LA COMPAGNIA DEL CIGNO/ Il mondo della Classica si scaglia contro la fiction: ecco perché sbaglia

- Pietro Blumetti

La fiction La compagnia del cigno non piace ai dirigenti dei conservatori

la compagnia del cigno
La compagnia del cigno - Foto Facebook

È arrivata su Rai Uno  “La Compagnia del Cigno”, la nuova serie televisiva di Ivan Cotroneo che ha per protagonisti sette adolescenti e la loro comune passione per musica “Classica”; sì, proprio quella misteriosa “roba pallosissima ed incomprensibile”, assolutamente sconosciuta al 99 % degli italiani.

Una “Compagnia” ancora più particolare in quanto interpretata in massima parte non da attori ma da ragazzi che veramente hanno studiato o studiano musica nei Conservatori italiani.

Eccoli: Matteo (Leonardo Mazzarotto), violinista! Di Amatrice, profondamente segnato dal terremoto del 2016 che gli ha tolto la madre, vivrà ospitato a casa di suo zio Daniele (Alessandro Roja). Barbara (Fotinì Peluso), Pianista e fagottista! Oltre a studiare Musica al Conservatorio frequenta il Liceo Classico; vive oppressa dalle responsabilità causate da una madre che la costringe a puntare ad affermarsi sempre come la migliore; giungendo a mentire per apparire tale. Domenico (Emanuele Misuraca), Pianista! è il più ricco di talento, stringe subito amicizia con Matteo; naturalmente finiranno per esser rivali in amore. Sara (Hildegard De Stefano), violinista! E’ ipovedente, pur non suonando nell’orchestra è inserita nel gruppo per volontà del terribile prof. Marioni con lo scopo di aiutare Matteo ad integrarsi. Sotto l’apparente e disinvolta sicurezza nasconde anch’essa fragilità comuni ai suoi compagni. Roberto (Ario Nikolaus Sgroi), oboista !  Roberto, detto Robbo, appena sedicenne, si trova nella drammatica situazione di affrontare, insieme alla sua piccola sorella, la crisi coniugale dei suoi genitori. Sofia (Chiara Pia Aurora), violoncellista! Ha un difficile rapporto con il suo corpo a causa del suo peso, il suo incubo da bambina; è innamorata di Matteo. Rosario (Francesco Tozzi), percussionista! Fiorentino, ragazzo brillante; dato in affidamento a una coppia milanese mentre la madre Antonia è in comunità in Toscana a disintossicarsi.
Figura centrale intorno alla quale ruota la vita di questi ragazzi è il loro Direttore d’Orchestra, il Professor Luca Marioni (Alessio Boni), soprannominato “il Bastardo”; personaggio misterioso, la cui famiglia è stata distrutta da un terribile lutto, si porta dentro il senso di colpa per aver portato un suo allievo (Giacomo, interpretato da Michele Bravi) all’esaurimento nervoso; è il severissimo cultore della più rigorosa disciplina al servizio della Musica.
Anche la sua ex compagna (Irene, Anna Valle) ha cambiato vita a causa di un evento tragico, abbandonando la docenza in Conservatorio per trasferirsi a Como e lavorare come commessa; ma la sua storia con il prof. Marioni non si interromperà.
Sono questi dunque gli assoluti protagonisti di questa nuova serie televisiva, il cui bel titolo “La Compagnia del Cigno” potrebbe, con un po’ di fantasia, arrivare ad evocare (oltre e più che il nostro meraviglioso Giuseppe Verdi) la celebre “Compagnia dell’Anello” di Tolkien. Se non altro perché tali ragazzi, armati solo della loro intelligenza e dell’amore per la bellezza espressa dalla loro complessa musica, con il solo esempio delle loro vite sembrano anch’essi chiamati a combattere “il male”; quello espresso dall’assoluto degrado sociale e culturale della società in cui si trovano costretti a vivere, dominata da una devastante onnipresente superficialità ed apparenza.
E, continuando a seguire tale pindarico suggerimento offerto dal titolo, potrebbe allora non essere azzardato, se non giusto, osservare dalla stessa prospettiva anche la figura del “terribile” professor Marioni (il loro “schizzato”  Direttore d’Orchestra, interpretato da uno splendido Alessio Boni), considerandola dunque non come quella di un “folle musicista squilibrato” ma come espressione e testimonianza disperata di chi, ormai allo stremo delle forze, provi ancora a difendere il senso ed il valore dell’Arte; consapevole del fatto che la sua assoluta bellezza non debba ulteriormente esser calpestata, ma possa tornare ad esser salvaguardata e percepita compiutamente solo ripristinando il rispetto per il suo studio profondo; svolto con infinita pazienza ed umiltà, alla continua scoperta dei segreti nascosti all’interno della sua affascinante e misteriosa complessità.

