Nicola Rossi: “Idea di salario minimo errata”/ “Non considera differenze, Sud penalizzato”

- Chiara Ferrara

L'economista Nicola Rossi commenta la proposta del salario minimo: "È un'idea errata, non considera le differenze del nostro Paese e penalizza il Sud"

nicola rossi (La7)

L’economista Nicola Rossi, in una intervista a Il Giornale, ha commentato l’idea di introdurre il salario minimo: “Chi ha avanzato la proposta sostiene che si tratti di una modalità per affrontare il tema dei salari bassi. Credo che sia una prospettiva errata. Il tema dei livelli salariali è, nella sostanza, il tema della produttività”, ha premesso. “Se si vuole che i nostri salari si avvicinino a quelli di altri Paesi è necessario domandarsi, prima, perché la nostra produttività arranca e, poi, comportarsi di conseguenza”.

La norma è già in vigore in diversi Paesi dell’Unione Europea, ma in Italia ci sono ancora dei dubbi. “È presente in tutti, tranne che nel nostro, in Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia. Spesso e volentieri, lì dove manca è perché la cultura della contrattazione fra imprese e sindacati è non solo radicata ma anche considerata un bene collettivo da non intaccare”. Il motivo per cui nel nostro Stato il salario minimo potrebbe non funzionare, secondo l’esperto, non è tuttavia soltanto questo.

Nicola Rossi: “Idea di salario minimo errata”. Il motivo

“Il salario minimo di 9 euro all’ora proposto dal centrosinistra penso sia una indicazione non coincidente con quelle europee, che parlano del 60% della retribuzione mediana. Ma soprattutto penso che non tenga conto della vita in aree diverse del Paese. Non farebbe altro che acuire i problemi di cui oggi soffre il Mezzogiorno, ovvero lavoro nero e disoccupazione”, ha spiegato l’economista Nicola Rossi. La cifra in questione, tra l’altro, è coerente solo in determinati settori, mentre in altri è radicalmente più bassa.

È per questo motivo che l’esperto è più d’accordo col centrodestra, che vuole puntare sul taglio del cuneo fiscale. “È una strada condivisibile che non intacca, come il salario minimo prima o poi farebbe, la contrattazione collettiva. Ma occorre conoscerne il costo. Circa trent’anni fa si è immaginato di separare nettamente il bilancio pubblico da quello pensionistico limitando il finanziamento pubblico alla componente assistenziale. Ho l’impressione che si stia tornando indietro con tutti i problemi che questo inevitabilmente comporterà”, ha concluso.





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