Peschereccio italiano Michele Giacalone speronato da barche turche/ “Presi a sassate”

- Mirko Bompiani

Paura per il peschereccio “Michele Giacalone” dopo il caso Aliseo: “Chiediamo che le istituzioni si diano da fare per fare un accordo con la Libia”

michele giacalone
Pescherecci a Mazara del Vallo (LaPresse)

A pochi giorni dal dramma sfiorato dal peschereccio Aliseo, arrivano nuovi aggiornamenti dalla Libia: un altro peschereccio italiano, il “Michele Giacalone”, ha rischiato grosso. Come riportato dai colleghi de Il Giorno, questa mattina il mezzo della marineria di Mazara del Vallo è stato vittima di un attacco mentre si trovava nelle acque tra Cipro e la Siria.

Secondo quanto ricostruito, il “Michele Giacalone” è stato preso di mira da alcuni motopesca turchi con una fitta sassaiola. Si è sfiorata la tragedia, come raccontato in una nota: fortunatamente il peschereccio ha riportato lievi danni e non sono stati registrati feriti. Il “San Giorgio 1°”, altro peschereccio italiano attaccato, è rimasto integro. Sul posto è intervenuta la fregata “Margottini” a difesa dei due mezzi nostrani.

PESCHERECCIO ITALIANO “MICHELE GIACALONE” ATTACCATO DAI TURCHI

«Il mio peschereccio è stato prima preso a sassate da diversi pescherecci turchi, che lo hanno speronato e poi hanno tentato di salire a bordo. Il comandante è stato costretto a tirare le reti e ad allontanarsi dalla zona»: così  Luciano Giacalone, armatore del “Michele Giacalone”. Come riporta Il Giorno, l’uomo ha spiegato che non è più possibile andare avanti così, considerando che vengono cacciati da qualunque area: «Chiediamo che le istituzioni si diano da fare per fare un accordo soprattutto con la Libia e mettano le barche di Mazara nelle condizioni di poter lavorare». Per quanto riguarda l’attacco, l’armatore ha confermato che le barche turche hanno iniziato a lanciare «pietre e pezzi di piombo». Il presidente del Distretto della pesca di Mazara del Vallo, Nino Carlino, ha denunciato ai microfoni di Dire: «I nostri pescatori non riescono più a lavorare. Abbiamo interessato le massime istituzioni dello Stato per cercare di trovare una soluzione».



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