Tanto basterebbe eccome per considerare positivo un simile progetto e “coraggioso” l’aver scommesso su una produzione che la Rai ha addirittura destinato al suo principale canale, in prima serata. Dopo la trasmissione dei primi 4 episodi si può già affermare si sia trattato di una scommessa vinta: è stato di gran lunga il programma più visto; milioni di italiani hanno scelto di seguire le vicende di questi normali “bravi ragazzi”.
Tra questi milioni, come era prevedibile, l’esigua minoranza costituita dalla quasi totalità dei musicisti e dei Docenti di musica “Classica” italiani ha gridato allo scandalo, denunciando pubblicamente la gravità e la pericolosità di una tale falsa e grottesca rappresentazione del “loro mondo”!   

Eppure si tratta di persone che dovrebbero perfettamente sapere come ormai, provando ad insegnare ancora la musica (nei Conservatori, nelle scuole Medie ad Indirizzo musicale, nei Licei Musicali, negli Istituiti musicali privati) si sopravviva da anni in assoluta difficoltà; e  non certo solo a causa del fatto che ci si ritrovi a lavorare in Istituzioni sempre più “ghettizzate” e completamente avulse dal generale contesto sociale, in cui da tempo è stato cancellato anche il ricordo di cosa la Musica sia, del suo senso e del suo reale valore.

Addirittura un Conservatorio ha già scritto una formale Lettera di protesta, nella quale “…prende opportunamente distanza dal Film. …una mediocre parodia, …una caricatura di ciò che è la reale vita degli studenti e dei docenti nei Conservatori di Musica. …. ritiene che il Servizio Pubblico non dovrebbe spendere soldi pubblici per diffondere false credenze, autentiche contraffazioni della realtà, stereotipi del tutto irreali riguardanti le figure degli studenti e dei docenti di musica. Il denaro pubblico utilizzato per produrre e trasmettere un telefilm così completamente inadeguato sarebbe stato meglio impiegato per mettere in sicurezza le numerosissime sedi fuori norma, se non pericolanti, dei Conservatori del nostro Paese”.

Bene, pur immaginando i tanti motivi che abbiano suscitato tale generale levata di scudi all’interno della Categoria dei musicisti italiani (…da sempre compatti, determinati e tempestivi nel combattere le battaglie più importanti!) ritengo tale sollevazione a difesa della Cultura musicale così gravemente minacciata oltre che ingiustificata, in realtà completamente insensata.
Spero mi si perdonerà il precedente sarcasmo, generato e giustificato dalla consapevolezza dell’assurdità di una tale mobilitazione; soprattutto in virtù del fatto che proprio coloro che oggi si scagliano scandalizzati contro tale serie, preoccupati per i danni che causerebbe al loro lavoro e a quello dei loro alunni, sono rimasti per moltissimi anni in assoluto silenzio, subendo (quando non divenendo in parte complici) i continui reali e devastanti durissimi colpi sferrati alla Cultura musicale da una devastante azione Politica; azione portata avanti attraverso una pessima normativa, che ha calpestato il senso di quella che doveva essere la fondamentale Riforma degli Studi musicali, e che in soli due decenni ha terribilmente svilito quelle Istituzioni che avrebbero avuto il compito di tutelare e diffondere la Cultura musicale nelle future generazioni.
Silenzio assoluto davanti alla rozza pseudo Riforma dei Conservatori, sviliti e ben lontani dall’esser divenuti Istituzioni di livello esclusivamente universitario (…nei quali ancora si insegna a ragazzini delle scuole Medie e dei Licei!); istituti abbandonati nella più pericolosa e caotica Autonomia, a causa della quale ogni Conservatorio, alla penosa disperata ricerca di alunni, è arrivato a inventarsi imbarazzanti Corsi Accademici che garantiscono il conseguimento di altrettanto imbarazzanti “Lauree” in Musica Pop e Rock.

