OSPEDALI PIENI DI BIMBI CON VIRUS RESPIRATORIO/ “Non è una nuova epidemia, ma…”

- Andrea Murgia

Il virus respiratorio sinciziale sta colpendo bimbi piccolissimi, alcuni in terapia intensiva con bronchioliti e polmoniti. “Serve prevenzione, il rischio di morte basso”

Vaccini ai bambini
Tamponi ai minori (LaPresse)

Costantino De Giacomo, direttore del dipartimento materno infantile all’ospedale Niguarda di Milano, ha rilasciato a Fanpage alcune dichiarazioni sul virus respiratorio dei bambini, che sta riempiendo gli ospedali: “Si tratta di una virosi che è sempre esistita, non è qualcosa di nuovo come poteva essere il Covid-19, è un’epidemia che c’è sempre stata in autunno avanzato. Al momento non si possono dare dei numeri, perché è appena cominciata la sua stagione: l’impressione che abbiamo da un paio di settimane è che sia tornata esattamente come ce la ricordavamo. Questa settimana abbiamo avuto almeno quattro bambini ricoverati sotto ossigenoterapia. Non è detto che ovviamente tutti quelli che si infettano vengano poi ricoverati, questi sono i casi più gravi, quelli più compromessi a livello respiratorio, ma nella maggior parte dei casi non si ha questo decorso”.

Secondo De Giacomo, i quattro casi da lui menzionati sono la punta dell’iceberg di una massa di pazienti che magari stanno a casa, o arrivano al pronto soccorso e non sono considerati gravi, oppure vengono curati direttamente dal pediatra. (aggiornamento di Alessandro Nidi)

VIRUS RESPIRATORIO BIMBI, OSPEDALI PIENI: “EPIDEMIA CON 2 MESI DI ANTICIPO”

Gli ospedali italiani sarebbero pieni a causa del virus respiratorio sinciziale che sta colpendo i neonati. Nei reparti pediatrici e nelle terapie intensive ci sarebbero infatti bimbi piccolissimi con bronchioliti e polmoniti. A Padova sono 16 i piccoli ricoverati, di cui quattro intubati in rianimazione, al Policlinico Umberto I di Roma 10 i ricoverati, di cui due, di appena un mese di vita, in terapia intensiva, ma anche nelle altre regioni la situazione simile. Lo spiega all’Adnkronos Salute Fabio Midulla, presidente della Società italiana per le malattie respiratorie infantili, professore ordinario di Pediatria all’università Sapienza e responsabile del Pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I di Roma, definendola “un’epidemia arrivata con 2 mesi di anticipo“.

“Il virus – spiega Midulla – se contratto nei primi mesi di vita del bambino provoca forme di bronchiolite gravi, con manifestazioni cliniche nelle basse vie respiratorie, mentre nei bambini più grandi e negli adulti si risolve con sintomi lievi, come rinofaringite, febbre o tosse. Ma i neonati sono spesso protetti dagli anticorpi materni che si ‘trasmettono’ attraverso la placenta. Questa volta però non è stato così – fa notare l’esperto – e l’epidemia che solitamente arriva a dicembre-gennaio è scoppiata con 2 mesi di anticipo.

OSPEDALI PIENI DI BIMBI CON VIRUS RESPIRATORIO: “TASSO MORTALITA’ BASSO, MA RISCHI PERMANENTI”

A proposito del virus respiratorio sinciziale che sta riempiendo gli ospedali italiani di neonati in gravi condizioni, Fabio Midulla aggiuge all’Adnkronos: “Ce lo aspettavamo perché per un anno e mezzo il virus non ha circolato grazie alle misure anti-Covid (lavaggio delle mani, mascherine e distanziamento sociale). Ma non appena queste misure sono state allentate, i fratellini più grandi sono tornati all’asilo o a scuola, e con una popolazione senza anticorpi il virus ha cominciato a circolare, subito e in anticipo rispetto al solito, e sta dando forme gravi nei piccolissimi”.

Il pediatra ricorda come non esista un vaccino specifico contro il virus respiratorio sinciziale ma “ci sono tre sperimentazioni alla terza fase di vaccini per le mamme e terapie con anticorpi monoclonali, indicati però solo per bimbi prematuri e particolarmente fragili, quali i cardiopatici”. In attesa dei vaccini materni, “dunque, l’arma principale resta la prevenzione – precisa Midulla – che consiste nelle misure di precauzione e il non mandare a scuola i bambini prima che siano guariti. Per fortuna – spiega il presidente Simri – il rischio di morte, a differenza che nei Paesi in via di sviluppo, da noi è molto basso, ma il virus può lasciare danni permanenti, a partire dallo sviluppo di asma da grandi, che si verifica nel 50% dei casi”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA