Nord Corea, vietato ridere e bere per 11 giorni/ Reprimere chi urta lutto Kim Jong-il

- Niccolò Magnani

Corea del Nord, il lutto forzato per i dieci anni dalla morte di Kim Jong-il: “vietato bere e ridere per 11 giorni. Va represso chiunque non sia adeguatamente in lutto”

Morte Kim Jong-il Corea del Nord, decimo anniversario morte Kim Jong-il: cittadini obbligati al lutto (LaPresse, 2021)

No, non è un film distopico: per 11 giorni in Corea del Nord non sarà possibile per gli “schiavi” (ehm, per i cittadini) ridere o bere: il motivo è presto che detto, si celebrano i dieci anni dalla morte di Kim Jong-il, il dittatore padre di Kim Jong-un che ha governato la Nord Corea dal 1994 fino appunto al 2011.

È un lutto dunque “forzato” – come l’intera vita dei poveri abitanti nordcoreani – quello imposto dal regime comunista, con nessuna possibile di sgarrare pena la piena repressione: il concetto è molto netto e chiaro, le autorità governative hanno ordinato al pubblico di non mostrare alcun segno di felicità mentre la Corea del Nord commemora la sua morte. A raccontarlo a Radio Free Asia (RFA) un cittadino del paese al confine nord-orientale di Sinuiju: «Durante il periodo del lutto, non dobbiamo bere alcolici, ridere o dedicarci ad attività ricreative». La fonte rimasta ovviamente con identità segreta (non possiamo neanche immaginare cosa potrebbero fargli se dovessero scoprirlo) – ha anche aggiunto che per i cittadini non è permesso fare la spesa per l’intera giornata del 17 dicembre, anniversario della morte di Kim: «In passato molte persone che sono state sorprese a bere o intossicarsi durante il periodo del lutto sono state arrestate e trattate come criminali ideologici».

LA DITTATURA A ‘CIELO APERTO’

Racconta di come sono stati portati via e mai più visti: «anche se il tuo familiare muore durante il periodo del lutto, non ti è permesso gridare ad alta voce e il corpo deve essere portato fuori dopo che è finito. Le persone non possono nemmeno festeggiare i propri compleanni se rientrano nel periodo del lutto». Un’altra fonte raccolta dal “Daily Mail” – questa volta residente nella provincia di South Hwanghae, nella parte sud-occidentale della Nord Corea – racconta come la polizia abbia il compito di osservare e controllare tutte le persone che non sembrano turbate “in maniera adeguata” al lutto nazionale: «Dal primo giorno di dicembre, avranno il dovere speciale di reprimere coloro che danneggiano l’umore del lutto collettivo. È un incarico speciale di un mese per la polizia. Ho sentito che i funzionari delle forze dell’ordine non possono dormire affatto». Questa è una dittatura. Comunista. E chi ancora crede che vi possano essere “classifiche” su dittature “migliori” o “peggiori”, evidentemente, non si è mai fatto un bel viaggetto nei sobborghi di Pyongyang, di Shanghai, di Cuba e a suo tempo di Novosibirsk.





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