SANREMO 2013/ Daniele Silvestri: non sono un sex symbol, se mai un comunista

- La Redazione

In una intervista con l’Ansa da Sanremo, Daniele Silvestri parla del festival, del contenuto delle canzoni, di politica e di chi lo definisce un sex symbol

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Daniele Silvestri

Daniele Silvestri parlando con un giornalista dell’Ansa ha rilasciato le sue opinioni sul festival sanremese a cui sta prendendo parte. Un festival che qualcuno ha definito da concerto del primo maggio e dunque di sinistra. Non è d’accordo il cantante che ritiene etichette come quella di comunista a lui rivolta ormai superate dalla realtà, ma che comunque non gli dispiace essere definito tale. Anche il festival secondo lui non ha senso a essere definito di sinsitra anche per via della coppia Littizzetto e Fazio, perché ci sono cantanti di tutti i tipi, piuttosto i contenuti  generali delle canzoni sono forti e complessi, il che, dice, è un bene. Nella sua canzone ad esempio c’è un riferimento a Che Guevara, la cosa divertente spiega è che lo può capire solo chi conosce il linguaggio dei sordomuti. Sul palco dietro a lui infatti c’è Renato Vicini, consigliere dell’associazione degli interpreti per persone sorde, che riprende con i gesti delle mani il testo della canzone. Ma proprio nel punto in cui Silvestri si limita a “mugugnare” senza dire parole, Vicini esprime con i suoi gesti queste parole: ”A bocca chiusa le idee vanno avanti lo stesso “. Una frase ispirata a un aforisma dello scomparso leader cubano che dice che silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi. Una frase, spiega, che Vicini ha deciso di esprimere di sua iniziativa. Tornando al festival, Daniele Silvestri spiega come il grande numero di ascoltatori dimostra che alla gente piace:  ”Sorprende che ogni volta si scopre che la tv intelligente premia in termini di audience, come quando lo stesso Fazio e Saviano fecero la prima delle loro trasmissioni, costruita su contenuti e ritmi che sembravano contrari alla logica che vuole tutto iper rapido consumabile e consumato. La gente apprezza. La gente, del resto  siamo tutti noi. Sono convinto che paghi sempre affrontare le cose con più profondità”. 

Infine smentisce del tutto l’etichetta di sex symbol che qualcuno gli ha messo addosso: ”Credo che sia un equivoco in corso saranno state le luci o forse il regista del festival troppo bravo. C’è un equivoco in corso, ma durerà poco, ne sono certo”.



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