Pablo Iglesias (Podemos)/ “Accuse di populismo, oggi Merkel-Macron dicono più Stato”

- Carmine Massimo Balsamo

Il leader di Podemos Pablo Iglesias al Corriere della Sera: “Stare al governo non significa avere potere. L’esecutivo è sotto enormi pressioni”

pablo iglesias
(El Diario)

Pablo Iglesias “canta vittoria”: il leader di Podemos ai microfoni del Corriere della Sera si è tolto qualche sassolino dalle scarpe dopo il cambio di passo a livello economico in Europa. Da sempre contro l’austerità di Bruxelles, il politico spagnolo ha sottolineato che l’emergenza coronavirus ha cambiato l’intero quadro politico del continente, a partire dalle posizioni di Merkel e Macron

«Vedere oggi una Merkel o un Macron sostenere che il settore pubblico è indispensabile ad affrontare una crisi o un Biden dire che i ricchi devono pagare più imposte, è impressionante. Un completo ribaltamento», ha argomentato Pablo Iglesias, che ha poi ricordato di essere accusato di essere d’estrema sinistra e di essere populisti per aver messo nel mirino il neoliberalismo e aver invocato stimoli keynesiani: «E invece poche settimane fa, partecipando ai consigli dei ministri o agli incontri a Bruxelles come vicepremier del governo di Spagna sentivo solo ripetere Keynes, Keynes, Keynes».

PABLO IGLESIAS: “STARE AL GOVERNO NON SIGNIFICA AVERE POTERE”

Una “vittoria”, dicevamo, per Pablo Iglesias, anche se Podemos deve fare i conti con un calo nei consensi.  Il leader del partito spagnolo ha spiegato al Corriere che il ribasso nell’indice di gradimento è legato all’ingresso nel governo – «non siamo più solo una voce critica» – sottolineando di essere al lavoro per un’alternativa economica per il futuro. «Progettiamo una Spagna che non sia solo mattone e spiaggia, ma anche innovazione. Noi siamo questo e lo saremo per i prossimi 20, 25 anni», ha spiegato Pablo Iglesias, ribadendo che essere forza di governo non è una passeggiata, considerando le minacce ricevute nell’ultimo periodo. Il numero uno di Podemos ha aggiunto: «Stare al governo non significa avere potere. L’esecutivo è sotto enormi pressioni. Da parte dei movimenti sociali, per fortuna, ma anche dei poteri economici e dei media. Come professore di scienze politiche lo sapevo, ma quando lo vivi da dentro è un’altra cosa. Se sentirò un premier dire che non riceve pressioni, saprò che sta mentendo».



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