Nell’estasi o nel fango, Michele Zarrillo/ Testo: significato canzone e analisi (Sanremo 2020)

- Paolo Vites

Nell’estasi o nel fango, analisi del testo della canzone di Michele Zarrillo e significato. Restare in piedi nonostante tutto, nell’estasi di un abbraccio o nel fango che ti inghiotte

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Michele Zarrillo

Zarrillo è un veterano del Festival con all’attivo 13 partecipazioni e una vittoria nel 1987 nella categoria Nuove Proposte con “La notte dei pensieri”. “Nell’estasi o nel fango” è il titolo della canzone che Michele Zarrillo presenterà a Sanremo 2020. Anche qui, un po’ come nel caso di Masini (non a caso i due sono più o meno coetanei e non più giovanissimi) una intima riflessione sullo scorrere della vita e la perdita di tanti sogni e desideri. Quando si arriva a una certa età, si smette di credere a tutto o quasi: Non basta una promessa/ E nemmeno una risposta/ Alle parole ormai non credo quasi più/ Ho voglia di spezzare il mio silenzio/ Ritrovare un po’ di pace/ E il coraggio che non c’è. E’ un dialogo immaginario con un amico che vive la stessa sensazione di fallimento, o magari è un dialogo con se stessi, stratagemma che si usa spesso nelle canzoni: E il coraggio che non c’è/ Amico ti capisco/ Questo sguardo lo conosco/ Anche tu sei stanco proprio come me/ Sei stanco di cercare una ragione/ Ed immagini un abbraccio/ Che non ti ferisca più, mai più.

Nell’estasi o nel fango, Michele Zarrillo. L’invito a restare sempre in piedi

Un abbraccio, ecco. Secondo studi medici e psicologici, un abbraccio è la cosa che vale di più. In fondo non ci sarebbe bisogno di studi medici, la capiamo tutti la  bellezza di un abbraccio, ci perdiamo in quella sensazione di accoglienza. Ma c’è di più. Nella nostra società il contatto fisico è ridotto al minimo: lentamente ci siamo disabituati a toccare ed essere toccati. Al contrario, diversi studi hanno dimostrato l’importanza degli abbracci, non solo per lo sviluppo dell’autostima dei bambini, bensì come terapia anti-ansia, capace di influire positivamente sull’umore e aumentare il senso di sicurezza di cui ha bisogno ognuno di noi. Un team di ricerca appartenente alla School of Medicine dell’Università della California, San Diego, ha sottolineato che esperienze piacevoli collegato al tatto, quale l’abbraccio, provocano una risposta positiva da parte dell’organismo. Qualche anno fa un gruppo di giovani in America si metteva per strada a offrire ai passanti un abbraccio, fu una bella idea che purtroppo sparì quasi subito. Carrillo, riprendendo la sua canzone, dichiara la volontà di resistere, di rimanere in piedi che sia l’estasi dell’abbraccio o il fango in cui sprofondiamo nella vita di tutti i giorni: Sto qui come vedi/ Io resto ancora in piedi/ Sia nell’estasi o nel fango/ Non mi importa/ Quanta forza servirà/ Navigherò in mare aperto/ In capo al mondo/ Fino a quando lo vorrai anche tu. Nonostante tutto, si va avanti: Ho voglia di guardarti dritto in faccia/ Dirti tutto e di parlarti come non ho fatto mai/ E vivere ogni istante con chi adesso è più importante/ Farmi avanti non tornare indietro più.



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