IOR/ Quella fiducia rinnovata del Papa nelle (vere) Opere di religione

- Gianni Credit

Prosegue la riforma dello IOR da parte di Papa Francesco. Ma qual è l’importanza di questo nuovo assetto nella banca vaticana? Ne parla GIANNI CREDIT a IlSussidiario.net

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San Pietro (Foto: Infophoto)

Il segretario di Stato di papa Francesco, cardinale Piero Parolin, ha parlato l’ultima volta in pubblico sabato a Rimini, celebrando la messa serale agli esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione. Subito all’inizio dell’omelia, il cardinale ha scosso gli oltre 24mila convenuti: “La fede oggi dev’essere capace di vincere le insidie della mondanità” (ancora pochi minuti prima, don Julian Carron, presidente di Cl, insisteva sui rischi di un “fare per il fare”, alienato dalla centralità di una fede personale dentro la cristianità della Chiesa). Nessuno che avesse ascoltato Parolin avrebbe potuto stupirsi quando ieri la Santa Sede ha annunciato che l’Istituto per le Opere di Religione “continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa Cattolica in tutto il mondo”, in quanto essi “assistono il Santo Padre nella sua missione di pastore universale e supportano istituzioni e individui che collaborano con lui nel suo ministero”.

La decisione del Pontefice ha risposto ai suggerimenti del nuovo segretariato per l’Economia presieduto dal cardinale australiano George Pell, chiamato con Parolin e altri porporati a rinnovare la Curia vaticana. Non mancava certo chi puntava su un esito più radicale dopo una lunga fase di ombre e travagli, che ha fatto quanto meno da sfondo alla rinuncia di Papa Benedetto. Non erano pochi i pronostici su uno scioglimento della “banca del Papa”: è noto che allo stesso Santo Padre è giunto più di un appello in questo senso, a partire dalla constatazione che “San Pietro non aveva una banca”.

La scelta finale – in attesa di una realizzazione progressiva della riforma – conferma invece un discernimento tutt’altro che superficiale e mediatico. La preoccupazione di papa Francesco si è rivelata ancora una volta essenzialmente pastorale: il problema di tutte le “opere” nella Chiesa – a cominciare da quella che promanano direttamente dalla Santa Sede, come quella dell’Istituto fondato nel 1942 – è sempre se esse sono o no “missionarie”. Non c’è contraddizione fra il Pontefice che – nell’esortazione programmatica Evangelii gaudium – addita duramente “l’idolatria del denaro” e il Papa che ridisegna lo Ior all’interno di “nuove strutture finanziarie”, sottolinea la nota vaticana. Il punto è quindi questo: lo Ior, i mezzi e le tecniche finanziarie di cui si serve, non sono un male in sé, ma devono diventare un bene se messi al servizio delle molte cause evangeliche della Chiesa. Esattamente come la rete delle nunziature oggi affidata a Parolin. Esattamente come altre istituzioni della Santa Sede che saranno interessate dal riordino: a cominciare dall’Apsa.

Quest’ultima (affidata a lungo alle cure del cardinale milanese Attilio Nicora) emerge sempre come il perno della manovra riorganizzativa della finanza vaticana. Quest’ultima – in misura non proprio banale in tempi ricostruzione del sistema bancario – tende inequivocabilmente a smontare lo Ior come “banca universale” (il modello che si è rivelato fragilissimo ai rischi sotto la pressione della globalizzazione dei mercati). Il “nuovo Ior” si concentrerà sull’attività di raccolta fiduciaria, dopo l’azione di monitoraggio capillare sui titolari e le provenienze dei conti, avviata dopo l’elezione di Francesco.

D’altro canto l’Apsa – che aveva già sviluppato competenze nella gestione degli investimenti -diventerà una centrale di “asset management” (con l’inserimento di una figura ormai nota negli ambienti finanziari milanesi: Il professor Franco Dalla Sega, aziendalista della Cattolica e membro del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo). Quindi una distinzione più netta e razionale di ruolo fra l’attività di relazione con tutti coloro che affidano allo Ior i propri risparmi o capitali e coloro che investono questi asset sui mercati assieme a quelli della Santa Sede: il tutto sotto la vigilanza dell’Aif (l’authority di supervisione finanziaria istituita già da papa Benedetto) e soprattutto lungo la direttrice di uscita dalle liste nere e grige di Moneyval, l’agenzia internazionale dell’Ocse sul fronte del riciclaggio.

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