PIANO DI PACE IN ISRAELE/ Gerusalemme città aperta e si torni ai confini pre-1967

- int. Firas Lutfi

Gerusalemme deve restare città aperta a tutte le religioni e a tutto il mondo. E non è pensabile il frazionamento dello Stato palestinese. Ecco perché il piano Trump è ingiusto

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Attentato kamikaze su un bus in Israele (LaPresse)

La Gerusalemme celeste e la Gerusalemme storica, la Gerusalemme “madre di tutte le nazioni”. A leggere le parole usate per definire quello che è il piano di pace preparato dall’amministrazione Trump per Palestina e Israele sembra che le parole bibliche diventino reali in modo inquietante: “l’accordo del secolo” è stato ribattezzato con un linguaggio quasi apocalittico. E proprio per il fatto che Gerusalemme è il cuore e il nodo di questo piano (Trump vorrebbe lasciarla totalmente e unicamente a Israele – “Gerusalemme resta e resterà la capitale indivisa di Israele” –, tranne la parte est, che dovrebbe diventare capitale dello Stato palestinese), sembra che il tempo di una Apocalisse si stia davvero avvicinando. Tutti i paesi arabi, infatti, compresa l’Arabia Saudita che negli ultimi tempi si era molto avvicinata a Israele, hanno detto di no: “Gerusalemme è sacra per i musulmani, concederla unicamente a Israele è inaccettabile”. Come spiega padre Firas Lutfi, Superiore del collegio di Terra Santa ad Aleppo, “Gerusalemme da duemila anni è anche la città cristiana più importante, è la città universalmente aperta a tutti, è la madre di tutte le nazioni del mondo: ebrei, musulmani e cristiani, ma anche di chi non crede. Gerusalemme è e deve rimanere città aperta a tutto il mondo. Il piano di Trump porterà solo morte e distruzione, l’unica soluzione possibile è quella delle Nazioni Unite: tornare ai confini precedenti alla guerra del 1967, come chiede anche la Santa Sede da sempre”.

Tutti i paesi arabi, in blocco, hanno detto no al piano di Trump. Qual è la sua opinione e quella dei cristiani arabi?

La popolazione araba in generale è favorevole alla soluzione Onu, cioè a un ritorno ai confini precedenti alla guerra del 1967. Soluzione mai rispettata da Israele.

Tra gli altri è intervenuto anche il presidente turco Erdogan, dichiarando che Gerusalemme deve restare musulmana. Conoscendo il doppio gioco che sta conducendo in Medio Oriente da anni, come valuta le parole di Erdogan?

Credo che la Turchia debba fare un profondo esame di coscienza su quello che sta facendo in Medio Oriente. Erdogan coltiva il sogno di ricostruire l’Impero ottomano, un proposito totalmente fuori dalla realtà, perché è una entità scomparsa da decenni e non più proponibile. In tanti anni di guerra siriana Erdogan ha sempre finanziato e appoggiato i terroristi jihadisti e continua a farlo: quello che dice non può avere alcun valore.

A far infuriare è la proposta contenuta nel piano di Trump di concedere Gerusalemme solo a Israele. È una proposta accettabile, se si vuole davvero costruire la pace?

Gerusalemme deve rimanere città aperta, di cui nessuno si deve appropriare. Lo sostiene anche la Santa Sede: solo risolvendo la situazione di Gerusalemme si può sperare nella pace definitiva. Si gioca tutto lì. Se ci si attiene alla soluzione Onu, si va nella giusta direzione.

Anche perché il Medio Oriente non sarà mai in pace fino a quando non sarà risolta la situazione palestinese. Ci sono altri punti del piano che vanno rivisti?

È ridicolo pensare a uno Stato indipendente diviso in piccole frazioni geografiche, come appunto propone il piano di Trump. Non esiste in nessuna parte del mondo, sarebbe uno Stato frazionato che non può stare in piedi. Il problema palestinese ha due aspetti fondamentali. Il primo è che devono pacificarsi al loro interno le varie fazioni. Il secondo è ottenere il rispetto delle leggi internazionali che l’Onu ribadisce da sempre. La città santa di Gerusalemme deve essere città aperta, tutte le popolazioni del mondo hanno una appartenenza spirituale, e anche demografica, a Gerusalemme.

Papa Francesco ha sempre sostenuto questo, ma non viene ascoltato.

Papa Francesco ha sempre richiamato l’attenzione all’osservanza delle leggi internazionali. La Chiesa in Medio Oriente è inserita nel tessuto sociale, storico e politico. 

Che cosa bisogna fare? Che speranze possono avere i palestinesi?

Se non si arriva a una autentica soluzione, non solo ci sarà la frammentazione dello Stato palestinese, ma anche il continuo ricorso agli scontri e alla violenza. Bisogna lavorare a una soluzione che tenga conto della complessità della situazione sociologica, religiosa, storica e geografica. Gerusalemme deve restare città aperta: non solo per l’ebraismo, ma anche per l’islam e il cristianesimo, che è qui da duemila anni e non si può ignorare. Ma a prescindere dalle religioni, anche in termini umanitari, Gerusalemme è madre di tutte le nazioni, anche dei non credenti. Qualsiasi proposta di Trump che non tenga conto della centralità della città santa, che per sua natura ha la vocazione di essere aperta a tutto il mondo, porterà solo a inevitabili guerre e ingiustizie.

(Paolo Vites)

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