Silenzio assoluto sia davanti alla ridicola istituzione dei Licei Musicali (avvenuta in numero talmente ridotto dall’esser assolutamente priva di senso nel quadro della Riforma degli Studi musicali) che davanti alla loro ancora più indegna gestione (disposta da una normativa sostanzialmente “illegale”, che li ha resi luoghi dove è in realtà impossibile per un ragazzo studiare la Musica con un minimo di serietà e profitto).
Silenzio assoluto davanti all’abbandono in cui giace da anni l’Indirizzo Musicale nella Scuola Media (l’unico rivoluzionario meraviglioso frutto della Riforma degli Studi musicali, che ha permesso a decine di migliaia di ragazzi di poter studiare nella scuola pubblica uno strumento musicale), che attende da troppo tempo di esser finalmente più compiutamente disciplinato da un nuovo Decreto Ministeriale.
Dunque, anche solo considerando come in tutti questi anni siano stati lasciati passare senza il pur minimo pubblico dissenso i gravissimi attacchi alla musica causati da quanto sopra accennato (…e ci sarebbe purtroppo di più e di peggio da denunciare), temere che la Cultura musicale in Italia (laddove ancora sopravviva) possa venir minimamente svilita a causa di tale serie (che comunque è una “fiction”, una finzione) e quindi scagliarsi pubblicamente contro di essa con tale astioso livore non può non risultare privo di senso, quando non assurdo e ridicolo.
In realtà, tornando a privilegiare quell’“eroica” prospettiva inizialmente indicata, se ne potrà invece cogliere il senso, apprezzandola in primis per la sua coraggiosa novità: finalmente milioni di italiani hanno potuto vedere e ascoltare strumenti da troppi anni dimenticati o mai visti!
Solo per questo tutti i musicisti che ancora provano a lavorare seriamente con i nostri ragazzi (sempre di più continuamente distratti da un irresistibile “altro”), tentando tenacemente di insegnare la bellezza espressa dalla complessa Musica “Colta”, dovrebbero esser soddisfatti per la realizzazione di un tale film; ringraziando tutti coloro che abbiano contribuito alla sua realizzazione.
Perché è un Film che porterà milioni di persone a immedesimarsi e vivere la vita di tali “normali” ragazzi, per i quali la Musica è la protagonista assoluta, un’ amica sincera e meravigliosa, pronta sempre ad aiutare e sostenere tutti i componenti della “Compagnia”, anche nei momenti più difficili.
La verità è che, nonostante tutte le critiche che si potranno certamente fare alla recitazione, alla sceneggiatura, allo stile dei dialoghi e delle situazioni spesso grottesche, inverosimili e caricaturali (una caricatura peraltro evidente, che non potrà certo ingannare nessuno; essendo oggi tutti pienamente consapevoli di come siano radicalmente cambiate le forme di “rispetto” verso il Sapere e chi ne dovrebbe esser espressione), tali critiche non potranno comunque cambiare il senso del pensiero fin qui espresso su tale Film:  in un paese in cui la Cultura musicale è da molti anni precipitata ed abbandonata in uno stato di degrado assoluto in una Serie destinata al grande pubblico (12 Episodi su Rai 1 in prima serata !)  la Musica Classica non solo appare al centro della vita dei protagonisti (normali “ragazzi seri”, quelli che spesso soffrono nella scuola e nella società un terribile isolamento, ancora idiotamente etichettati come “sfigati”) e di quella del loro Direttore d’Orchestra (cultore e tutore della sacra Bellezza di cui la Musica è portatrice), ma della Musica viene celebrata l’assoluta importanza ed il suo meraviglioso valore. La Musica viene dunque “sponsorizzata” come qualcosa che da molti anni, in primis nelle Istituzioni che dovrebbero tutelarla e insegnarla, non è più.
Ogni musicista “Colto”, superando le proprie comprensibili iniziali reazioni, dovrebbe elogiare tale anacronistica (e per alcuni aspetti certamente anche eccessiva e stereotipata) rappresentazione della Musica “Classica” e di come il suo studio appaia svolto nei nostri Conservatori: consapevole di come la Cultura musicale e tutti i musicisti che ne dovrebbero essere espressione, se si fosse scelto di rappresentarli nello stato di degrado in cui realmente si trovano, ne sarebbero usciti molto peggio.
Ecco, magari una prossima nuova Serie sul tema potrebbe esser rivolta a testimoniare e denunciare tale drammatica realtà; serie anch’essa di assoluto interesse, ma per la quale il termine “fiction” risulterebbe decisamente inadeguato.

                

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