“Non zittire chi è anti-aborto”/ Vladimiro Zagrebelsky: “leggi si possono criticare”

- Niccolò Magnani

Il magistrato Vladimiro Zagrebelsky difende i manifesti di ProVita: “non si può zittire chi è contro l’aborto. Le leggi dello Stato si possono criticare in Italia”

Manifesti anti-aborto
Manifesti anti-aborto nelle città (sito ProVita & Famiglia)

VLADIMIRO ZAGREBELSKY DIFENDE PROVITA: “NON SI ZITTISCE CHI È CONTRO L’ABORTO”

Dire nel 2022 che chi critica l’aborto (anche pesantemente), tanto in Italia quanto nel mondo, è legittimato a farlo ci vuole del coraggio: se poi a dirlo è un magistrato molto apprezzato a sinistra come un’autorità costituzionale incommensurabile, ecco che il coraggio diventa quasi eroismo.

Nasce tutto da un editoriale apparso lo scorso 25 maggio su “La Stampa” a firma Vladimiro Zagrebelsky, fratello maggiore del costituzionalista Gustavo: il magistrato, giurista e giudice della Corte CEDU fino al 2010, ha preso le difese dell’associazione ProVita & Famiglia in merito ai manifesti e cartelloni apparsi a Torino e in varie città per criticare la legge sull’aborto in Italia. La levata di scudi avvenuta già in passato contro la sigla si è ripetuta, con amministrazioni, sindacati e sigle “pro-choice” di ispirazione centrosinistra schierate contro ProVita. «Non si può far tacere chi è contro l’aborto», sottolinea Zagrebelsky nel suo editoriale di denuncia sul quotidiano tutt’altro che “pro-life”, aggiungendo «invece di contrapporre argomenti, vogliono zittire chi pensa diversamente». Secondo le associazioni pro-aborto, i manifesti di ProVita & Famiglia sono offensivi di una legge dello Stato e della libertà di scelta delle donne: per questo motivo chiedono che l’autorità pubblica vieti l’affissione. Ma così facendo, spiega ancora Vladimiro Zagrebelsky, si mina il principio base di libertà di parola: «la critica delle leggi è ovviamente libertà, così come lo è la proposta di modificarle, per restringerne la portata o per allargarla».

“LE LEGGI SI POSSONO CRITICARE”: PARLA IL GIUDICE ZAGREBELSKY

Secondo il magistrato ed esperto giurista, in questo Paese è per fortuna libera anche la «propaganda diretta a non usufruire di possibilità che la legge ammette»: a Torino dunque, aggiunge Vladimiro Zagrebelsky, scritte come “Potere alle donne? Facciamole nascere” apparse sui manifesti di ProVita & Famiglia «non ha nulla di violento o offensiva».

Qualunque posizione si abbia sul tema – conclude Zagrebelsky – «in difesa della libertà di espressione e di opinione, in difesa della democrazia, c’è da sperare di non dover assistere a un atto di censura da parte dell’autorità pubblica». Non sono piaciute le posizioni di Zagrebeslky, accusato da diverse sigle e pure sui social di «fiancheggiare le posizioni medievali degli anti-aborto». L’Assessore alle Politiche Sociali e Pari Opportunità di Torino Jacopo Rosatelli ha bollato l’iniziativa di ProVita & Famiglia come «orrenda, reazionaria e anti-storica», mentre dal collettivo “Non Una Di Meno” si chiede ancora la censura di quei manifesti, invitando addirittura a imbrattare-rimuovere tali cartelloni. Ringrazia invece l’intervento del magistrato la stessa ProVita in un comunicato apparso sul sito online, a firma Jacopo Coghe: «E proprio le violenze e le censure subìte (o la minaccia di subirle) ci hanno fatto ricevere, e per questo lo ringraziamo, l’autorevole difesa – sulla prima pagina de La Stampa di oggi – del magistrato e già giudice alla Corte Europea dei Diritti Umani Vladimiro Zagrebelsky, di cui si può dire tutto fuorché la simpatia per le nostre posizioni. Parole che, al contempo,  ci fanno tanto tirare un sospiro di sollievo quanto non riducono la preoccupazione di chi è spesso attaccato violentemente per le sue opinioni».







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