Paolo Romani/ “Noi responsabili ma per governo di unità nazionale. Anche la Lega…”

- Carmine Massimo Balsamo

Paolo Romani, senatore di Cambiamo, al Corriere: “Non può essere un Conte rimpastato con cespugli e piccole pattuglie a risolvere i problemi del Paese”

Paolo Romani
Paolo Romani (LaPresse, 2019)

Nelle ore roventi della crisi di governo continua la caccia ai “costruttori”, Paolo Romani lancia un messaggio ben preciso alla maggioranza giallorossa. Intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera, il senatore di Cambiamo ha citato cinque ragioni per dare vita a un «governo di salvezza nazionale»: dai piani di rientro delle Regioni per la sanità al blocco dei licenziamenti, passando per i ristori e il Recovery Plan, fino alla campagna di vaccinazione.

Tra i più corteggiati dalla maggioranza, Paolo Romani ha rimarcato che il gruppo totiano sarà sicuramente all’opposizione sul voto sulla relazione di Bonafede«essendo garantisti dalla prima ora» – sottolineando la necessità di una svolta: «Non può essere un Conte rimpastato con cespugli e piccole pattuglie a risolvere i problemi del Paese. Serve un governo politico con base ampia e alte professionalità che oggi non ci sono».

PAOLO ROMANI: “SERVE GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE”

Il fronte favorevole alle elezioni nel Centrodestra non è più così granitico, ha aggiunto Paolo Romani, invocando un grande appello a tutte le forze politiche per un governo di unità nazionale «con una base ampia e una disponibilità, da parte di chi non volesse farne parte, a partecipare comunque alla scrittura delle grandi riforme necessarie, a partire dalla legge elettorale che, come dimostra questa legislatura, va cambiata perché non ha funzionato».

Larghe intese che però non sembrano trovare grande riscontro negli altri partiti di Centrodestra – Lega e Fratelli d’Italia in primis – ma Paolo Romani ha messo in risalto che «rispondere a un richiamo alto alle responsabilità delle forze politiche» non significa mettere in dubbio la fedeltà alla coalizione. E anche nel Carroccio qualcosa si muove: «Mi sembra che anche nella Lega più d’uno ormai la pensi come noi».



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