ERMAL META/ Sanremo 2017, l’intervista: “Imparare a disobbedire è molto importante” (esclusiva)

- Angelo Oliva

Ermal Meta, un terzo posto a Sanremo 2017 che suona un po’ come una rinvincita. Abbiamo incontrato Ermal Meta e ci ha spiegato il senso della sua canzone. di ANGELO OLIVA

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Ermal Meta - Sanremo 2017

Alla 67esima edizione del Festival di Sanremo. Lui autore, produttore, poli-strumentista, cantante ed ex front man de La Fame Di Camilla sorprende e raggiunge anche quest’anno un grande traguardo. Lui che si è confrontato in passato con artisti del calibro di Stereophonics, Cranberries ed Aerosmith, riesce con il suo progetto a scalare di nuovo l’Ariston e il gradimento del pubblico e della critica. Come autore di canzoni le sue parole e le sue musiche hanno raggiunto milioni di persone attraverso le voci di Marco Mengoni, Francesco Renga, Emma Marrone, Annalisa Scarrone, Chiara Galiazzo, Patty Pravo, Clementino, Francesco Sarcina, Lorenzo Fragola, Elodie e molti altri. Lo incontriamo a poche ore dal meritato terzo posto.

Complimenti per il brano e per il risultato. l’anno scorso forse eri passato un pochino in sordina. Una rivincita?

Non saprei. Lo scorso anno è stato intenso e produttivo. In realtà non posso parlare di rivincita, non è nelle mie corde. Parlo della canzone. Si pensa parli di violenza. In realtà questa canzone non parla di violenza. La violenza è soltanto la fionda, il sasso che dovrebbe colpire. Almeno per il mio modo di vedere la cosa è il messaggio che ha dentro: cioè la disobbedienza.

In che senso?

Imparare a disobbedire è molto importante perché la disobbedienza deriva dalla cultura e disobbediscono quelli che usano la propria testa. Quindi imparare che la disobbedienza è un martello molto forte, può aprire dei varchi verso una vita più felice. Dire di no a tutto quello che mette a repentaglio uno stato d’animo, lineare e sereno. Vietato morire vuol dire tante cose. Ci sono molte forme per essere annientati e bisogna riconoscere qual è il momento giusto per dire no ma la verità è che il momento giusto non è poi adesso ora subito perché è urgente è necessario prego

Tu sei uno dei pochi autori giovane di talento. Sei stato paragonato a Francesco De Gregori. Come nascono le tue canzoni, i tuoi testi?

Francesco De Gregori? Sono lusingato. Lui è un mito. Comunque non ho un metodo. Sono fondamentalmente disobbediente da sempre, nel DNA. Cerco di scrivere da ispirato perché altrimenti non mi viene. Quando ho qualcosa da dire cerco di dirla, ovunque io mi trovi. Prendo degli appunti e scrivo qualcosa. Strimpello una chitarra, altrimenti sto zitto. Il mondo è pieno di parole inutili, non voglio aggiungerne altre quando non ho niente da dire.

 

Se il cinema ti dovesse “attraversare” la strada, con quale regista vorresti lavorare?

Uno che mi piace molto sarebbe Ferzan Ozpetek. Sarebbe bello. Anche Fausto Brizzi ha una visione, un occhio che gradisco. Non sono un grande esperto di cinema e non lo voglio neanche diventare. Mi colpiscono le storie e nel mio piccolo quello che faccio è creare delle piccole colonne sonore. Quello che mi mi ispira di più sono i libri. I libri sono pieni di storie e queste storie hanno un sacco di colonne sonore che nessuno ha scritto proprio per il fatto che sono su carta. Cerco di immaginarmi delle colonne sonore su quelle storie ed è così che molto spesso scrivo le mie canzoni. Probabilmente sono un po’ cinematografico senza accorgermene, ma non so fino a che punto.

 

Cosa ci dobbiamo aspettare da Ermal Meta adesso?

Ho un disco, una vittoria e dei concerto da organizzare. Vorrei raccontare la mia musica, come so fare.

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