PATTO INNOVAZIONE PA/ L’occasione da non sprecare tra fondi Ue e smart working

- Alessandra Servidori

Il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico siglato in settimana rappresenta un passo fondamentale non solo per la Pubblica amministrazione

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Image by Ernesto Eslava from Pixabay

Il patto del Governo con i sindacati della Pubblica amministrazione è fondamentale ed erano anni che non avevamo un dialogo  costruttivo che aprisse le porte alla concertazione non fine a se stessa ma per riformare i contratti di medici, infermieri, insegnanti, magistrati, forze dell’ordine, dipendenti delle amministrazioni centrali, delle Regioni e degli enti locali. Cioè lo Stato che  da più di un anno è sotto uno stress da pandemia furioso e da problemi economici e sociali che ci trascinavamo precedentemente. Dunque è una buona notizia che riguarda la vita di quasi 60 milioni di cittadine e cittadini italiani, lavoratori pubblici e privati famiglie che hanno nei servizi dello Stato un sostegno che vogliono giustamente efficiente. E stiamo parlando di oltre 3,2 milioni di operatrici e operatori che stanno affrontando un periodo di nuovo drammatico di cui non vediamo, per ora, la fine. 

La  crisi italiana è davvero grave e la Ue,  nonostante sia odiata dai sovranisti, ha fatto una scelta di una tale larghezza nei nostri confronti, confermata dal ministro Franco, di ben 191 miliardi per rilanciare il nostro Paese che ovviamente presuppone scelte meditate ma rapide. Il Governo di salvezza nazionale deve avere sostegno dalle forze politiche e deve poter contare sul sentimento della comune cittadinanza di tutti noi e di ciascuno e sulle verifiche e l’apporto critico, certo, ma coerente dell’opinione e dello spirito pubblico. 

Dunque ritengo positivo questo documento sottoscritto perché individua gangli vitali da ri/costruire perché la Amministrazione pubblica sia efficiente e bisognerà pur cominciare dal rinnovi contrattuali  da anni inadeguati sia sul versante salariale, sia sul versante normativo pesantemente barocco e senza contrapporre, come purtroppo in queste ore critiche ingenerose e strumentali, il lavoro pubblico al lavoro privato e autonomo scatenando guerre in questo momento disfattiste. 

Giusto mettere mano e subito ai concorsi  appesantiti da un modello centralizzato che pesa come un macigno su procedure decennali, accompagnato dal reclutamento di profili professionali nuovi, profili tecnici ,ingegneri, architetti, geologi, chimici, statistici, ma anche di competenze gestionali oggi non sufficientemente diffuse come i project management, pianificazione, progettazione e controllo, performance e risk management, gestione di risorse umane e finanziarie, policy design, comunicazione digitale, gestione e rendicontazione dei progetti finanziati a valere sui fondi Ue, con percorsi di selezione trasparenti e soprattutto una formazione di qualità. 

Sono particolarmente attenta al documento Brunetta per una regolazione seria dello smart working: non basta attivare l’Osservatorio  appena istituito dalla precedente Ministra Dadone perché  da quando è scoppiata la pandemia lo smart working nella sua improvvisazione accertata,  anche nella Pa e non solo nelle aziende private, ha necessità soprattutto   di ricercare con un approccio multidisciplinare le possibili soluzioni alle problematiche emerse dal lockdown, fino a prefigurare tratti di una riforma che attraverso un ripensamento complessivo della disciplina del lavoro ne favorisca il radicamento oltre l’emergenza. 

Problemi nuovi che richiedono soluzioni nuove ed esistono le condizioni culturali, sociali ed economiche per cogliere questa straordinaria opportunità di modernizzazione e disciplinare il più significativo episodio di mobilità lavorativa di massa. Per il lavoro sia pubblico che privato non ci è concessa  vaghezza degli obiettivi e soprattutto del percorso finalizzato a perseguirli  e deve essere chiara la sua idoneità a soddisfare le condizioni poste dalla Commissione per la concessione dei fondi. Dobbiamo aver ben presente che le risorse ci saranno se avremo delineato obiettivi e strumenti, tempi in cui spenderli senza pensare che nell’indeterminatezza si possa contare per una confusione di fondi che sappiamo ben diversi e molti preesistenti con un limite macroscopico di non averli saputi impegnare e spendere. Non c’è tempo per le polemiche.

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