SANREMO 2012/ Paolo Giordano: Gigi D’Alessio e un’eliminazione che potrebbe valere la vittoria

- int. Paolo Giordano

Festival di Sanremo 2012, atto secondo. Dopo un esordio più che burrascoso il sipario del Teatro Ariston si è aperto di nuovo all’insegna della tradizione e della normalità. PAOLO GIORDANO

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Sanremo 2012: Gigi D'Alessio e Loredana Bertè (Infophoto)

Festival di Sanremo 2012, atto secondo. Dopo un esordio più che burrascoso con Celentano a sparlare di Chiesa e Corte Costituzionale, dopo gli insulti ad Aldo Grasso, il guasto tecnico che ha negato il voto ai giurati, l’infortunio della modella ceca e il conseguente commissariamento del Festivalone deciso da Mamma Rai, il sipario del Teatro Ariston si è aperto di nuovo all’insegna della tradizione e della normalità.  
IlSussidiario.net ha chiesto un commento a caldo a Paolo Giordano de Il Giornale.
La seconda serata ha risollevato un Festival a rischio fallimento? «Direi di sì. Sanremo è tornato nella sua dimensione naturale, a essere cioè una fiera della canzone popolare. E senza dubbio questa sera, attraverso le canzoni, è emersa in qualche modo una radiografia dell’Italia. All’appello forse manca il rock, ma questo è dovuto alla delusione Marlene Kuntz». Cosa intende dire? «Io stesso gli avevo dato 4 nelle pagelle de Il Giornale. Non solo per la debolezza del brano, ma soprattutto per la loro storia. C’è una contraddizione evidente. Se per vent’anni sei stato orgogliosamente alternativo e poi finisci sul palco che hai criticato per anni il dubbio viene: ma alternativo a chi?». Un’eliminazione meritata quindi secondo lei? E delle altre cosa ne pensa? «Devo dire che sono state scelte piuttosto sorprendenti. Al di là dei Marlene, le altre canzoni eliminate (Carone-Dalla, D’Alessio-Bertè e Irene Fornaciari ndr) in sala stampa erano considerate  le migliori in un’ottica festivaleria». Lei chi avrebbe eliminato? «Dolcenera, Nina Zilli, Chiara Civello e Marlene Kuntz. Anche se quando si parla di musica popolare ognuno la vede a suo modo ed è un po’ come fare l’allenatore della Nazionale…». Chi sono i favoriti secondo lei dopo due sere di Festival? «Se dovessi rispondere nella veste dell’appassionato di musica leggera direi Emma, Renga o Carone. Da conoscitore di Sanremo invece dico Gigi D’Alessio». Crede nel ripescaggio e nel suo rilancio? «Nessuno ha la sfera di cristallo, ma potrebbe scattare il soccorso a chi è stato “ingiustamente escluso”. Non sarebbe una novità. Il ritornello di D’Alessio-Bertè poi è il più facile di tutti, rimane in testa dopo il primo ascolto e potrebbe andare benissimo sulle spiagge di tutta Italia, soprattutto nella versione remixata di Fargetta, che sarà qui fra qualche sera». 

Possiamo dire che a questo Sanremo è passato il torcicollo ed è fuori pericolo o c’è ancora il rischio che piova qualche nuova bomba di Celentano? «Con il Molleggiato nei paraggi il rischio cannibalizzazione è ancora vivo. Nella prima serata Celentano si è mangiato il Festival, nella seconda, grazie alla sua assenza, tutto si è risolto. Staremo a vedere, anche se, conoscendo il personaggio, dubito che sia finita qui…».



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