NORD STREAM 2/ E i venti di guerra che possono costar caro all’Europa

- Paolo Annoni

L’Europa rischia di rimanere spiazzata da quanto sta accadendo a livello geopolitico, in particolare per la fornitura di gas dalla Russia

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Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri (LaPresse)

Secondo un’esclusiva pubblicata ieri sul Wall Street Journal, l’Amministrazione Biden starebbe esaminando la questione del Nord Stream 2 e in particolare vorrebbe introdurre sanzioni contro le società attive nella costruzione del gasdotto. Due senatori, uno democratico e uno repubblicano, hanno “spiegato” che l’arrivo di questa infrastruttura in un Paese Nato mette a repentaglio tutti i membri dell’alleanza è che la costruzione del gasdotto non apre buone prospettive per la partnership tra Germania e Stati Uniti. Gli ultimi rumour e le ultime dichiarazioni si inseriscono perfettamente in una narrazione che dura da anni, eppure lo scenario attuale è molto diverso da quello di qualche mese fa sia per gli effetti del Covid sull’economia globale, sia perché dopo l’ultima visita di Borrell, il “ministro degli esteri” dell’Ue, in Russia è apparso evidente che i toni diplomatici della seconda si siano molto irrigiditi. Prima di cercare di capire come sia cambiato lo scenario è necessaria una premessa.

Settimana scorsa e per diversi giorni il 75% dell’energia elettrica prodotta in Germania, che ha speso cifre colossali in energie rinnovabili, è arrivata da fonti fossili. L’ondata di gelo e la neve hanno azzerato sia la produzione solare che quella eolica. La Germania ha tirato avanti bruciando gas, carbone e lignite con un’intensità di risorse fossili molto alta. Qualsiasi cosa si pensi del futuro delle rinnovabili emerge un dato abbastanza certo: nel breve e nel medio periodo non sono in grado di sostituire le fonti tradizionali neanche volendo sobbarcarsi costi folli per gli incentivi. Per garantire la luce, il riscaldamento e il funzionamento delle imprese le fonti fossili sono essenziali altrimenti è tutto il sistema industriale che oltre a patire i costi rischia di collassare. L’unica fonte pulita che non ha tradito, per inciso, è il nucleare, ma questo è un altro discorso.

Che la situazione sia questa è confermato dal fatto che la determinazione ad andare avanti con il Nord Stream 2 contro gli americani e qualche alleato europeo è ferrea nonostante siamo alla vigilia di un piano di investimento europeo nelle rinnovabili ingente. I tedeschi sanno che per quanto si possa investire nei prossimi anni la situazione di dipendenza dalle fonti tradizionali non cambierà in un orizzonte temporale di medio termine.

Lo scenario, dicevamo, è cambiato e il cambiamento si è reso evidente dopo la missione di Borrell in Russia. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che “la Russia è pronta a tagliare i legami con l’Unione europea”. In uno scenario “normale” la costruzione del Nord Stream 2 consentiva a entrambe le parti, la Germania e l’Unione europea e la Russia, di beneficiare “economicamente” dell’infrastruttura, ma in uno scenario in cui le relazioni si deteriorano e vengono imposte sanzioni dure i termini rischiano di mutare. Le forniture di gas stabili e a prezzo controllato sono vitali per la Germania e l’Unione europea, mentre quello che possono offrire Germania e Ue non è vitale per la Russia. In sostanza se le relazioni economiche vengono tagliate e la Russia diversifica le forniture, con grandi difficoltà e costi ovviamente, quello che rimane è la dipendenza del Vecchio continente e una “flessibilità” della Russia su prezzi e quantità di gas vendute molto più ampia. 

In un mondo “normale” fatto di leader consapevoli e attaccati alla realtà, parliamo in questo caso di quelli europei, si dovrebbe percepire il rischio, per poi passare all’azione, che si stiano affacciando possibilità che fino a due anni fa erano impensabili e che non lo sono per una controparte, magari rozza, ma molto più realista. In altri termini, ciò che preoccupa davvero è che i leader europei non riescano a pensare fuori dagli schemi di una situazione geopolitica, stabile e di pace, che ha fatto la fortuna della Germania e in un certo senso dell’Unione negli ultimi trenta anni, ma che oggi è sempre più fragile e a rischio. Nel frattempo ricompaiono sullo scenario internazionale sfide per cui l’Europa non solo non è pronta, ma che sembra non voler nemmeno prendere in considerazione con l’unica strategia di voler chiudere gli occhi e tenere la testa sotto la sabbia. 

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