PAGAMENTI DIGITALI/ Dopo cashback e cashless, la nuova frontiera è la blockchain

- Mauro Rufini

Tra i tanti trend che il Covid-19 ha accelerato nelle abitudini di spesa dei consumatori vi è l’aumento dei pagamenti elettronici

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(Pixabay)

In questa ormai già lunga fase pandemica, tra i tanti trend che il Covid-19 ha accelerato nelle abitudini di spesa dei consumatori e nelle transazioni commerciali vi è l’abbandono di metodi di pagamento tradizionali come il contante, a favore dei pagamenti elettronici, della moneta digitale. Il tema dei pagamenti elettronici riguarda la vita di tutti noi, un cambiamento e un salto di paradigma reso necessario ancor più dalla crisi sanitaria.

Si è svolto dal 4 al 6 novembre, in versione digitale, il Salone dei pagamenti promosso da Abi e AbiServizi rivolto a Istituzioni, Imprese bancarie e non, alla Pa, ai professionisti, ai cittadini per confrontarsi sulla payvolution, sui trend emergenti nei servizi di pagamento, sulle nuove tecnologie, sulla sicurezza fisica e digitale. Un settore quello dei pagamenti tra i più innovativi dal punto di vista delle tecnologie applicate all’esperienza d’uso quotidiana e un mercato dove sono presenti diversi player: dalle big tech alle fintech, dagli emittenti ai processori. Emerge in modo chiaro che intervenire sulla fruizione degli strumenti di pagamento in termini educativi è una necessità non più rinviabile per aziende, attori economici e istituzioni, ma soprattutto per i cittadini i consumatori. Un dato sottolineato anche nel Rapporto della Consob 2020 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane che nel focus sulla digitalizzazione finanziaria ha posto la necessità di elevare la domanda di educazione finanziaria e utilizzare nuovi canali, strumenti diversificati da quelli tradizionali.

Un cambiamento già in atto in mercati più maturi e avanzati del nostro, che hanno fatto del cashless con normative incentivanti uno strumento per migliorare i mercati ed essere una leva di sviluppo dei consumi interni. In particolare durante il lockdown, con mobilità ridotta o pressoché nulla, le vendite on line di generi alimentari e di beni di prima necessità hanno avuto una crescita esponenziale.

Vince il contactless. Da gennaio a giugno del 2020, il primo semestre di questo anno pandemico, a fronte di un calo dei consumi del 20% sono state effettuate 760 milioni di transazioni contactless in aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2019 e con un +80% di pagamenti tramite smartphone o dispositivi indossabili. A fine anno si stima che il contactless raggiungerà un valore di circa 80 miliardi di euro con un’incidenza del 37% del totale delle transazioni con carta. Carte di credito e di debito che hanno comunque registrato un decremento sui volumi delle transazioni per effetto della crisi, con l’eccezione delle carte prepagate spinte in particolare dalla fruizione del reddito di cittadinanza.

Ma cos’è il cashless? È un piano del Governo per incentivare la diffusione dei pagamenti digitali nel nostro Paese, per combattere e ridurre l’evasione fiscale attraverso la tracciabilità delle transazioni e l’adozione di una serie di misure che favoriscano l’utilizzo di pagamenti elettronici. E ora abbiamo anche il cashback governativo (che rientra nel più ampio piano cashless) per guadagnare senza usare i contanti. Così ha intitolato una mini guida di un importante quotidiano, spendere per guadagnare, quasi un gioco di parole ma è vero. Un incentivo potente, in partenza in questo mese di dicembre, introdotto dalla Legge di bilancio per il 2020, modificato dal Decreto agosto e operativo con i decreti del Mef.

