PIL E LAVORO/ La crisi del turismo che l’Italia non può più permettersi

- Giancamillo Palmerini

Il turismo è un settore cruciale per l’economia e l’occupazione in Italia, ma vive una profonda crisi. Serve urgentemente un rilancio

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Correva l’anno 1983 quando usciva nelle sale il primo di una lunga serie di film, diretti dai fratelli Vanzina, sulle “Vacanze di Natale” degli italiani o, forse, di come questi li immaginano. Nacque, insomma, in quei giorni un vero e proprio “genere” cinematografico, quello dei cinepanettoni, che prosegue anche quest’anno nella sua versione “marziana”. Racconti però di un’Italia forse un po’ sopra le righe, ma che grazie ad attori come De Sica, Boldi, Calà e il Dogui sono entrati nel nostro immaginario collettivo.

Questo difficile anno che si sta chiudendo racconta, ahimè, vacanze molto diverse, certamente più tristi e meno spensierate e di un settore, quello del turismo, cruciale per il nostro Paese, sia sul piano economico che occupazionale, in profonda crisi.

I numeri pubblicati dall’Istat ci dicono come nel periodo estivo luglio-settembre 2020 (e il rapporto non include il periodo di “alta stagione” natalizio) le presenze dei clienti negli esercizi ricettivi siano complessivamente il 63,9% di quelle dell’anno precedente. Il calo è dovuto, come immaginabile visto quanto accaduto nei mesi scorsi, soprattutto alle presenze dei clienti stranieri: sono, infatti, soltanto il 39,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019 (i clienti italiani sono l’86,2%).

Nei primi tre trimestri del 2020 diminuiscono drasticamente, insomma, i viaggi svolti per motivi di lavoro dai residenti nel nostro Paese (-59%) e, in misura minore ma comunque ampia, quelli per vacanze (-23%). Con lo sviluppo generalizzato dello “smart working” c’è da temere che il dato sul turismo di lavoro subisca, nei prossimi anni, una crisi “strutturale”.

Se la cosa può consolare emerge come nel 2020, a seguito della pandemia da Covid-19, in tutti i Paesi europei i flussi turistici abbiano subito un profondo shock. Nei primi 8 mesi del 2020, Eurostat stima che il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive nell’Unione europea a 27 sia pari a circa 1,1 miliardi: un calo di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019.

I dati provvisori del nostro Paese, relativi ai primi nove mesi del 2020, sono, quindi, mestamente in linea con il trend europeo (-50,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, con quasi 192 milioni di presenze in meno) e raccontano di una crisi del turismo nazionale dopo anni di crescita costante.

L’importanza, tuttavia, del turismo nella nostra economia richiede decisioni urgenti su come ripartire, grazie anche alle risorse del Recovery fund (al momento insufficienti per il settore nel Pnrr), e rilanciare l’offerta complessiva del Paese nel mondo delle vacanze post-Covid, quelle, insomma, dove alla reception degli alberghi ci chiederanno anche il passaporto “sanitario” per poter entrare.

E poi speriamo, tra dodici mesi, di poter raccontare, sorridendo, la trama dell’ennesimo cinepanettone chiamato a raccontare, nell’auspicio di tutti, di un Paese tornato a viaggiare, a divertirsi e a sognare le meritate vacanze di Natale magari, a differenza del più recente passato, in una delle tante bellissime location che il nostro Paese ci offre.

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