Piano pandemico c’era nel 2019/ Non applicato da CCM, avrebbe salvato 10mila vite

- Alessandro Nidi

Il piano pandemico c’era già un anno prima del Covid-19 e il CCM avrebbe dovuto applicarlo: perché non è stato fatto?

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Foto Claudio Furlan (LaPresse)

Nel corso della puntata di “Fuori dal Coro” andata in onda nella serata di ieri, martedì 12 gennaio 2021, Mario Giordano ha portato all’attenzione degli spettatori un argomento molto sentito e dibattuto in Italia: il mancato aggiornamento del piano pandemico a tempo debito. Una questione deflagrata nei giorni precedenti e che ha trovato nuova linfa proprio nelle ultime ore, con la pubblicazione della bozza del piano pandemico nazionale 2021-2023, che ha fatto e sta facendo parecchio discutere per i suoi contenuti. Il nostro Paese nel 2020 si è trovato a fronteggiare la pandemia con un piano pandemico aggiornato al 2006, ma nell’aprile 2019 il nuovo piano era già pronto e conteneva tutte le indicazioni che ormai abbiamo fatto nostre: mascherine, distanziamento e così via. A curarne l’attuazione avrebbe dovuto essere il CCM, centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, creato con lo scopo di contrastare le emergenze di salute pubblica ed elaborare programmi di prevenzione. Peccato che nessuno dei suoi membri, secondo quanto dichiarato in trasmissione, sapesse di farne parte…

PIANO PANDEMICO E CCM: COINVOLTI SAITTA E SACCARDI

La trasmissione di Rete 4 ha quindi cominciato a indagare sul CCM e sul piano pandemico, ma, contattando alcuni dei suoi componenti, fra cui il vicepresidente Antonio Saitta, ex assessore alla Sanità della Regione Piemonte, e Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana, ha scoperto che i diretti interessati non ne erano a conoscenza. In particolare, Saitta ha detto che “probabilmente si tratta di un’omonimia”, mentre Saccardi ha affermato di non ricordare riunioni (“Non mi hanno mai convocato”). L’inviato del programma ha quindi tentato di contattare, nell’ordine, il ministro della Salute Speranza, l’ex ministro della Salute Giulia Grillo e il presidente dell’ISS, Silvio Brusaferro, senza tuttavia ottenere risposta. L’unico che ha alzato la cornetta è stato Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che si è limitato a un semplice “non ne so nulla, buona giornata”. Il problema vero è che, secondo gli esperti, se l’Italia avesse avuto a disposizione un piano pandemico aggiornato per la pandemia avremmo salvato 10mila vite. E questo fa ancora più male.

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