Una partenza a ostacoli nel giorno del D-Day l’8 dicembre quella del “cashback natalizio” per le spese sostenute da questa data sino al 31 dicembre 2020. Sono state 5 milioni le richieste in un giorno per caricare le carte e il bancomat sulla App Io con 8 mila accessi al secondo. Chi farà acquisti senza contante avrà diritto al 10% di ogni transazione con un rimborso massimo fino a 150 euro. Dal primo gennaio a fine 2021, invece, chi farà acquisti con carta di credito e bancomat nei negozi tradizionali (non gli acquisti on line) potrà ottenere un rimborso pari al 10% della spesa, fino a un massimo di 300 euro di cashback (un tetto massimo di spesa di 3.000 euro). Chi aderirà a entrambi i programmi cashback – lo sperimentale di dicembre e quello ordinario – potrà ottenere quindi uno “sconto” su una spesa complessiva di 4.500 euro e un rimborso pari a 450 euro. Una cifra certamente interessante.

Un premio per incentivare l’addio difficile al contante che, unito ad altre misure come la lotteria degli scontrini, il credito di imposta del 30% sulle commissioni per esercenti e liberi professionisti, la subordinazione alle agevolazioni fiscali esistenti all’utilizzo di pagamenti elettronici e i limiti sempre più bassi all’uso del contante (1.000 euro dal 1° gennaio 2022), dovrebbe sradicare una tradizione molto “italiana” di uso del contante, che ci costa anche 10 miliardi come spesa di gestione, una tassa occulta che indirettamente si riversa su di noi.

Con il boom dei pagamenti digitali si sta sviluppando altresì il ricorso e l’implementazione di nuove e più avanzate forme di sicurezza, con modi diversi di identificazione dell’utente consumatore. Dai classici esempi di funzioni che vengono attivate con password o pin dei bancomat e delle carte di credito, nelle transazioni da remoto per accedere da un conto si è aggiunto da tempo anche un OTP attraverso un token o un dispositivo mobile. Ma il problema della sicurezza con l’evoluzione tecnologica dei dispositivi ha portato allo sviluppo di sistemi basati sul riconoscimento biometrico, unico per ogni persona, sia di impronta digitale, riconoscimento facciale, firma digitale sino alla tecnologia blockchain, un’innovazione che sta catalizzando molte attenzioni, e rimane spesso incagliata in una confusione generalizzata, tra criptovalute, Bitcoin, piattaforme blockchain, Smart contract e quant’altro. La tecnologia blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) è un sistema molto complesso che sfrutta le caratteristiche di una rete informatica di nodi e consente di gestire e aggiornare, in modo univoco e sicuro, un registro contenente dati e informazioni (per esempio le transazioni) in modo aperto, condiviso e distribuito senza la necessità di un’entità centrale di controllo e verifica.

Tra le caratteristiche comuni proprie della tecnologia blockchain, oltre ovviamente alla trasformazione dei dati in formato digitale, abbiamo la decentralizzazione delle informazioni che vengono registrate e distribuite tra più nodi per garantire sicurezza informatica e resilienza dei sistemi; la tracciabilità dei trasferimenti con ciascun elemento inserito sul registro; la disintermediazione con piattaforme che consentono di gestire le transazioni senza intermediari e la presenza di enti centrali fidati; la trasparenza e verificabilità perché il contenuto del registro è trasparente e visibile a tutti, facilmente consultabile e verificabile; l’immutabilità del registro in quanto i dati scritti non possono essere modificati senza il consenso della rete; la programmabilità dei trasferimenti con la possibilità di prestabilire determinate azioni, al verificarsi di certe condizioni.

La blockchain può diventare la nuova frontiera per i pagamenti digitali, un processo che potrebbe secondo gli esperti, essere una rivoluzione sia in termini di sicurezza che di costi nelle transazioni finanziarie, elementi che hanno avuto il loro peso nel condizionare il settore degli acquisti e dei pagamenti online. Sono proprio i fornitori di servizi di pagamento digitale fra i più attivi nello sviluppo di progetti in blockchain. Tra questi Mastercard che è la terza leader mondiale per i brevetti basati su applicazioni blockchain subito dopo Alibaba e Ibm. Ma siamo solo all’inizio.

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