FRANCIA vs GERMANIA/ La battaglia sul Nord Stream 2 e il suicidio energetico italiano

- Paolo Annoni

Tra Francia e Germania va in scena una battaglia sul Nord Stream 2 che ricorda anche le scelte suicide dell’Italia sul piano della politica estera ed energetica

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LaPresse

Lunedì il ministro degli Esteri francese ha confermato che la Francia “ha sempre avuto enormi dubbi” sulla costruzione del gasdotto Nord Stream 2 e ha poi aggiunto che una delle opzioni da considerare, in aggiunta alle sanzioni, per mettere pressione sulla Russia potrebbe riguardare proprio il Nord Stream 2. Il progetto è da anni oggetto di un’intensa e costante pressione da parte degli Stati Uniti che lamentano la dipendenza che si verrebbe a creare da parte della Germania nei confronti della Russia. Un progetto simile, il South Stream, che avrebbe dovuto costruire l’Italiana Saipem è stata fermato diversi anni fa per le stesse ragioni. La Germania ha ribadito, se mai ci fossero dei dubbi, che ha intenzione di completare il progetto.

La vicenda si sviluppa in uno scenario che negli ultimi mesi è cambiato molto. Il prezzo del gas in diverse aree del globo, inclusa l’Europa, viaggia ai massimi degli ultimi anni e in alcune ha avuto aumenti record. Dopo dieci anni di investimenti al lumicino un inverno particolarmente freddo in molte regioni dell’emisfero settentrionale ha causato questi rialzi. Oggi è quindi più chiaro quanto sia strategico poter contare non solo su una fornitura di gas “sicura” ma anche economica. Se uno Stato non riesce a garantirsi queste due condizioni succede che qualcuno dorme al freddo, che qualche impresa deve chiudere e che le altre subiscono un incremento dei costi energetici che compromette la competitività dell’intero sistema economico. È quindi una questione sensibilissima che va al cuore della sovranità “reale” di una nazione e della sopravvivenza della sua economia. 

Le rinnovabili, sempre ammesso che possano essere una risposta, non possono sostituire il gas per i prossimi, almeno, cinque/dieci anni. Si pensi solo agli enormi e irrisolti problemi dei picchi di produzione minima, perché il vento non c’è, e a quelli ambientali con migliaia e migliaia di vecchie pale eoliche, irriciclabili, sepolte in Paesi poveri per non turbare la coscienza ambientalista dei Paesi ricchi. 

La polemica tra Francia e Germania ci racconta molto. La Francia, potendo far ricorso massicciamente all’energia nucleare, e avendo “Total” e relazioni forti in Africa non ha gli stessi problemi della Germania che non ha una compagnia petrolifera e, in teoria, starebbe dismettendo il nucleare. La polemica ci racconta anche che, per l’ennesima volta, quando si arriva al cuore della sovranità nazionale l’Unione europea tendenzialmente non esiste; esattamente come per le guerre nel Mediterraneo o per l’emergenza sanitaria.

Infine, la questione ci racconta il suicidio in cui si sta producendo l’Italia. L’Italia, come sappiamo non ha il nucleare, ma avrebbe l’Eni e, in teoria, una serie di rapporti internazionali storici con Paesi produttori. Negli ultimi anni questi rapporti sono stati irrimediabilmente compromessi con una costanza invidiabile. Prima l’Italia ha compromesso i rapporti con la Russia, poi si è fatta sbattere fuori dalla Libia, poi ha compromesso quelli con l’Egitto e oggi vengono minacciati quelli con alcuni Paesi del Golfo. 

Ma per riscaldare le case degli italiani, per far girare le piccole e medie imprese e l’economia italiana serve garantirsi forniture energetiche certe a prezzi ragionevoli. I rapporti internazionali rovinati, perché ci sarebbe un dittatore, non ritornano improvvisamente perché quel Paese si ritrova con un Governo presentabile o che viene ritenuto tale. Infatti, i francesi consegnano le legioni d’onore agli stessi con cui noi litighiamo. Certi rapporti devono essere mantenuti nonostante tutto. L’Italia non è uscita dalla Nato, per esempio, perché in America c’era Trump.

Negli ultimi anni la folle politica estera italiana non ha avuto conseguenze perché il prezzo del gas era basso e perché il contesto internazionale era tranquillo. Appena però la risorsa diventa scarsa e il contesto internazionale si scalda improvvisamente cambia tutto e ognuno va per conto suo per pura sopravvivenza.

Le politiche energetiche e i rapporti internazionali non si improvvisano, ma sono frutto di sforzi e visione di lunghissimo periodo: in Italia intanto si impediscono trivellazioni a mare, si aumentano a dismisure le tasse di quelle a terra, si cancellano progetti eolici perché rovinano il panorama, mentre le centrali elettriche rovinano le montagne e così via.

Se la bolletta energetica dovesse diventare troppo cara per cittadini e imprese sarà difficile spiegare cos’è successo agli italiani. Nel frattempo i francesi si tengono strettissimi il nucleare, la Total e i rapporti nel Mediterraneo mentre i tedeschi vanno avanti con il Nord Stream 2. Gli italiani? Contribuiscono alla pace nel mondo e sperano negli aiuti dell’Europa. 

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