“Perché nacque la dottrina Mitterand”/ Il co-autore: “Incontrollabili 150 italiani”

- Dario D'Angelo

Dottrina Mitterand: il co-autore, l'avvocato Jean-Pierre Mignard, ha svelato le ragioni che portarono la Francia a stringere un "patto" coi brigatisti.

francois mitterrand lapresse 640x300.jpeg François Mitterrand (Foto: LaPresse)

L’arresto di alcuni ex brigatisti rossi a Parigi ha portato molti osservatori a decretare la fine della cosiddetta “dottrina Mitterand“, un’enunciazione dell’ex presidente socialista transalpino che, pur non essendo mai trasposta in alcun provvedimento avente una qualche efficacia o validità, impegnò per anni la Francia a non concedere l’estradizione a persone imputate o condannate, in particolare italiani, ricercati per “atti di natura violenta ma d’ispirazione politica“, contro qualunque Stato, purché non diretti contro quello  francese.

A commentare la svolta imposta dal presidente Macron, sulle pagine del Corriere della Sera, è stato Jean-Pierre Mignard, uno dei più noti avvocati di Francia, che negli anni Ottanta fu co-autore della dottrina Mitterrand. Oggi Mignard difende Raffaele Ventura, condannato a 20 anni per concorso nell’omicidio del vice brigadiere Antonio Custra. “Cosa accadrà adesso? Mercoledì ci sarà la prima udienza pubblica con la procedura di notificazione degli atti. Il mio assistito era tra i primi 83 regolarizzati negli anni Ottanta, lo Stato francese gli ha persino dato la cittadinanza. Siamo pronti a ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, a Strasburgo. (…) Chiederò altri accertamenti e indagini, fino ai ricorsi a Strasburgo. Ventura era stato regolarizzato dopo mille verifiche, e poi c’è la questione della contumacia: non era presente al processo che lo ha condannato. Questo argomento era usato anche per difendere Cesare Battisti? Con una differenza fondamentale: Ventura non ha sparato. Anche l’accusa ha riconosciuto che l’autore dell’omicidio del poliziotto (Antonio Custra, ndr) non fu lui“.

MIGNARD: “DOTTRINA MITTERAND NACQUE PER PROTEGGERCI DAL TERRORISMO ROSSO”

La parte “storicamente” e “politicamente” più interessante dell’intervista a Jean-Pierre Mignard è quella in cui il 70enne, già consigliere di Ségolène Royal e del presidente François Hollande, spiega la svolta di Macron e soprattutto i motivi che portarono Mitterand ad enunciare tale dottrina: “Il presidente dice che la dottrina Mitterand viene rispettata anche adesso, e che le estradizioni accettate riguardano crimini di sangue? Non è così, e penso che Macron abbia commesso un errore. In virtù degli ottimi rapporti con Mario Draghi, ha concesso al premier italiano quel che aveva negato all’allora vicepremier Salvini, a parità di situazioni giuridiche. Comprendo l’amarezza delle vittime e sono assolutamente consapevole dei loro lutti. Vorrei però difendere il senso originario della dottrina Mitterrand, alla cui nascita ho contribuito“.

Maignard spiega che essa nacque come scelta “difensiva” della Francia nei confronti del terrorismo rosso: “Soprattutto, avevamo già un fronte aperto con il terrorismo mediorientale, non potevamo controllare anche 150 italiani. Abbiamo stretto un patto: voi rinunciate a compiere qualsiasi reato e noi vi regolarizziamo. Fu una amnistia condizionata, nella tradizione francese. Lo avevamo già fatto dopo l’Algeria, e poi con i militanti dei Paesi Baschi e della Corsica e anche con i nostri terroristi rossi, quelli di Action Directe“. Secondo Maignard è errata la ricostruzione di chi vedeva da parte della Francia una mancanza di rispetto nei confronti dell’Italia: “Non era davvero nelle nostre intenzioni. Non ci fu mai disprezzo nei confronti della vostra civiltà giuridica. Se ci fu accordo? In Francia e anche in Italia si pensava che questa soluzione fosse un laboratorio, un esperimento di uscita da quella che noi, come Francesco Cossiga, consideravamo una specie di guerra civile. Ci possono essere stati errori, senza dubbio, ma insisto sul fatto che non ci fu supponenza verso l’Italia o noncuranza verso le vittime“.





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