PATRICK ZAKY RESTA IN CARCERE/ Il giovane studente rischia fino a 25 anni

- Niccolò Magnani

Patrick Zaky resta in carcere in Egitto: respinta la richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati del ragazzo. Ora rischia fino a 25 anni

Zaky e Regeni
Patrick Zaky e Giulio Regeni, murales a Roma (Chi l'ha visto, Twitter 2020)

Patrick George Zaky rischia fino a 25 anni di carcere. Dopo l’udienza di oggi, nel caso in cui lo studente di Bologna venisse condannato per i reati di istigazione alle proteste e propaganda di terrorismo, potrebbe finire dietro le sbarre per gran parte della sua gioventù. “Avevamo sperato tutti in un esito diverso e positivo – ha commentato a caldo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, parlando a Globalist – Questa mattina l’aula del tribunale di Mansura era piena di giornalisti e diplomatici. Tutto questo, però, non è servito. Ma dopo trenta secondi di delusione, ci organizzeremo per rafforzare ancora di più la campagna per la libertà di Patrick, con l’obiettivo di ottenere sabato 22 quello che non siamo riusciti ad ottenere questa mattina”. L’ong per cui lavora lo stesso ragazzo, ha aggiunto: “Patrick è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro e al suo attivismo. I legali ci hanno assicurato che sul corpo mostra segni visibili delle violenze”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PATRICK ZAKY RESTA IN CARCERE: RESPINTA LA RICHIESTA DI SCARCERAZIONE

Resta in carcere Patrick George Zaky, il giovane studente italiano arrestato negli scorsi giorni in Egitto. Gli avvocati dell’Egyptian initiative for human rights (Eipr), l’Ong per cui lavora, avevano fatto appello contro la misura restrittiva nei confronti del proprio assistito, ma questa è stata respinta. Tutto rimandato a sabato prossimo, 22 febbraio, quando lo studente dovrà tornare in aula per l’udienza sulle accuse. Quando è entrato in aula, il ragazzo ha sussurrato qualcosa ai giornalisti italiani “Ciao. Grazie”. “Come stai Patrick?”. “Bene. Tutto bene”. Poi di fronte al giudice ha spiegato: “Sono uno studente. Studio a Bologna, in Italia per il mio master. Voglio solo tornare a studiare. Non ho fatto nulla di male”. Secondo gli avvocati di Zaky, il ragazzo è stato arrestato per errore di ritorno per le vacanze, ma la pensano diversamente i giudici, che invece ritengono lo stesso giovane imputato, colpevole non si sa bene di quale reato. C’è il rischio di un vero e proprio caso diplomatico, o forse, è già scoppiato… (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PATRICK ZAKY, GENITORI CONTRO SASSOLI

Si complica e non poco la situazione in Egitto per Patrick George Zaky, lo studente dell’Università di Bologna arrestato in Egitto che secondo diverse ong e gli stessi genitori è stato sottoposto a torture ed elettrochoc nelle carceri del Cairo: «Papà, mamma Ma che cosa ci faccio qui? In mezzo a tutti questi delinquenti», ha spiegato lo stesso ragazzo ai genitori che sono andati a trovarlo e hanno finalmente ottenuto il permesso di poter entrare nel carcere dove è rinchiuso. Come riporta il Corriere della Sera, l’ingegner George Michel, l’incubo di un possibile “nuovo caso Giulio Regeni” non è per niente escluso al 100%. «È finito nel carcere di Talkha al di là del Nilo […] Dove finiscono soprattutto i criminali comuni e i maniaci sessuali», spiega il Corriere della Sera in merito all’attivista LGBT e giovane studente a Bologna. Patrick Zaky attende la decisione del giudice sulla scarcerazione – il prossimo 22 febbraio – ma nel frattempo si trova in un complesso scontro diplomatico tra l’Egitto di Al Sisi e l’Unione Europea: come spiegano i legali di Zaky, «L’udienza è una buona notizia, il resto un po’ meno. Se sabato Zaki non esce è un film già visto: la carcerazione può essere prorogata ogni 15 giorni e fra un paio d’ anni, poco prima della scadenza dei termini, possono cambiare le imputazioni e ripartire daccapo».

PARLAMENTO EGITTO ATTACCA SASSOLI: “INGERENZA INACCETTABILE”

Fanno poi discutere gli appelli lanciati dal Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, che proprio ricordando il caso Regeni ha spiegato ieri «Sento il dovere di porre alla vostra attenzione la vicenda di Patrick Zaky. Voglio ricordare alle autorità egiziane che l’Ue condiziona i suoi rapporti con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani e civili come ribadiamo in tutte le nostre risoluzioni e chiedo che Zaky venga immediatamente rilasciato e restituito ai suoi cari». La replica dell’Egitto è furente e in giornata il presidente della Camera egiziana dei deputati, Ali Abdel Aal arriva a definire «un’ingerenza inaccettabile negli affari interni e un attacco contro il potere giudiziario egiziano le dichiarazioni del presidente del Parlamento europeo David Sassoli sull’arresto di Patrick George Zaky». Proprio per questo ennesimo scontro diplomatico che si aggiunge ad una vicenda ancora oscura e dalle non chiare conseguenze, i genitori di Zaky reagiscono con il CorSera e confessano una certa qual irritazione: «Ho visto che David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo, ha fatto un appello. Perché? È meglio tacere, certe parole possono solo peggiorare le cose. Di certo non ci fa bene il paragone con Regeni».

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