Pino Gregoraci “non c’entrava con la ‘ndrina”/ Suicidio in carcere, era innocente

- Alessandro Nidi

Pino Gregoraci non c’entrava nulla con la ‘ndrina calabrese, ma ormai non conta più: il 51enne si è suicidato in carcere mentre aspettava che la Giustizia gli credesse

giudice
Immagine di repertorio (Pixabay)

Pino Gregoraci era innocente ed è stato assolto, ma ormai non può più festeggiare il riconoscimento della propria estraneità ai fatti per i quali era accusato. Sì, perché, purtroppo, a fine gennaio dell’anno scorso si è impiccato nella sua cella, all’età di 51 anni, senza attendere la decisione dei magistrati. Giuseppe Gregoraci, per tutti “Pino”, si era visto attribuire l’accusa di fare parte della ‘ndrina calabrese, di cui però, evidentemente, lui non sapeva nulla: era un padre di famiglia, un panettiere che ogni giorno svolgeva con dedizione il proprio lavoro, facendo peraltro i conti con una protesi a una gamba, dopo che un incidente automobilistico nel quale rimase coinvolto appena diciottenne lo privò di un arto inferiore.

Come racconta il quotidiano “Libero”, l’incubo per Gregoraci ebbe inizio nel mese di luglio del 2019, quando la Dda di Reggio Calabria diede il via all’operazione “Canadian ‘ndrangheta connection”, al fine di comprendere “se ci sono ramificazioni mafiose riconducibili ai nostri clan pure al di là dell’oceano”. È in quest’ambito che spunta il nome dell’uomo, con la Procura che sostiene che appartenga a una ‘ndrina di Siderno e che sia a capo di un esercizio abusivo del credito, teso unicamente ad agevolare i conti della mala. Insieme a lui vengono arrestati altri otto soggetti.

PINO GREGORACI ASSOLTO, MA SI È TOLTO LA VITA MESI FA

Pino Gregoraci inizialmente tentò di reagire a quelle accuse, mostrando il certificato medico che testimoniava la sua impossibilità di stare in carcere a Reggio Calabria, non attrezzato per un disabile, e viene trasferito nel penitenziario di Voghera, dove però le condizioni sono analoghe: un giorno, durante la doccia, cade e si frattura il cranio. L’avvocato chiede i domiciliari, ma, spiega “Libero”, l’istanza viene respinta senza neppure disporre una perizia. Sconfortato, Gregoraci decide di farla finita: per lui non sembravano esserci vie d’uscita. Invece, in questi giorni si è concluso il primo grado del processo nel quale era coinvolto (anche se, essendo morto, per lui l’iter legale si è fermato), con l’assoluzione con formula piena di 6 degli 8 coimputati: l’aggravante dell’associazione mafiosa non c’era. “Sono stati assolti tutti i soggetti che avevano, nel procedimento, una posizione simile a quella di Pino”, ha asserito l’avvocato di Gregoraci. Se ve lo state domandando, la risposta è: sì, sarebbe stato assolto anche lui.



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