“‘Ndrangheta voleva uccidere figlio Gratteri”/ Boss: “Non l’avrebbero sparato ma…”

- Dario D'Angelo

Le dichiarazioni del boss pentito Antonio Cataldo: i clan di ‘ndrangheta volevano uccidere il figlio di Nicola Gratteri. Il piano risalirebbe al 2013…

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Nicola Gratteri (LaPresse)

I clan di ‘ndrangheta volevano uccidere il figlio del procuratore Nicola Gratteri. Lo ha rivelato Antonio Cataldo, 57 anni, esponente di spicco della ‘ndrangheta della Locride, da poco pentito, nell’ambito della collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. La notizia che lo “sgarrista”, dopo anni trascorsi a fare il confidente dei Carabinieri, ha definitivamente “saltato il fosso”, come si suol dire in gergo, è stata pubblicata oggi da La Gazzetta del Sud. A destare interesse, soprattutto, le dichiarazioni rilasciate a Locri, nell’ambito del maxiprocesso “Riscatto-Mille e una notte“, messe nero su bianco su due verbali redatti il 20 e il 28 luglio scorsi e depositati dal sostituto procuratore della Dda Giovanni Calamita. Nei documenti pieni di omissis che la procura ha messo a disposizione degli avvocati, come riportato da La Repubblica, arriva la conferma che i clan avevano messo nel mirino uno dei figli di Gratteri.

“LA ‘NDRANGHETA VOLEVA UCCIDERE IL FIGLIO DI GRATTERI”

Specifico” – dice Antonio Cataldo al pm Calamita che lo interroga – che non volevano spararlo ma che lo avrebbero investito con una macchina“. Questo quanto si legge nei verbali del neo-collaboratore di giustizia, che al processo Riscatto potrebbe testimoniare per la prima volta nelle vesti di pentito. Ma da dove avrebbe appreso, Cataldo, l’esistenza di un piano per uccidere il figlio di Gratteri? A riferirglielo, secondo quanto raccontato ai magistrati dal diretto interessato, sarebbe stato un altro esponente dei clan di Locri, Guido Brusaferri, che era detenuto insieme a lui. “Eravamo al passeggio, all’aria insieme” dice Cataldo. I clan – spiega- si erano allarmati quando il nome di Gratteri era emerso come uno dei papabili nel totonomi per occupare la casella di ministro della Giustizia. Il piano, dunque, dovrebbe risalire all’epoca della nascita del governo Renzi nel 2013. “Loro – dice Cataldo riferendosi alle cosche – temevano delle… dei processi… e leggi più ferree“. Come più volte dichiarato dallo stesso Gratteri, dopo dopo l’incontro tra Renzi e l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la nomina di Gratteri a via Arenula sfumò.



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