PENSIONI E LAVORO/ I temi scivolosi per un Governo Pd-M5s

- Giancamillo Palmerini

Sembra possibile che si raggiunga un accordo di governo tra M5s e Pd. Su lavoro e pensioni non sembrano esserci ampie convergenze

pd simbolo europee
Nicola Zingaretti (LaPresse)

La crisi annunciata al Papeete Beach, alla fine, è arrivata. Dopo un lungo, e anche duro, dibattito parlamentare, la responsabilità più grande di gestire questo difficile momento politico è nelle mani sagge del Presidente Mattarella. La prima soluzione (possibile?) a cui si sta lavorando è quella che potrebbe portare alla costruzione di un’alleanza parlamentare giallo-rossa tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico che sono, è bene ricordarlo, le forze politiche arrivate rispettivamente prima e seconda alle elezioni, anche se sembra sia passato un decennio dal 4 marzo di un anno fa.

Il partito guidato da Nicola Zingaretti si è, in questo quadro, riunito in direzione per prendere una posizione sul dar farsi nei prossimi giorni. È uscito, così, un ordine del giorno in si chiede una svolta delle ricette economiche e sociali che caratterizzi fin  da subito un Governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. In tale logica ci si propone, quindi, di affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia.

Si chiede, potremmo dire, una sorta di “abiura” di quanto fatto negli ultimi dodici mesi al “possibile” futuro partner di governo e, probabilmente, la condizione sarà difficilmente accettabile e digeribile dalla dirigenza pentastellata. Può essere utile, in questa prospettiva, quindi andare a rileggere i programmi elettorali con i quali i due partiti si erano presentati di fronte agli elettori lo scorso anno.

Con riferimento, ad esempio, al reddito di cittadinanza, ora legge dello Stato, il Movimento proponeva un sussidio rivolto a tutti i cittadini che versano in condizione di bisogno, per un ammontare pari a 780 euro e sottolineava la necessità di intervenire con nuovi modelli di welfare per attutire l’impatto sociale della nuova “rivoluzione industriale”.

Il Pd, ai tempi renziano, immaginava, invece, di raddoppiare i fondi a disposizione per il reddito di inclusione, in modo da ampliare la platea dei destinatari e raggiungere tutte le persone che vivono in condizione di povertà assoluta. Lo stesso, se solo si pensa all’approvazione da parte del Governo Conte di “quota 100“, avanzava in maniera previdenziale una proposta di innalzamento dell’età pensionabile (o degli anni di contributi versati), anche a seguito dell’allungamento della speranza di vita, al fine di tutelare le finanze pubbliche e la sostenibilità del sistema e le pensioni dei giovani, tenendo comunque conto anche alle specifiche condizioni personali e lavorative, legate soprattutto al diverso grado di usura.

Su queste basi sarà possibile trovare un accordo per il possibile Governo giallo-rosso? A Mattarella il compito di provarci. Al limite potrà sempre chiedere l’aiuto al “capitano” Francesco Totti che di difficoltà a tinte giallo-rosse è sicuramente un esperto.

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