Plasma convalescente, chi ha più anticorpi?/ Studio “chi ha sofferto di dispnea e…”

- Silvana Palazzo

Plasma convalescente, chi ha più anticorpi? Lo rivela uno studio americano: “Chi ha sofferto di dispnea e si è ammalato in maniera seria”. E sugli asintomatici…

Plasma iperimmune
Plasmaterapia (Foto LaPresse)

I risultati incoraggianti prodotti dalla plasmaterapia hanno spinto a ulteriori studi, come quello dello Houston Methodist Hospital, che ha cercato di identificare i donatori di plasma convalescente più adatti. La questione è importante, visto che si tratta del trattamento al momento più efficace e più impiegato. I ricercatori hanno scoperto in primis che gli anticorpi anti-ECD e/o anti-RBD potrebbero essere usati come marcatori per identificare i donatori con valori superiori. E restano alti anche a distanza di settimane e pure dopo frequenti donazioni di plasma. È quanto risultato dall’analisi di 68 pazienti Covid-19, con età media di 45 anni e tra questi 36 persone di sesso femminile. La maggior parte di loro ha avuto una forma lieve-moderata di infezione. I ricercatori hanno anche studiato il plasma di 16 persone asintomatiche. A tal proposito, lo studio – che è stato pubblicato su bioRxiv – ha evidenziato un altro aspetto importante: alcuni individui asintomatici possono avere un grado di immunità contro Sars-CoV-2 e avere anticorpi adatti per il plasma convalescente.

PLASMA CONVALESCENTE, STUDIO RIVELA CHI HA PIÙ ANTICORPI

Questo studio è importante anche perché ha scoperto quali donatori di plasma convalescente sono più adatti a seconda dei sintomi avuti. Ad esempio, chi ha sofferto di dispnea durante l’infezione Covid-19, chi è finito in ospedale e ha avuto una forma più grave ha mostrato valori di anticorpi più alti, ma la durata dei sintomi non è associata ad essi. Inoltre, non c’è stata una diminuzione significativa dei valori tra coloro che hanno effettuato più donazioni di plasma convalescente, in particolare due volte a settimana per un massimo di sette donazioni. Questo studio però ha dei limiti e gli stessi ricercatori li hanno evidenziati: la dimensione del campione esaminato è piccola. «Poiché la dimensione del nostro campione è piccola, è necessario un maggiore lavoro in questo ambito», scrivono gli scienziati. «Nel complesso, è ragionevole pensare che le nostre scoperte forniscano uno stimolo per l’implementazione diffusa di programmi di test del titolo anticorpale IgG anti-RBD e anti-ECD». Ma si tratta di un punto di partenza importante, non solo per individuare i donatori di plasma, ma anche per valutare i destinatari dei vaccini, delle immunoterapie passive e degli individui asintomatici.

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