Peng Shuai riappare in video col CIO: “sono al sicuro”/ Caos Cina, i sospetti restano

- Niccolò Magnani

Cina, la tennista Peng Shuai ricompare in una videochiamata con il presidente del CIO: “sto bene, lasciatemi la mia privacy”. Caso risolto? Eppure i sospetti restano

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Peng Shuai (LaPresse, 2021)

La famosa tennista Peng Shuai è riapparsa ieri per la prima volta dopo settimane a seguito delle accuse di molestie all’ex vicepremier cinese Zhang Gaoli: il caso che ha “scosso” lo sport mondiale e che ha messo nuovamente in contrapposizione Cina e Occidente sul tema dei diritti umani, potrebbe considerarsi chiuso visto che la ragazza è riapparsa serena e con parole rassicuranti circa il suo stato di salute. Ecco, questo è quello che probabilmente si vorrebbe ad ogni costo a Pechino, ma la realtà non sempre deve seguire l’ideologia: sì, ideologia, e avremmo potuto dire anche regime. Anzi lo diciamo visto che la Repubblica Popolare Cinese è nient’altro che un regime comunista.

Del resto, prima ancora di capire cosa sia realmente successo a Peng Shuai, soffermiamoci un attimo su un elemento: come lo si può chiamare un Paese dove una sua cittadina lancia un’accusa sui social molto pesante (molestata e segregata dall’ex Premier di quel Paese), viene dopo pochi minuti cancellato tutto, bloccato l’account e la cittadina in questione sparisce per settimane senza lasciare alcuna traccia. Poi ricompare prima con una mail dai fortissimi dubbi di autenticità e poi con una videochiamata con il presidente del Comitato Olimpico Internazionale dove si limita ad un «sto bene e sono al sicuro». Ecco sì, pensereste subito tutti ad un potenziale regime e così va definito anche se si tratta della prima superpotenza economica mondiale. Al presidente Bach, dopo le rassicurazioni sullo stato di salute, la tennista ha chiesto anche il rispetto della sua privacy e intimità: «Posso confermare che sta bene, che era la nostra principale preoccupazione», ha spiegato Emma Terho, a capo della commissione degli atleti e presente durante la videochiamata con Peng Shuai insieme al membro del comitato olimpico cinese Li Lingwei.

PENG RIAPPARE MA I DUBBI RESTANO

Dopo che la Wta aveva minacciato di stracciare tutti i contratti con la Cina, e dopo le rimostranze di molti Paesi in sede ONU, Peng è ricomparsa e così viene descritta nella nota del CIO: «si trova nella sua casa di Pechino. È per questo che per adesso preferisce passare il tempo con gli amici e la famiglia. Nonostante ciò, continuerà a essere coinvolta nel tennis, lo sport che ama così tanto». Davanti alle preoccupazioni manifestate dal Comitato Olimpico, dai vertici del tennis mondiale e dalle cancellerie di Francia e Stati Uniti, il portavoce del Ministro degli Esteri cinese Zhao Lijian liquida in due battute la vicenda di Peng Shuai: «Quello che devo dire è che questo caso non è una questione diplomatica. Come avrete notato è apparsa ad un evento pubblico di recente. Prossima domanda…». Restano i sospetti in merito a cosa possa essere successo nelle scorse settimane quando la tennista rimase scomparsa per diverso tempo: ricordando il caso” Jack Ma (il fondatore di Alibaba scomparso per mesi dopo aver criticato il Governo cinese, riapparso poi senza più contestare alcunché delle decisioni del Partito), il sospetto è che vi possano essere state minacce o quant’altro nei confronti di chi aveva osato dire la sua verità sui rapporti con l’ex premier Gaoli. «Questo è esattamente il motivo per cui il movimento femminista è visto come una minaccia al governo comunista», aveva così commentato Leta Hong Fincher, autrice del saggio sul femminismo in Cina “Betraying Big Brother” , citata dal Washington Post all’inizio della vicenda su Peng Shuai. Sul “Guardian” è poi intervenuto un portavoce del Wta lamentando la possibile «acrobazia pubblicitaria» fatta dal CIO sul caso Peng: «Questo video non cambia la nostra richiesta di un’indagine completa, equa e trasparente, senza censura, sulla sua accusa di violenza sessuale, che è la questione che ha dato origine alla nostra preoccupazione iniziale». La chiamata con Thomas Bach, durata circa mezz’ora, non convince e Nikki Dryden, avvocato per i diritti umani ed ex nuotatore olimpico per il Canada, spiega con schiettezza il perché: «esercizio mediatico progettato per alleviare le crescenti minacce di boicottaggio diplomatico», mentre la Cina si prepara ad ospitare i Giochi invernali, a febbraio.



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