Pamela Mastropietro, ergastolo Innocent Oseghale a rischio/ Prova nulla per cavillo?

- Silvana Palazzo

Pamela Mastropietro, a rischio la condanna all’ergastolo di Innocent Oseghale per un cavillo. Un vizio di forma rischia di rendere nulla una prova importante…

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Diminuiscono le accuse nei confronti dei tre nigeriani

Uno dei pilastri su cui si regge la condanna all’ergastolo di Innocent Oseghale, accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro, potrebbe sgretolarsi. E questo a causa di un vizio di forma. Lo rivela il Resto del Carlino, spiegando che vacillano le consulenze medico-legale e tossicologica dei professori Mariano Cingolani e Rino Froldi. La procura le dispose all’inizio delle indagini, notificandole però solo all’avvocato del nigeriano, non all’indagato. Ora che la Cassazione ha dichiarato che le notifiche si devono fare sempre al detenuto, a pena di nullità, il rischio è che ci siano forti ripercussioni sul processo. Un cavillo tecnico, dunque, mette a rischio il processo. In questo caso, le prime notifiche furono fatte solo all’avvocato. Ma quando la difesa fu assunta dagli avvocati Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, questi evidenziarono subito il vizio, quindi dissero che quelle consulenze erano nulle. Quindi proposero le eccezioni sia in udienza preliminare che alla prima udienza del processo in corte d’assise.

INNOCENT OSEGHALE, ERGASTOLO A RISCHIO PER CAVILLO?

In entrambi i casi i giudici però accolsero la tesi della procura, secondo cui bastava la notifica al difensore, quindi le consulenze sono state usate nel processo. Peraltro, sono fondamentali: la prova che Pamela Mastropietro sia stata uccisa è proprio negli esami del medico legale e del tossicologo. Per questo Innocent Oseghale è stato condannato all’ergastolo. Ora la questione è però finita all’esame delle sezioni unite della Cassazione, interpellate per fare chiarezza su questo aspetto controverso. E ieri hanno dichiarato che la notifica va fatta all’imputato in carcere, altrimenti l’accertamento è nullo. Ora ci si chiede quali scenari possano aprirsi. L’avvocato Simone Matraxia ha dichiarato al Resto del Carlino: «Dobbiamo aspettare le motivazioni di questa sentenza per dirlo. Per ora sappiamo solo che è stato affermato il principio di diritto che io e l’avvocato Gramenzi avevamo sempre sostenuto». Ma il legale si è sbilanciato riguardo le prospettive: «Se quegli accertamenti sono inutilizzabili, potrebbero esserci conseguenze concrete in appello». La data per il processo di secondo grado non è ancora stata fissata, ora bisognerà capire come si muoverà la corte. Difficile ipotizzare una nuova perizia, visto che i campioni di tessuto sono stati esauriti con la prima.

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