NINO ROTA/ 2. Dallo sconforto all’incontro con Federico Fellini

- La Redazione

PAOLO QUILICHINI prosegue il racconto della carriera di Nino Rota, dalle iniziali delusioni ai primi successi fino al folgorante incontro con Federico Fellini. L'inizio di una lunga e proficua collaborazione che verrà interrotta solo dalla morte del compositore, costellata da capolavori come Lo sceicco bianco, I Vitelloni, La strada e Otto e mezzo

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Gli studi di Rota non si fermano e grazie ad Arturo Toscanini si perfeziona al Curtis Institute di Filadelfia. Studia e assorbe le grandi lezioni di Ravel, Debussy, Stravinskij, Poulenc e, non ultimi, due straordinari autori di colonne sonore, Sostakovic e Prokof’ev con il quale aveva in comune una straordinaria vena melodica.
Rota si perfeziona con Scalero per la composizione e con Fritz Reiner per la direzione d’orchestra, ha l’opportunità di incontrare generi e forme differenti, con particolare attenzione allo sviluppo del jazz e dell’incontro dello stesso con l’ambiente colto, come già era accaduto per Ravel e Gershwin. Scopre Cole Porter e Irving Berlin, ma soprattutto ha un amico che sarà decisivo per il suo orientamento verso il cinema e la rivalutazione della musica popolare, Aaron Copland.

Tornato in Italia si troverà ad affrontare un periodo all’insegna dello scoraggiamento: la sua prima colonna sonora, scritta per Treno popolare di Raffaello Matarazzo (1933) è un clamoroso insuccesso. Per un certo periodo Rota tornerà a scrivere per l’ambiente accademico seguendo anche percorsi alternativi che lo porteranno alla Laurea in Lettere.
In ambito musicale insegnerà a Taranto, in un Liceo musicale, cosa che accrescerà ancora di più il suo senso di sconforto.

Il 1939 è l’anno che riporterà Nino verso la composizione. Vince, infatti, il concorso per insegnante di Armonia e Contrappunto al conservatorio di Bari, dove più tardi sarà anche direttore, e riprende a scrivere. Sarà sempre Matarazzo, nel 1942, a chiedergli di scrivere la musica di un suo nuovo film, Giorno di nozze, anche se si tratterà di semplici canzoncine di facile orecchiabilità. Non è ancora arrivato  il momento della grande consacrazione.
Lo stesso anno lavora alla colonna sonora di un film di Renato Castellani, Zazà. Segue Il birichino di papà e La donna della montagna. Del 1943 è La freccia nel fianco che vede alla regia Alberto Lattuada e tra gli sceneggiatori Ennio Flaiano, Cesare Zavattini e Alberto Moravia.

Quello che sorprende di Rota, e che lo distingue dai compositori suoi contemporanei, è la sua capacità di muoversi con grande disinvoltura attraverso la partitura cinematografica strettamente legata ai vincoli del cronometro e delle durate prestabilite che per chiunque altro potrebbero apparire come restrizioni allo sviluppo libero della creatività.
Rota è consapevole dell’importanza della matematica in questo contesto, ma, al contrario di come potrebbe apparire, la usa a tutto vantaggio della sua ispirazione e spontaneità. Come lui stesso ebbe a dire il suo segreto consisteva appunto nel comporre “con il metro, il cronometro e le forbici”. La sua fama cresce e i titoli di pellicole più o meno importanti aumentano, così come sodalizi artistici con registi importanti.

Lavora con Luigi Zampa, Mario Soldati, Carlo Ludovico Bragaglia, Camillo Mastrocinque Approda anche al prolifico filone dei film con Totò scrivendo un commento brillante e giocoso per Totò al giro d’Italia e incrocia in qualche modo Federico Fellini che partecipa nel 1948 alla sceneggiatura di Senza Pietà, di Alberto Lattuada.

Gli anni cinquanta sono scanditi da eventi importanti: il successo internazionale, l’incontro con Eduardo… E con Federico…
Rota dipinge una Napoli multicolore e appassionata esattamente come un napoletano. Partendo da Napoli milionaria (1950) e continuando con titoli celebri come Filumena Marturano (1951), Marito e moglie (1952), fino ad arrivare a Fortunella (1958) e alla favola musicale in un atto, su libretto dello stesso Eduardo, Lo scoiattolo in gamba (1959), tanto per citare alcuni titoli, Rota rafforza il suo legame con De Filippo e con Napoli mentre si avvicinano gli importanti sodalizi con Visconti e soprattutto con Fellini. Senza dimenticare Il cappello di paglia di Firenze (1955) su libretto scritto a quattro mani da Rota e dalla madre Ernesta, un successo internazionale, rappresentato prima al Teatro Massimo di Palermo e, in seguito, trionfalmente, alla Piccola Scala di Milano, sotto la direzione di Strehler.
In questi anni collabora con numerosi altri registi tra i quali troviamo nomi importanti come quelli di Luigi Comencini, Mario Soldati e Mario Monicelli.

L’incontro con Fellini avviene nel 1952.
Rota viene chiamato dal regista per il film Lo sceicco bianco. È un incontro folgorante e l’inizio di una lunga collaborazione che verrà interrotta solo dalla morte del compositore.
Sono anni estremamente produttivi che vedono Rota impegnato in importanti colonne sonore: dal già citato Lo sceicco bianco a I Vitelloni (1953) e La strada (1954) sino al 1960 anno de La dolce vita e di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti per il quale scrive una partitura complessa e articolata con evidenti riferimenti alla musica popolare del meridione. I lavori da citare anche in ambito accademico sono veramente numerosi.
Solo nel 1963 troviamo capolavori come Il gattopardo di Visconti e Otto e mezzo di Fellini.

(continua…)

Si ringrazia per il contributo il Maestro Paolo Quilichini e Massimo Privitera di Colonne Sonore.





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