Pietro Arese: “Ecco come ho iniziato il mezzofondo”/ “Ingebrigtsen? Spavaldo”

- Marco Genduso

Pietro Arese è un mezzofondista italiano oltre che siepista. Per lui una carriera ancora che può dire e raccontare. Nel frattempo si prepara ad affrontare il cammino per il mondiale 2023.

Pietro Arese (Fonte: web) Pietro Arese (Fonte: web)

Pietro Arese è un mezzofondista e siepista italiano, classe 1999. Giovane età ma curriculum che può vantare già di un risultato importante: quarto prestazione italiana di sempre nei 1500 metri piani con il tempo di 3 minuti 35 secondi agli Europei di Monaco di Baviera del 2022. Un età giovane ma già molta maturità, per lui gli studi di ingegneria all’Università di Varese. Nel 2021 ha partecipato anche ai campionati europei di Atletica leggera indoor: 1500 metri realizzati in 3 minuti e 43 secondi che non gli valsero la qualificazione in finale, in quanto non sufficienti. Qualificato successivamente per i Mondiali, nel 2022, ha trovato l’ottavo posizione nell’indoor a Belgrado nella specialità dei 1500 metri.

Intervistato dai colleghi de La Gazzetta dello Sport, il giovane atleta classe 1999 alto 189 cm, ha parlato delle sue passioni, oltre che, chairamente, il mondo sportivo: “Ho studiato pianoforte per cinque anni. E colleziono Lego, tanti sono di Star Wars. Il mio pezzo pregiato è il negozio di animali creator expert”, dice il giovane atleta che poi continua parlando dell’avventura di Tokyo: “La domanda che
ci facciamo in azzurro dopo le imprese olimpiche è: “Perché non io?”. Il ricambio generazionale ha funzionato, in molti sotto i 25 anni hanno fatto bene. Avete visto il mio amico Barontini negli 800? Da ultimo dei ripescati a due primati personali“, dice Arese.

Pietro Arese sul cambio dei tempi per il Mondiale

“Da 3’35” a 3’34”20, non ho fatto neanche in tempo a festeggiare. È un crono fattibile, sarà uno stimolo”, dice l’atleta classe 1999, parlando del cambio delle tempistiche minime del Mondiale 2023. Lo stesso Arese poi continua discutendo del come sia arrivato all’atletica: “La pallavolo è lo sport dei miei genitori: papà Paolo fino alla B2, mamma Paola in Serie D. Sono figlio unico e in famiglia non ci sono stati altri sportivi. L’atletica è arrivata un po’ per caso a 14 anni, ero curioso di provare una di quelle piste colorate viste in tv, mi piacevano il lungo e il giavellotto. Ma il mio primo allenatore, Pierluigi Crisai, ci ha visto giusto e pochi mesi dopo ero già in gara da mezzofondista”, spiega l’atleta italiano.

L’intervista all’atleta azzurro si conclude con due domande, la prima sulle emozioni all’Europeo e la seconda sull’avversario Jakob Ingebrigtsen, collega mezzofondista e siepista norvegese che ha vinto il primo posto, e medaglia d’oro, nei 1500 metri piani a Tokyo 2020. “Emozione preferita? Il boato del pubblico, bellissimo. Corro sempre senza cuffiette, i suoni fanno parte del mio allenamento”, dice il giovane atleta italiano che poi si sofferma sul collega. “Ingebrigtsen? Spavaldo, ma se lo può permettere. Lo ringrazio perché all’ultimo giro, quando ho visto nel maxischermo che ero ancora attaccato a lui, ho trovato le energie per chiudere alla grande. Dopo il traguardo gli ho stretto la mano, non credo sapesse il mio nome. Ora spero che lo impari presto“.





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