Mutuo a tasso variabile/ Per la prima volta più caro di quello fisso: conviene ancora

- Maria Melania Barone

Mutuo a tasso variabile, gli indici vanno verso il 3% sia per il fisso che per il variabile, ma al netto il variabile costa di più: conviene ancora sceglierlo?

Mutuo con cap Mutuo (Foto da Pixabay)

Come sappiamo l’inflazione ha reso necessaria la rivalutazione dei tassi di interesse di riferimento per i mutui, parliamo dell’Euribor e dell’Eurirs. Per la prima volta nel 2023, a parità di spread, il tasso variabile risulta più caro del tasso fisso. Una situazione letteralmente opposta rispetto a quella che si era delineata soltanto sei mesi fa. Ma conviene davvero stipulare un contratto di mutuo a tasso fisso? O forse conviene ancora quello variabile guardando la prospettiva di medio termine?

Mutuo a tasso variabile: oggi costa più del fisso

Come oggi sottolinea anche il Sole 24 Ore i mutui a tasso variabile sono oggi ad un record storico, hanno superato il tasso fisso pure a parità di spread, è una situazione che non si presentava dal 2008.

Ma quanto vale un tasso variabile oggi? La Banca Centrale Europea ha mantenuto il polso duro nei confronti dell’inflazione dovendo alzare necessariamente di 50 punti base i tassi di interesse anche nel meeting di febbraio, ciò ha costretto a rivalutare i mutui anche per il mese di marzo.

L’Euribor a tre mesi, oggi viaggia 2,57% e dovrebbero aggiungere la soglia del 3% allineandosi al tasso sui depositi della BCE dopo il meeting di marzo. Si tratta di una soglia che non si vedeva da quattordici anni, e se la situazione la dovessimo confrontare con l’anno scorso, dove invece si aveva un tasso negativo di -0,5%, capiremo che la stagione appena trascorsa è ormai superata e non la rivedremo per molti anni ancora.

L’Euribor a tre mesi è più alto rispetto all’Eurirs di 30 anni e cioè è fermo al 2,37%.

Mutuo a tasso variabile: sceglierlo potrebbe essere vantaggioso?

La situazione attuale il tasso variabile potrebbe costare più del fisso e si tratterebbe di una situazione che non si riproponeva dal 2008. Ma con la recessione alle porte, i tassi a breve potrebbero comunque essere tagliati dalle banche centrali per andare a sostenere un’economia in difficoltà quindi chi ha fatto questo ragionamento nel 2008 scegliendo il tasso variabile che, anche allora costava più del fisso, ha avuto ragione. Perché dunque non rifare lo stesso ragionamento ancora oggi? Del resto le stime di crescita per l’Italia sono considerate ancora in bilico almeno per tutto il primo semestre del 2023, ma comunque l’inflazione è prevista in discesa, sia chiaro, sarà sempre superiore al 6%, ma comunque inferiore rispetto all’anno scorso.
Quindi questo determinerà una diminuzione fisiologica di tasti l’interesse della banca centrale, ma simultaneamente anche un taglio per i tassi a breve con la recessione in arrivo, certificata anche dal Fondo monetario Internazionale e dal suo ultimo report pubblicato.

Sia chiaro, scegliere il tasso variabile è comunque una scelta coraggiosa perché bisognerebbe incagliarsi in un 4%, almeno è quello che si prevede per il prossimo futuro, ma con la speranza di vederlo scendere successivamente anche del 70%.

Naturalmente se dovesse arrivare un cigno nero e quindi una nuova ventata di inflazione in stile anni 70 la situazione potrebbe però precipitare anche per coloro che hanno scelto un tasso variabile. Questa è una situazione da considerare anche in vista della nuova normativa introdotta nella legge di bilancio approvata il 28 dicembre 2022 che consente a tutte le persone che non sono in ritardo con i pagamenti delle rate di mutuo di poter effettuare un passaggio più semplice dal tasso fisso a quello variabile e viceversa.







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