BANKITALIA/ Una privatizzazione che “incatena” l’Italia all’euro

- Gianfranco D'Atri

Il Governo ha alla fine posto la questione di fiducia sulla legge che trasforma in una effettiva società privata e di mercato Banca d’Italia. Il commento di GIANFRANCO D’ATRI

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Ignazio Visco (Infophoto)

Il Governo ha alla fine posto la questione di fiducia sul DL che trasforma in una effettiva società privata e di mercato Banca d’Italia. La seduta ha visto la strenua battaglia di un gruppo di deputati 5stelle che, non avendo potuto portare in discussione gli argomenti di critica alle norme, ha tentato almeno di far conoscere al vasto pubblico il problema. Finalmente, almeno, qualche notizia sulla grave manovra di cessione di sovranità e di patrimonio pubblico comincia ad apparire anche sugli altri organi d’informazione (evidentemente meno liberi de ilsussidiario.net, che da tempo ha dato spazio alle voci critiche).

I motivi giuridici e sostanziali che inducono a definire l’operazione truffaldina sono stati ben descritti su queste pagine da Mario Esposito nei giorni scorsi. E comunque vari interventi in precedenza avevano portato l’attenzione su come i provvedimenti adottati mirassero a sottrarre sia il patrimonio (in particolare l’oro), sia i poteri di controllo (sui flussi finanziari e sulle banche) al legittimo proprietario (il popolo italiano). Che si tratti della più grave operazione di spoglio – quantitativamente e qualitativamente – messa in atto da questo governo è ormai acclarato e, forse, ora il campo degli oppositori – cittadini e studiosi – si è sufficientemente ampliato. Nei prossimi giorni è quindi possibile prevedere ulteriori forme di contrasto, anche in sede di verifica di costituzionalità e di conformità alle norme europee.

Lo spazio perché questo enorme e colossale abuso di potere legislativo sia quantomeno limitato negli effetti non è per ora chiuso. Resta da capire quali siano gli obiettivi reali di questa legge, che è solo il primo di una serie di passi che porteranno a un nuovo assetto di Banca d Italia, funzionale e coerente con le procedure di privatizzazione (di Poste, ad esempio) e di delega di sovranità (Cassa depositi e prestiti, a quella collegata).

Innanzitutto, il nuovo statuto, autorizzato dalla legge, legittima la proprietà privata dell’Ente, che resta solo nominalmente pubblico e, salvo la nomina del Governatore, lo Stato italiano non potrà influire sul suo funzionamento e sulla negoziazione delle quote. Banca d’Italia sarà essenzialmente indipendente dal Governo e dal Parlamento e la sua attività quindi potrà legalmente essere plasmata al volere dei poteri economici prevalenti (essenzialmente esterni all’Italia). Come ciò avverrà in dettaglio non possiamo saperlo, certo è che fra i 30/40 soggetti finanziari che diventeranno soci emergerà un gruppo ristretto, legato da un patto di sindacato – palese od occulto – che si farà portavoce nel sistema Italia dei voleri dell’Europa, finalizzati al rispetto del Fiscal compact e dei vincoli di bilancio e, in ultima analisi, ai sacrifici patrimoniali ed economici che ci verranno imposti.

Questo gruppo di controllo impedirà, avendone il diritto, ogni possibile utilizzo nell’interesse pubblico dell’oro (2500 tonnellate). Oro che resterà implicitamente a sostegno dell’euro ma senza essere di sostegno alla nostra economia, tramite qualcuno dei possibili utilizzi ipotizzati nel passato (dalla eventuale vendita all’uso quale collaterale di garanzia in operazioni di obbligazioni a basso tasso). Ed essendo privato di possibili riserve auree, lo stato (non più Stato) italiano non potrà neanche solo pensare al passaggio a una diversa valuta. Con buona pace per il proclama di referendum di Grillo e, soprattutto, per le speranze di ripresa economica.

L’Italia è troppo grande per essere “curata” dall’esterno come la Grecia. Gli italiani si curano da soli, infliggendosi ulteriori sofferenze con mezzi sofisticati: continuando a chiamare Banca d’Italia la filiale romana della Bundesbank.

P.S.: I media hanno essenzialmente taciuto la questione e, comunque, nessuna voce si è levata a difesa del provvedimento, neanche fra gli economisti e studiosi più legati al Pd (il voto di fiducia ha evitato anche il dissenso interno). Gli stessi esperti nominati da Banca d’Italia non hanno sottoscritto il documento a base del Decreto Legge. Lancerei una pubblica sfida da queste pagine: si trovi almeno un difensore d’ufficio (non dipendente dell’ufficio stampa del governo o di Banca d’Italia) che possa pubblicamente portare argomenti analitici e puntuali a favore, illustrando i vantaggi che ne deriverebbero.

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