Olga Milanese (avvocato no green pass)/ “Denunciamo all’Aja le leggi sul Covid”

- Carmine Massimo Balsamo

L’avvocato no green pass Olga Milanese ai microfoni de La Verità: “Il super green pass è qualcosa che va oltre l’apartheid”

olga milanese
Milano, corteo No Green Pass (LaPresse, 2021)

«Denunciamo all’Aja le leggi sul Covid»: questo l’annuncio di Olga Milanese ai microfoni de La Verità. L’avvocato, promotrice del Comitato referendum no green pass, si è scagliata contro il governo, spiegando che «stiamo assistendo alla progressiva destrutturazione dell’intero ordinamento: si è iniziato con il negare alcuni diritti fondamentali a tutti i cittadini, si è poi arrivati alla restituzione di quei diritti sub condicione, alla loro radicale abolizione per una categoria di cittadini, alla totale vanificazione del diritto alla privacy».

Olga Milanese ha stroncato il super green pass introdotto dall’esecutivo Draghi, reo di escludere i cittadini dalla partecipazione alla vita economica e sociale del Paese, «qualcosa che va oltre l’apartheid»: «L’apartheid ghettizzava una razza, confinandola in alcuni spazi ad hoc; in questo caso, vengono negati persino quegli spazi, ai ghettizzati viene consentito solo di lavorare e stare a casa».

OLGA MILANESE: “SUPER GREEN PASS PEGGIO DELL’APARTHEID”

«Siamo passati dallo stato d’emergenza allo stato di prevenzione», ha proseguito Olga Milanese ai microfoni de La Verità. L’avvocato ha parlato di presunzione di una catastrofe incombente, sottolineando che il rispetto della persona umana citato nella Costituzione «è stato abbondantemente superato». E per questo motivo il Comitato da lei diretto è pronto a un esposto «con cui porteremo davanti alla Corte penale internazionale dell’Aja la gestione Covid italiana». Olga Milanese ha spiegato che l’obiettivo è arrivare a un giudizio della Corte dell’Aja sulla legittimità di tutto ciò che è stato fatto dall’inizio della pandemia fino ad ora, mentre ha commentato senza mezzi termini le recenti dichiarazioni del premier Draghi sui non vaccinati («non fanno più parte della società», ndr): «È la conferma del fatto che, volutamente e impunemente, stanno segregando e discriminando una categoria di cittadini per una scelta che la legge consente loro di compiere, e per la loro volontà di rimanere fedeli al principio della libertà terapeutica. È un’ammissione pubblica di colpa».



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