FINANZA/ La “riscossa” di Padoa-Schioppa ora fa tremare Draghi

- Gianni Credit

L’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha ricevuto due incarichi internazionali molto importanti che, spiega GIANNI CREDIT, mettono a rischio la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Bce

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Tommaso Padoa-Schioppa (Foto Imagoeconomica)

In questo scorcio d’estate a Tommaso Padoa-Schioppa sono stati assegnati due incarichi internazionali tutt’altro che onorifici e solo apparentemente da addetti ai lavori.

Il primo è la presidenza della Fondazione Iasc, il vertice della governance dello Iasb, il santuario dei principi contabili internazionali (Ias-Ifrs). Nato negli anni ’70 come club di operatori attenti all’armonizzazione delle regole contabili mentre la globalizzazione finanziaria compariva all’orizzonte, oggi il sistema Iasc-Iasb è virtualmente un’authority internazionale: anzi è probabilmente una delle poche “cabine di regia” a operare già a livello sovranazionale nel dopo-crisi.

Per quanto gli Stati Uniti mantengano vitale il loro Fasb, partecipano istituzionalmente anche allo Iasb assieme a esponenti finanziari di tutti i continenti (Cina e Africa comprese). Ed è nel “board” che – sulla base degli input prevenienti da grandi gruppi, banche, mercati, autorità, revisori contabili – si matura l’esigenza di un nuovo principio contabile o di una sua interpretazione avanzata e si propongono soluzioni tecniche globali poi “vistate” dai governi.

La grande crisi ha portato drammaticamente alla ribalta anche i principi contabili e la loro ispirazione mercatista (il “fair value”, il “valore corretto” è anzitutto quello che viene indicato dai prezzi di mercato). L’applicazione integrale degli Ias-Ifrs avrebbe infatti decretato il fallimento di numerose istituzioni finanziarie, nel momento in cui il valore di molti titoli all’attivo (divenuti “illiquidi”) era precipitato a zero.

La sospensione di alcuni Ias-Ifrs è quindi stata un passaggio decisivo dopo il crack della Lehman Brothers e un simbolo della necessità di un ripensamento delle regole finanziarie esteso all’intera industria finanziaria. E lo Iasb (di cui lo Iasc di “Tps” dovrà indicare il nuovo capo entro metà 2011) è quindi destinato a diventare uno dei laboratori – non solo tecnici – dell’exit strategy. Non ha quindi sorpreso che a Londra sia stato richiamato in servizio il banchiere italiano – che aveva già brevemente presieduto lo Iasc prima di entrare nel primo comitato esecutivo della Bce.

Padoa Schioppa succede alll’ex primo ministro olandese Gerrit Zalm, mentre a metà degli anni ’90 si era alternato addirittura a Paul Volcker, ex presidente della Fed. Padoa-Schioppa è sinonimo di rigore europeo, non però pregiudizialmrente ostile alla finanza di mercato anglosassone. “Tps” tiene così lustro allo Iasc un curriculum che parla di un trentennio passato alla Banca d’Italia (fino al ruolo di vicedirettore generale) con un distacco presso l’Unione Europea come direttore generale agli affari monetari. Poi è venuta la presidenza della Consob e il mandato al vertice Bce (settennale, il più lungo dopo quello del presidente) e infine il biennio di ministro dell’Economia nell’ultimo governo Prodi.

 

Nel 2005 Padoa Schioppa era l’unico, vero concorrente di Mario Draghi per la traumatica successione ad Antonio Fazio al vertice della Banca d’Italia. L’accordo tra Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi favorì Draghi: più giovane e proveniente dalla Goldman Sachs, mentre Wall Street lanciava gli ultimi ruggiti.

 

Cinque anni dopo la Goldman ha dovuto patteggiare presso la Sec una costosa liberatoria e la riforma Obama ha di fatto condannato tutti gli eccessi del mercatismo finanziario. Eminenza grigia della Casa Bianca è oggi proprio Volcker, capo di un esclusivo “Gruppo dei 30” (composto in prevalenza banchieri centrali in servizio o in ritiro) di cui fanno parte sia Draghi che Padoa-Schioppa. Ma se il primo continua a essere un incerto candidato alla presidenza Bce, il secondo è stato nominato nei giorni scorsi “consigliere speciale” del primo ministro greco Papandreou per la ristrutturazione della finanza pubblica e del sistema bancario di Atene, dopo il quasi-default del paese, la crisi dell’euro e un difficile salvataggio pilotato dalla Germania.

 

Tps” viene quindi inviato dall’Europa tedesco-centrica come “commissario” di un paese che ha messo alla prova l’Eurozona a undici anni dalla sua nascita e che ha attirato sull’euro ripetuti tentativi di attacco speculativo. Padoa-Schioppa vola ad Atene partendo dunque da Francoforte: dove per sette anni ha condiviso – senza esitazioni o ripensamenti – la costruzione di un euro “forte”, basato su finanze pubbliche ordinate in tutti i paesi della E-17.

 

Un punto di vista non rinnegato nemmeno quando è stato al Tesoro italiano, dove non ebbe timore di affermare: “Le tasse sono bellissime”. E la pressione fiscale sarà certamente impopolare politicamente, ma è quella che rassicura la commissione Ue di Bruxelles, la Bce, la agenzie di rating e non da ultimi i mercati sottoscrittori dei titoli di Stato. “Tps” sarà quindi pure stato il superministro di un governo sostenuto anche da Rifondazione Comunista, ma il suo “essere di sinistra” non è mai stato sinonimo di alta spesa pubblica pseudo-keynesiana.

 

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La sua politica finanziaria è stata invece molto vicina a quella che il governo moderato di Angela Merkel sta imponendo da Berlino all’Europa, sotto il tiro incrociato di premi Nobel e altri “pundits” di Oltre Atlantico: tutti libero-mercatisti, “ma-anche” improvvisi sostenitori degli stimoli pubblici ai consumi per accelerare la ripresa.

 

Per questo – ma non solo per questo – l’endorsement tedesco al Tps “ministro e banchiere” accoppiato all’endorsement transatlantico al Tps “economista e vigilante” non sono un evento del tutto trascurabile. Padoa Schioppa forse non diverrà ufficialmente candidato al vertice Bce, per il quale restano in corsa il presidente della Bundesbak Axel Weber e l’italiano Draghi.

 

Ma nessuno certamente si stupirebbe se la necessità di una mediazione finale su una delle cariche strategiche in Europa facesse emergere “l’altro italiano”: quello che vive a Parigi, che dell’Eurotower conosce tutto, che ha un passaporto tedesco “ad honorem”, che non ha mai lavorato per una banca d’affari, ma che è stato presidente del comitato dei ministri del Fondo monetario intenazionale.

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