisogno: sono questi gli elementi più richiesti dai nostri clienti.

Avete aperto una ICO per aprirvi al mondo blockchain. Quanto inciderà questo nuovo contesto nell’universo valoriale del viaggiatore di domani e dopodomani?

Abbiamo fatto un progetto blockchain perché crediamo che questa nuova tecnologia sarà protagonista nel futuro. Essa renderà trasparente e incorruttibile un sistema. Le recensioni del cliente saranno chiare. Con la blockchain ci sarà un esperimento su un servizio reale.

State lanciando un nuovo servizio scommettendo sull’utilizzo della vettura privata in condivisione. Ritiene che il nostro Paese sia culturalmente pronto per condividere la vettura in proprietà?

Noi stiamo riscontrando una certa apertura in tal senso. Attraverso i nostri dati abbiamo notato che il 18% dei nostri utenti è favorevole alla condivisione dell’auto con altri utenti. È una percentuale bassa, ma sono circa 150 mila vetture che noi potremmo avere in piattaforma. Si tratta di un bel numero. Il nostro è un percorso che richiede pazienza. Guardate Blablacar: hanno resistito per qualche anno per poi crescere a livello esponenziale.

Il vostro mercato è in rapida evoluzione. Che rapporto avete con il regolatore, con le istituzioni? Spesso si ha l’impressione che il quadro normativo e regolatore non siano al passo con l’innovazione del servizio e del prodotto di mobilità: che cosa ne pensa?

La normativa non segue i bisogni dei cittadini. Occorrerebbe aprire un dibattito su questo. Ci vorrebbe meno burocrazia innanzitutto. In quasi tutti i paesi del mondo è legale affittare auto tra privati. In Italia no: devi essere iscritto al registro NCC. In Francia, in Germania, nel Regno Unito il quadro normativo è decisamente più al passo con i tempi.

(Francesco Davide Zaza)



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