Palma: “Vaccino a giovani non permetterà immunità gregge”/ “Ma vaccinarli è basilare”

- Davide Giancristofaro Alberti

Secondo il professor Paolo Palma, del Bambino Gesù di Roma, sarà fondamentale vaccinare i giovani ma non ci permetterà di raggiungere l’immunità di gregge

paolo maggi
Vaccino Reithera (LaPresse,)

Sono tanti i medici favorevoli alla vaccinazione anti covid anche nei più giovani, nella fascia under 16, a cominciare da Paolo Palma, responsabile del reparto di Immunologia clinica e Vaccinologia pediatrica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (Opbg). Secondo lo stesso, vaccinare i giovani non sarà una “soluzione a tutti i mali”, ma semplicemente permetterà di evitare che il covid continui a circolare, dando vita quindi a nuove varianti: “Il vaccino autorizzato per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni non sarà una panacea, autorizzazione non vuol dire soluzione – ha detto ai microfoni dell’agenzia Dire – sarà però importante vaccinare questi ragazzi per impedire che sacche non protette di popolazione possano dare spazio a varianti, che potrebbero rendere inefficaci o parzialmente efficaci i vaccini che attualmente stanno proteggendo gli adulti”.

Il primario ha quindi spiegato che il vaccino Pfizer già autorizzato dalla FDA, l’agenzia del farmaco americano, per i 12-15enni, è identico a quello somministrato agli adulti: “La sperimentazione ha dimostrato che il farmaco è sicuro ed immunogenico, ovvero è risultato efficace nel 100% dei ragazzi arruolati e sottoposti alla vaccinazione”.

PALMA: “VACCINARE I GIOVANI? ANCHE GLI UNDER 16 SI INFETTANO”

Quindi ribadisce il concetto circa la necessità di vaccinare anche i più giovani, categoria che si infetta e che infetta: “I ragazzi si infettano in questa fascia di età in modo anche elevato. Anzi, hanno un ruolo nella trasmissione del virus in ambito familiare, come ha dimostrato una ricerca recente. È altresì vero che i ragazzi sviluppano la malattia come asintomatici o paucisintomatici”. Ma sbaglia chi pensa che vaccinando anche i giovani si arriverà alla tanto desiderata immunità di gregge, sposando di fatto la tesi del professor Galli dell’ospedale Sacco di Milano: “L’immunità di gregge è un termine improprio perché questi vaccini non ci danno la possibilità di interrompere la circolazione del virus ma ci consentono di rallentare e ridurre fortemente letalità e severità della malattia. Saremo ancora nella fase 1, non ancora in grado di eliminare il patogeno, ma capaci di convivere pacificamente con il virus”.



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