PENSIONI E SALARIO MINIMO/ Le domande aperte dopo l’incontro Salvini-sindacati

- Giuliano Cazzola

Matteo Salvini ha incontrato ieri le parti sociali. Oltre alla flat tax si è parlato anche di pensioni e di salario minimo

Salvini incontro le parti sociali
Viminale, Salvini con le parti sociali (LaPresse, 2019)

Il Palazzo del Viminale è aperto a tutti e a tutte le ore. Come erano una volta i cosiddetti alberghi diurni, dove i pellegrini sostavano arrivati in città dopo un lungo viaggio. Il padrone di casa poi è un ospite cordiale e generoso che non lesina gli impegni e le promesse. Si dice che abbia fatto sua l’affermazione del Maresciallo Pétain: “Io mantengo tutte le promesse, anche quelle fatte dagli altri”. Matteo Salvini ha un’idea molto vaga degli Affari interni e della collegialità. Autonominatosi plenipotenziario sui temi dell’immigrazione, non disdegna di dare la linea in politica estera e a far sentire il suo preponderante peso politico anche sulle questioni dell’economia e del lavoro. Del resto, se vuole occuparsi della vita reale e non delle fantasie – come va dichiarando spavaldamente dall’inizio del Russiagate – un presunto statista deve per forza misurarsi con quei problemi, anche se nella spartizione dei poteri e delle funzioni sono di competenza dell’altro vice del premier, il quale, a quanto pare, non ha affatto gradito, tanto da prendersela con i sindacati per aver accettato la convocazione.

A raccontare come è andato l’incontro – a cui non mancava nessuno degli invitati e dove non c’era, come nella cena di gala a Villa Madama in onore di Putin, nessun infiltrato – ci ha pensato una nota veicolata sui social dal sottosegretario Claudio Durigon, secondo il quale nell’incontro sono state ribadite le priorità da inserire nella prossima Legge di bilancio (un’anticipazione del tutto propagandistica che ha suscitato le proteste di Conte). La flat tax al 15% per i redditi fino a 55 mila euro di reddito è una delle ipotesi su cui si sta lavorando. Gli investimenti dovranno avere una visione futura (sic!) e dare ancora più vigore al lavoro. Poi Durigon ha fornito i numeri delle domande nel sistema pensionistico giudicandoli ottimi (in verità non c’è molto di nuovo rispetto a quanto aveva scritto Pasquale Tridico nella sua relazione istituzionale): domande quota 100 157.170; anticipo senza adeguamento automatico dell’attesa di vita 96.321; Opzione donna 17.452; Ape social 13.901.

È bene fare attenzione alla caratteristica di questi numeri: si tratta di domande presentate, non ancora interamente lavorate e accolte. Il Governo ha dato disponibilità al confronto per migliorare l’uscita dal lavoro, creare delle norme che possano agevolare le donne, passando dal rinnovo di Opzione donna e dalla verifica dei miglioramenti da apportare alla norma.

Sul salario minimo il Governo non intende “ingenerare costi maggiori per le imprese, soprattutto per le pmi”. Quanto alle crisi aziendali si apriranno dei tavoli di settore, mentre nelle grandi vertenze, come Alitalia, oltre alla verifica dei partner del consorzio, vi sarà un progetto per la salvaguardia dell’occupazione. Sarà aperto un tavolo sulla sicurezza sul lavoro, che porti nel più breve tempo a un provvedimento che dia delle risposte adeguate alla grave situazione delle cosiddette morti bianche, che ancora oggi hanno numeri troppo pesanti in Italia.

All’uscita le organizzazioni sindacali si sono poste parecchie domande. Innanzitutto, essendo ben 43 le parti sociali convocate, il principale dubbio avrebbe dovuto riguardare la serietà di una riunione tanto partecipata alla stregua dell’assemblea condominiale di un palazzo di dieci piani. Poi veniva naturale un’altra domanda: a nome di chi hanno parlato i loro interlocutori? Per il Governo nel suo insieme (si direbbe di no viste le reazioni di Conte e di Luigi Di Maio) oppure per la Lega? Poi i dirigenti più avvertiti avranno certamente notato che – a proposito di vita reale – non si è fatto alcun cenno a un’economia il cui tasso di crescita è simile a un prefisso telefonico, al modo per sterilizzare un incremento dell’Iva già operante dal prossimo 1° gennaio. In fondo, il commento più disincantato è venuto da Maurizio Landini: “Il problema non è vedersi ogni tanto, ma potersi confrontare per capire se ci sono delle convergenze oppure no”.

Se dopo sei ore di riunione non è stato possibile capire se sussista questo aspetto sostanziale in ogni negoziato, che cosa succederà nel nuovo incontro del 6-7 agosto? Si vede proprio che il sindacato è alla canna del gas se accetta di confrontarsi con pezzi di un Governo e di una maggioranza dove ognuno afferma e fa quello che gli pare.

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