COLONNE SONORE/ Nino Rota e Lo sceicco bianco di Federico Fellini

- La Redazione

In questo film sono già presenti, in germe, tutte le invenzioni che caratterizzeranno il felice idillio artistico Nino Rota - Federico Fellini, partendo dalla derivazione circense della musica, l’elemento clownesco e sognante delle oniriche rappresentazioni sonore del cinema felliniano

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In questo film sono già presenti, in germe, tutte le invenzioni che caratterizzeranno il felice idillio artistico Nino Rota – Federico Fellini, partendo dalla derivazione circense della musica, l’elemento clownesco e sognante delle oniriche rappresentazioni sonore del cinema felliniano.
Le marcette trascinanti travolgono i protagonisti quasi ipnotizzati da questo fantastico vortice di compresenza di reale e irreale, sogno e realtà, in un luogo cinematografico che è fantastico nella misura in cui regista e musicista riescono, in un crescendo evocativo, a coinvolgere lo spettatore fino a vederlo rapito e dialogante con gli stessi personaggi dei film.
Entrambi si rivolgono al pubblico in prima persona, come a un amico, certi che lo stesso potrà loro rispondere, in qualche modo.
Ugualmente presenti i temi struggenti del rimpianto e della solitudine che tanto ci hanno fatto amare questa raffinata e poetica forma di narrazione, dove musica e immagine si fondono in maniera indissolubile, creando un’alchimia che nella realtà non esiste e che solo la magia e il sogno possono evocare.
Difficile spiegare questo stato di grazia che svanisce dopo il primo fotogramma, dopo la prima nota: è come cercare di catturare un sogno e provare a condividerlo con chi non lo ha sognato. È il sogno di Cabiria, di Gelsomina, della Gradisca e di tutti i clowns… Svanisce all’alba, e lascia addosso la tristezza del rimpianto.

«Quando sono andato a casa sua la prima volta, mi ha presentato subito la mamma e poi il pianoforte, al quale si è seduto suonicchiando un motivo che già aveva preparato.
Era il tema di Lo Sceicco Bianco. Questo prima ancora che io confusamente gli dicessi che desideravo avere la sua musica, se aveva tempo e voglia di farla. Quel motivo struggente che suonava Nino andava già benissimo. […] E da quella prima nota, da quella prima frase, la cosa è continuata con un flusso inarrestabile, al punto che mi sembra sempre che sia lo stesso film: non ho la sensazione di aver fatto tanti film
».

Federico Fellini (Intervento in Voi e io, IX trasmissione. Tratto dal libro Nino Rota, le immagini & la musica di Pier Marco De Santi, collana Artecinema, Giunti editore).

(Paolo Quilichini)





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