Pietro Mennea, record 19″72 compie 40 anni/ Targia: “Storia, leggenda, simbolo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Pietro Mennea, il suo record di 19”72 compie 40 anni: quattro decadi fa, lo straordinario tempo della Freccia del Sud a Città del Messico. Il ricordo di Targia.

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Pietro Mennea

Pietro Mennea vede il suo record ancora imbattuto a 40 anni da quando l’ha centrato. Il noto giornalista Emilio Targia su Twitter ha racconto le sue emozioni, sottolineando la grande caratura dell’atleta: “Pietro Mennea erano le 23 e 14 del 12 settembre del 1979, le 15 e 15 in Messico. Quel record da 19”72 che resistette per ben 6mila giorni, è molto di più di un numero. È storia e leggenda, simbolo, insegnamento, una roba che resta”, clicca qui per il tweet del giornalista. Un atleta che ha segnato la storia con il suo grande talento e anche una personalità non indifferente che lo portava ad essere umile con la stampa e sempre presente di fronte ai suoi sostenitori. (agg. di Matteo Fantozzi)

“PRIMATO GRANDE COME QUELLO DI BOLT”

Quarant’anni dopo il record sui 200 metri di Pietro Mennea a Città del Messico è tanta la nostalgia per una Freccia del Sud che fece sognare l’Italia intera. Ma se possibile oggi ancora più di prima la portata di quel 19″72 che resiste come record europeo è ancora più chiara dal punto di vista tecnico. Chi era presente a quelle Universiadi, come Giovanni Grazioli, a “La Gazzetta dello Sport” ricorda:”I suoi riscaldamenti erano i nostri allenamenti. Quel che mi resta di Pietro, al di là del 19”72, grande come il 19”19 di Usain Bolt e degli altri 11 record che firmò in quei giorni, 10”01 sui 100 compreso, è l’umiltà e la determinazione. Era serio, serissimo. Per questo mi è rimasta impressa la volta che, con una canna d’acqua, fece un gavettone a un’aspirante maestra di tennis. Di certo è stato più facile parlare con lui a carriera finita che durante. Ma che esempio: in pista e, tra le quattro lauree, le tante pubblicazioni e l’impegno da parlamentare, fuori. E che generosità: anche nei confronti di noi compagni di quella staffetta”. (agg. di Dario D’Angelo)

PIETRO MENNEA, FRECCIA DEL SUD NELLA STORIA

Compie oggi 40 anni lo straordinario record di Pietro Mennea. Era il 12 settembre del 1979, le 15:20 in quel di Città del Messico, e il fenomenale atleta italiano corse i duecento metri, a 2248 sul livello del mare, e con il vento a favore a +1.8 m/s, in 19 secondi e 72 centesimi. All’epoca fu record del mondo, con il nostro azzurro che lo sottrasse dopo undici anni all’americano Tommie Smith, migliorando il sui 19 e 83 del 1968, sempre sulla stessa pista. Il record di Mennea è uno di quelli che non si dimenticano, sia perché gli italiani non hanno mai fatto registrare numeri esagerati fra i velocisti, sia perché durò la bellezza di quasi 17 anni, fino a che l’americano Michael Johnson non lo migliorò durante le olimpiadi di Atlanta del 1996. Resta comunque, allo stato attuale, il record del Vecchio Continente, visto che nessun europeo ha saputo fare meglio da 40 anni a questa parte.

PIETRO MENNEA, RECORD DI 19”72 COMPIE 40 ANNI

“Quel che mi resta di Pietro – spiega Carlo Vittori a La Gazzetta dello Sport – al di là del 19”72, grande come il 19”19 di Usain Bolt e degli altri 11 record che firmò in quei giorni, 10”01 sui 100 compreso, è l’umiltà e la determinazione. Era serio, serissimo. Per questo mi è rimasta impressa la volta che, con una canna d’acqua, fece un gavettone a un’aspirante maestra di tennis. Di certo è stato più facile parlare con lui a carriera finita che durante. Ma che esempio: in pista e, tra le quattro lauree, le tante pubblicazioni e l’impegno da parlamentare, fuori. E che generosità: anche nei confronti di noi compagni di quella staffetta”. Mennea, che ai tempi d’oro era soprannominato la Freccia del Sud, lui che era originario di Barletta, in Puglia, parlerà così anni dopo della sua memorabile impresa, rimasta indelebile nella mente di ogni sportivo italiano: “Ero teso ma non troppo, nulla a confronto delle vigilie delle Olimpiadi altri atleti volevano battere l’ ‘italiano’, io invece sapevo che la lotta era solo tra me stesso e il cronometro”.

IL RICORDO DI TARGIA



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