POKER RENZI-CONTE/ Ultima mano: il leader di Iv ha perso il comando del gioco? 

- Gennaro da Varzi

Italia viva si è astenuta in Cdm sul Recovery e stamane Renzi aprirà la crisi, ma Conte potrebbe avere i numeri in Senato

ponte sullo stretto
Matteo Renzi al Senato (LaPresse)

A poker quando lasci trascorrere troppo tempo dall’ultimo rilancio puoi a tua volta prendere tutto il tempo che vuoi, ma non hai più diritto al tuo “rilancio”, puoi solo “andare a vedere”.

È la posizione un po’ scomoda in cui sembra finito Matteo Renzi. Dopo l’ultimatum formalizzato intorno alle 12 di ieri dall’inquilino di Palazzo Chigi (“non ci sarà più posto per Italia viva nel prossimo governo se apre la crisi”), il leader di Italia viva ha fatto passare troppo tempo per un proprio nuovo rilancio e adesso o “passa la mano” o va “a vedere”.

Molti indizi lasciano supporre che Renzi si sia lasciato sfuggire il comando del gioco. Il motivo di questa incertezza sta probabilmente nel fatto che all’improvviso si è reso conto –  per rimanere nella metafora del gioco del poker – di non avere il punto più alto (“tanto non si può andare a votare”) e di non aver valutato con attenzione la possibilità che Conte avesse a disposizione i voti necessari per conservare la fiducia delle due Camere. Quella che prima sembrava solo un’eventualità – un gruppetto di responsabili disponibili a sostenerlo – pare aver preso corpo nelle ultime ore. Sarà l’iter parlamentare del Recovery a confermare o a smentire l’esistenza di truppe candidate ad allargare i confini dell’attuale maggioranza.

È verosimile che la conferenza stampa di stamattina aggiunga poco a quello che già sappiamo. Renzi sarà costretto – dopo il voto di astensione sul Recovery Plan nel Cdm di stanotte – ad aprire la crisi con il ritiro delle due ministre e l’annuncio formale che il governo non ha più il sostegno di Italia viva. Ma così la sua decisione arriva ormai a tempo scaduto. Ha cercato di creare il vuoto intorno a Conte ottenendo il risultato contrario. Non è stato difficile per Romano Prodi – dai microfoni di DiMartedì – evocare il paragone storico con Bertinotti, che gli tolse la fiducia nel 2008.

Nelle ultime ore i primi a mollare l’idea dell’accordo con Renzi erano stati i “pontieri”, fra tutti quel Goffredo Bettini che per giorni ha avuto i pieni poteri del Pd e che aveva sostenuto che un nuovo patto era a portata di mano. Bettini ha gettato la spugna nelle prime ore del mattino, quando ha capito che Renzi non avrebbe mai rinunciato alla richiesta di dimissioni di Conte e che pertanto non c’erano più margini per una trattativa.

Renzi potrebbe aver prestato troppa attenzione alle sirene amiche che lo esortavano a liquidare il governo M5s-Pd. Secondo alcuni, il leader di Italia viva non avrebbe dovuto far altro che liberare l’Italia da un ospite indesiderato, l’avvocato Conte in odor di populismo.

Ora si tratterà di aspettare e vedere. In politica quasi tutto è possibile, ma stavolta l’ex premier potrebbe davvero essere all’inizio di una lunga camminata nel deserto.

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