Omicidio Evan/ La disperazione della nonna: “Tante denunce, nessuno ci ha ascoltato”

- Davide Giancristofaro Alberti

Omicidio Evan a Storie Italiane, in diretta su Rai Uno. La nonna paterna e la zia raccontano la loro verità: “C’erano di mezzo assistenti social e carabinieri…”

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Il caso del piccolo Evan a Storie Italiane

A Storie Italiane si torna a parlare della drammatica vicenda di Evan, il piccolo bambino ucciso di botte dal compagno della madre lo scorso mese di agosto in quel di Modica, in Sicilia. Il bimbo è stato trovato con numerose ecchimosi sul corpo, chiaro indizio di precedenti maltrattamenti e violenze sullo stesso. In diretta su Rai Uno vi è la nonna paterna della vittima, che più volte aveva denunciato quanto accadeva al nipote, ma le denunce sono restate purtroppo inascoltate fino alla morte del bimbo. Vi è inoltre un referto medico che parla chiaro, e che è arrivato all’autorità ben prima del decesso, ma la denuncia è stata presa in mano in maniera tardiva. “Ho fatto tante telefonate – le parole di Elisa, la nonna paterna di Evan a Storie Italiane – erano arrivati al punto che non mi rispondevano più e quindi il mio compagno faceva delle chiamate anonime. Non mi rispondevano, ma se telefonavano il mio compagno lo ascoltavano. Perchè non sono andata dai carabinieri? Non so rispondere a questa domanda”.

OMICIDIO EVAN, LA ZIA: “ABBIAMO FATTO DI TUTTO PER AIUTARLO”

A quel punto ha preso la parola Jessica, la zia del bimbo: “Mia mamma non è andata dai carabinieri per il semplice motivo che avevamo affidato tutto agli assistenti sociali e c’era anche un avvocato di mezzo. Abbiamo fatto di tutto per provare ad aiutare Evan, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta”. La nonna paterna è stata l’unica ad aver fatto qualcosa per provare ad aiutare Evan, ma la stessa era stata “minacciata” dalla figlia: “Se tu vai a denunciare la cosa non vedi più il nipote”. La nonna di Evan ha concluso il proprio intervento dicendo: “Io chiedevo di vedere il bimbo ma lei non me lo faceva vedere, erano mesi. Eravamo d’accordo con l’avvocato che dovevo vedere il bimbo una volta a settimana, ma non accadeva mai. Da dicembre ad aprile ho visto solamente una volta il bimbo, il giorno del vaccino. Aveva dei segni in faccia, e mi ha detto che erano ‘segni dei giocattoli’. Io volevo vedere il bambino come da accordo”.

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