“Play @ Esagono vol. 1”/ “Musica che trascende l’essere”. L’intervista

- Paolo Vites

Un disco registrato in presa diretta, senza prove e senza canovaccio. E’ il riuscito esperimento di Giovanni Amighetti e da Luca Nobis

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Giovanni Amighetti, foto di Luca Fabbri

Che ci azzecca il sassofonista della Dave Matthews Band, Jeff Coffin, con Moreno “il biondo” Conficconi degli Extraliscio? E’ solo una delle accoppiate incredibili di un disco magico, voluto e realizzato dal produttore e compositore world music Giovanni Amighetti e da Luca Nobis, chitarrista, compositore, Direttore didattico e Responsabile del Dipartimento di Chitarra del CPM. Si intitola “Play @ Esagono vol. 1” (cosa che fa presupporre ci saranno dei seguiti) ed è un affascinante esperimento di musica “senza partiture o prove pregresse” come lo hanno definito i due, cioè improvvisazione pura. Si parte dal jazz ovviamente e ci si inoltra via via in territori variegati e affascinanti: la classica, il folk, la world music, il funk. E con tanti ospiti di lusso: Jeff Coffin (Dave Matthews Band), Petit Solo Diabaté, Fiorenzo Tassinari, Moreno “il biondo” Conficconi (Extraliscio), Giulia Chiapponi, Valerio “Combass” Bruno e Angela Benelli tra gli altri. Registrato nell’affascinante cornice degli studi Esagono di Rubiera, il disco è come dice Amighetti, l’ascolto ideale nelle ore del tramonto, quando l’animo ha bisogno di quiete e meditazione, lontano da un mondo sempre più tecnologico e disumano. Ogni singola registrazione è stata ripresa dal filmaker Luca Fabbri ed è disponibile su YouTube. Ne abbiamo parlato con Amighetti.

La caratteristica di questo disco è quella di essere stato registrato “senza partiture o prove pregresse” come avete spiegato. Significa che ogni registrazione è improvvisazione pura, live in studio, o i pezzi si svolgono su dei canovacci basici?

Significa che è improvvisazione pura.

Proporre un disco interamente strumentale è senz’altro qualcosa di coraggioso, in un momento storico in cui le canzoni sono sovraccariche di parole, spesso inutili e ridondanti. Che tipo di accoglienza potrà avere? A chi si rivolge essenzialmente?

Pensiamo che la musica sia un linguaggio in sé. Permette una connessione empatica tra i musicisti senza il bisogno di parole. L’accoglienza al momento da parte dei musicisti è molto positiva, e spesso non credono che abbiamo effettivamente composto il tutto sul momento. Probabilmente dipende dall’intesa tra i musicisti e dal coraggio, dal non cercare dei paracadute nel caso manchi l’ispirazione. Anche ascoltatori spesso già inclini all’arte nelle nostre prime presentazioni live li abbiamo trovati molto colpiti e a volte commossi, e infatti ce ne hanno commissionate immediatamente altre. Tra l’altro è un metodo compositivo che permette di adattare ogni concerto all’ambiente circostante, al pubblico, e a diverse strumentazioni.

In che senso?

 Direi che la nostra proposta si rivolge a chiunque abbia voglia di prendersi il tempo di ascoltare la comunicazione musicale di persone che esprimono sinceramente le proprie emozioni, persone che sono anche ottimi musicisti per cui a volte il risultato sonoro può essere sorprendente. E in generale lo vedo meglio per un ascolto serale, o ancor meglio al tramonto.

Le ambientazioni musicali sono variegate e ricche di stimoli, ad esempio Semiramide richiama a certo free jazz; Il primo respiro del giorno ha atmosfere di musica classica e respiri folk che si intrecciano; in Li darà si avvertono ritmi world, africani e funk; cosa ne pensi?

 Sì è così, i diversi musicisti influenzano il “genere” finale dei brani. In particolare per Semiramide ma anche Andantino con Brio ci tenevo a realizzare qualcosa di diverso con Fiorenzo Tassinari e Moreno “il biondo” Conficconi, che in genere suonano liscio adesso ancheanche “Extraliscio”. Mentre in Li Darà che è il nome del paese da cui viene Petit Solo Diabaté c’è chiaramente un’influenza africana reale e Valerio Combass fa da collante tra questa e l’occidente. Anche in Sunset River composto con Jeff Coffin sento tre provenienze musicali diverse, mentre i brani creati da me e Luca Nobis hanno in genere una forte influenza classica e mediterranea.

Come vi siete coordinati tu e Luca Nobis per le varie incisioni?

Ah non ci siamo coordinati.Ci siamo trovati allo Studio Esagono di Rubiera, ci siamo seduti ed abbiamo cominciato a suonare.

Buona la prima. Nel momento in cui suonavamo è stato registrato anche il video live da Luca Fabbri, quindi tutti i brani dell’album hanno anche il loro video realizzato nel momento della registrazione audio.

Come ti sembra la definizione “una sorta di colonna sonora dello spirito” per questo disco?

Mi sembra un’ottima definizione visto che lo stato di empatia che è necessario tra i musicisti per creare musica in questo modo si può anche ritenere spirituale, si tende a trascendere l’essere.

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