Origine Covid, virologo Christian Drosten/ “Fuga da laboratorio? Ecco cosa sappiamo…”

- Silvana Palazzo

Origine Covid, parla virologo Christian Drosten che fa parte del gruppo di scienziati che si è confrontato sul tema: "Fuga da laboratorio? Una possibilità, più plausibile ipotesi naturale"

Christian Drosten virologo lapresse 2020 640x300 Il virologo tedesco Christian Drosten, direttore dell'Istituto Virologia del Charité (Foto LaPresse)

L’origine della pandemia Covid è una questione tutt’altro che chiusa. Il fatto che siano trascorsi oltre due anni senza una risposta certa non elimina gli interrogativi, ma anzi aumenta i dubbi. Il dibattito è aperto anche in Germania, dove ad esempio è in corso uno scontro a distanza tra il fisico amburghese Roland Wiesendanger e il virologo Christian Drosten, principale esperto tedesco di coronavirus. Il primo in alcune recenti interviste ha affermato che il virus Sars-CoV-2 proviene da un laboratorio di Wuhan e ha accusato il responsabile dell’Istituto di Virologia della Charité (Berlin University of Medicine) di aver deliberatamente contribuito a nascondere la tesi della “fuga” del coronavirus dal laboratorio. Il riferimento è alla vicenda del presunto insabbiamento di tale ipotesi da parte di un gruppo di scienziati, di cui fa parte Anthony Fauci.

Per Christian Drosten, intervistato dal Süddeutsche Zeitung, «sono accusate infondate». Il virologo ritiene ci sia il «tentativo di proiettare qualcosa su di me perché sono membro di questo gruppo che ora viene preso di mira. Le speculazioni stesse non sono nuove in termini di contenuto. Ora ci sono vari rimaneggiamenti. Si fanno anche soldi con i libri su queste speculazioni. E così continuano ad essere alimentati. Ho il sospetto che questo sia un altro motivo per cui gli attacchi stanno diventando sempre più personali».

IL DIBATTITO TRA GLI SCIENZIATI

In primis, ha smentito che nella conferenza telefonica con Anthony Fauci e altri esperti, all’inizio della pandemia, l’ipotesi della fuga da laboratorio sia stata esclusa deliberatamente. «Questo semplicemente non è vero. Le persone che sostengono il contrario non hanno prodotto uno straccio di prova a sostegno. Quanto a me, potete vedere in tutte le mie dichiarazioni pubbliche che sono sempre stato aperto a entrambe le possibilità. Ho solo sempre detto perché considero più probabile un’origine naturale del virus dal regno animale per ragioni dimostrabili», ha dichiarato il virologo tedesco a Süddeutsche Zeitung. A tal proposito, ha spiegato che Sars-CoV-2 appartiene alla stessa famiglia di Sars-1 che proviene dai pipistrelli ed è passato all’uomo tramite zibetti e cani procione come ospiti intermedi. «Dato che le stesse specie di virus hanno di solito la stessa ecologia di malattia, una conclusione di omologia scientifica è permessa qui, devo anche dire: richiesta». Inoltre, sull’origine in laboratorio non ci sono prove certe. Inoltre, ha smentito che vi siano state pressioni sugli scienziati per togliere dal tavolo l’ipotesi della fuga da laboratorio. «C’è stato uno scambio del tutto normale tra scienziati». L’immunologo Kristian Andersen però inizialmente aveva qualche dubbio, a causa di segmenti sospetti nella sequenza. «Abbiamo parlato di alcune di queste anomalie nel gruppo, ma non abbiamo potuto vedere alcuna prova che indicasse chiaramente una manipolazione e per la quale non ci fosse altra spiegazione. Ma c’erano sicuramente delle anomalie da discutere», ha spiegato Christian Drosten.

ORIGINE COVID, I DUBBI E LE IPOTESI

Dunque, il virologo tedesco nell’intervista a Süddeutsche Zeitung ha ammesso che una perplessità è, ad esempio, legata al cosiddetto sito di scissione della farina nella proteina spike, introvabile nel gruppo di coronavirus a cui appartiene Sars-CoV-2, ma riscontrabile invece in altri coronavirus. «L’inserimento di un sito di scissione della furina sarebbe un esperimento di laboratorio teoricamente concepibile. Ma la diversità naturale di questi virus non è ancora ben compresa». Per questo il sito di scissione della farina non viene considerato la prova dell’origine non naturale del Covid. In quella riunione telefonica avrebbero discusso, inoltre, del fatto che in natura ne emergono spesso, quindi è qualcosa che accade naturalmente. Si è anche discusso di una breve sequenza che sembrava poter essere frutto dell’ingegneria genetica, che però si trova spesso in materiale genetico non modificato. Dunque, c’è stato effettivamente un dibattito corposo tra gli esperti, ma alla fine «siamo giunti alla conclusione comune che non potevamo dire né sì né no all’ipotesi del laboratorio». Si torna così al punto di partenza senza risposte certe, ma con ipotesi sull’origine del Covid e dubbi. Questi ultimi riguardano l’Istituto di Virologia di Wuhan. Christian Drosten, che ha esaminato attentamente i rapporti, ha notato che «non contengono tutti i dettagli di cui si avrebbe bisogno per fare una valutazione. Forse le misure di sicurezza sono state prese ma non ancora pubblicate».

LA MANCANZA DI COLLABORAZIONE DELLA CINA

Nonostante ciò esclude che Sars-CoV-2 sia frutto di una manipolazione genetica: «A Wuhan sono state fatte cose che potrebbero essere descritte come pericolose. Ma questo non può aver dato origine al virus Sars-CoV-2. Hanno aggiunto nuove proprietà ai virus dei pipistrelli, ma non a quelli che potrebbero essere i predecessori del Sars-CoV-2». Ma non si può non prendere in considerazione la possibilità, aggiunge Christian Drosten, che non sia stato registrato tutto nei rapporti, così come bisogna essere consapevoli del fatto che vi sono altri laboratori che possono aver lavorato su questi virus. Così come che vi sia stata una fuga da un laboratorio: «Ma al momento è solo una possibilità», ha precisato a Süddeutsche Zeitung. Di una cosa è certo: senza la Cina non si può scoprire davvero l’origine del Covid. «Ci sono sorprendentemente pochi dati su questo. Lo trovo sorprendente. All’inizio, le autorità locali sostenevano che a Wuhan non venivano venduti sul mercato animali che potessero essere considerati come ospiti intermedi. Il che non era vero, come ora sappiamo. Ciò che ancora manca, tuttavia, sono studi utili sui coronavirus in queste specie animali. Sono noti per essere allevati e venduti in molte parti della Cina, soprattutto dall’industria della pelliccia. In realtà mi sarei aspettato che tutto venisse smontato con pieno entusiasmo per trovare l’origine». Sono tante, dunque, le informazioni che mancano. «Eppure la ricerca sulla diversità virale è in realtà uno dei grandi punti di forza scientifici della Cina. E improvvisamente, dopo la Sars-CoV-2, non c’è più nulla».





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