LETTERA/ Tea party alla grappa o Lega italo-bavarese: cosa accade nel Veneto alluvionato?

- Gianni Credit

Il Veneto alluvionato non sembra attirare troppo l’attenzione. GIANNI CREDIT spiega i rischi che possono arrivare da questo atteggiamento

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Questo fine settimana Gianni Credit si è preso una pausa, per un week-end dalle sue parti, in mezzo al Nordest. Niente più pronostici sul presidente della Consob, anche se con gli “aficionados” registriamo che “ai rigori” l’ha praticamente spuntata Luigi Vegas: quindi Giulio Tremonti ha vinto un decisivo derby politico con Gianni Letta (lo stesso giorno in cui Silvio Berlusconi ha dovuto congedare a malincuore l’ultra-lettiano Guido Bertolaso).

Niente nuove riflessioni sul “lodo Ligresti”: sul riassetto di Premafin-FonSai, che si sta rivelando un passaggio di forte discontinuità per la finanza italiana. I grandi giornali – cioè noi giornalisti economici – non ne stiamo del resto parlando molto (come, in fondo, neppure dello sblocco dell’impasse in Consob che apre seriamente la prospettiva di un altrettanto serio trasferimento della sede della Commissione a Milano).

Per una volta, siamo però in buona (cioè cattiva) compagnia con i colleghi cronisti e notisti politici. I primi stanno raccontando poco dell’alluvione (reale) che ha colpito il Veneto a cavallo di Ognissanti. Ai secondi sta sfuggendo completamente la rapida evoluzione politica della vicenda. Le piogge e le inondazioni che hanno devastato le province di Verona, Vicenza, Padova, Treviso non sono state il terremoto de L’Aquila (o, se preferite, l’emergenza rifiuti Terzigno). Ma alcune centinaia di famiglie sono rimaste senza casa, infrastrutture importanti come l’autostrada Serenissima sono rimaste bloccate per giorni, nel weekend ha piovuto ancora e i rischi sono tornati lungo decine di chilometri di corso del Bacchiglione, del Brenta, dei torrenti della Bassa veronese.

Il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, si sgola ma sui media nazionali e presso le sedi istituzionali nazionali la vicenda (quasi) non esiste: sembra quasi che alla stretta della legge di stabilità perfino il ministro Tremonti e i ministri leghisti stiano rispettando all’estremo la consegna del rigore, forse necessaria alla causa federalista (o a quella dell’Opa leghista sul Berlusconi-bis).

Accade poi così che Il Mattino di Padova (gruppo Espresso-Repubblica) apra domenica mattina a caratteri cubitali: “I primi 100mila euro li mettiamo noi”. Ed è un giornale che esprime un (ex?) elettorato tradizionalmente antagonista della Lega. Il vostro cronista (che, come sapete, lavora per un quotidiano nazionale) è stato apostrofato tre volte in due giorni: presso un giornalaio e poi in un bar di Cittadella (a nord di Padova) e poi in un ristorante di Albignasego, poco a Sud.

 

Non da vetero-talebani della Liga Veneta: da lavoratori autonomi e da operai, da gente col Suv e da capifamiglia monoreddito. "Voi scrivete delle escort di Berlusconi e delle case di Fini". Populismo qualunquista? "Tea party" alla grappa? La community del Sussidiario farà bene a seguire cosa accade oltre i fiumi ingrossati della Pianura Padana. Si eviteranno le cattive sorprese (poco importa se in edicola o alle urne) che certamente avranno altri: forse non esclusa neppure la nuova Lega "italo-bavarese".

 

Questa piccola corrispondenza finisce qui: il vostro inviato deve ripartire in fretta. Piove e due tratti della Serenissima sono tornati a rischio. 

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