IL CASO/ Una fiera (con dote) per dare un lavoro a chi non ce l’ha

- Giuliano Cazzola

GIULIANO CAZZOLA spiega in cosa consistono gli innovativi piani sperimentati dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano per agevolare l’incontro tra l’offerta e la domanda di lavoro

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La Lombardia si qualifica nel campo delle politiche attive del lavoro. Non solo la Regione, ma anche la Provincia di Milano. A livello regionale è operativo il DUL (Dote Unica Lavoro), un programma innovativo, deliberato dalla Giunta della Regione Lombardia lo scorso 4 ottobre. Si tratta di un modello che, se avrà successo, cambierà profondamente i tradizionali criteri ispiratori di azioni proactive tanto essenziali quanto carenti. Basti pensare che – come emerge dalle comunicazioni obbligatorie – nel 2012 in Italia vi sono stati ben 10 milioni di contratti di lavoro regolari, 1,7 milioni dei quali a tempo indeterminato. Ovviamente non sono posti di lavoro in più, ma si tratta di persone che hanno cambiato lavoro o che hanno sottoscritto un altro contratto a termine o che sono state assunte ex novo al posto di altre uscite dal mercato del lavoro; ma i Centri per l’impiego li ignorano perché chi li frequenta non accede a quei contratti e viceversa.

D’altro canto, anche le Agenzie per il lavoro private sono molto più attive nella somministrazione (il cosiddetto lavoro in affitto) che non nel facilitare l’occupabilità delle persone. Il DUL si propone una profonda trasformazione della cultura e della prassi degli operatori, pubblici e privati, accreditati. Innanzitutto, sono previsti “pacchetti di servizi” personalizzati e coerenti con le esigenze specifiche (riqualificazione o qualificazione, orientamento, ricerca di un lavoro) degli utenti, in rapporto a quelle che sono le loro caratteristiche (giovane, occupato, disoccupato, cassintegrato, disabile): essi potranno contare su di una rete di operatori pubblici e privati (di loro scelta) in grado di soddisfarne le esigenze e le aspettative.

La dote, un ammontare economico di cui è titolare la persona, viene determinata sulla base di costi standard fino a un valore finanziario massimo, proporzionato alle difficoltà dell’inserimento nel mercato del lavoro. La dote stessa resta a disposizione per la durata massima di sei mesi entro i quali dovrà essere raggiunto il risultato. Non sarà compensata, genericamente, l’attività svolta dal soggetto operatore pubblico o privato accreditato, ma solo l’avvio di un rapporto di lavoro subordinato o di missioni di somministrazione della durata complessiva non inferiore a 180 giorni. Inoltre, per evitare iniziative generiche di formazione, tale attività sarà rimborsata soltanto nell’ambito di un contratto di lavoro o di un tirocinio.

Anche le Agenzie private sono tenute a svolgere gratuitamente, come i Centri pubblici, la funzione di “presa in carico” della persona. Nell’arco di un mese questa funzione preliminare ha riguardato ben 3.387 persone. Altre 1.392 hanno in corso di definizione il loro piano di intervento personalizzato. L’analisi per provincia evidenzia un’equa distribuzione territoriale, proporzionata al numero di residenti: risultato atteso grazie alla rete capillare del programma Dote Unica Lavoro che può contare su oltre 650 sportelli distribuiti in ogni parte del territorio regionale.

Si sono rivolti alle Agenzie per il lavoro 1.275 persone, ai Centri pubblici 417, 1.695 ad altri operatori (soprattutto enti di formazione accreditati). La suddivisione per genere è abbastanza equilibrata: il 45% sono donne e il 55% uomini. Il numero maggiore di utenti è costituito dai disoccupati (56%), seguono i lavoratori sospesi (32%) e gli inoccupati (12%). Quanto all’età, il 73% è compreso nelle coorti tra 25 e 54 anni; il 22% tra 15 e 24 anni; il 6% oltre i 55 anni. Gli utenti sono suddivisi in quattro fasce (in base alle seguenti variabili: età, periodo di disoccupazione, titolo di studio, genere) con differenti massimali di spesa e di servizi fruibili in ragione della loro occupabilità. Il 64% si trova nelle ultime due fasce. Del progetto, quindi, si avvalgono in prevalenza le persone più svantaggiate.

La Provincia di Milano, invece, promuove e organizza la Fiera del Lavoro (Job Matchpoint), che si è svolta, per il secondo anno consecutivo, il 6 e il 7 novembre a San Donato Milanese in collaborazione con altri comuni limitrofi della cintura e con operatori del settore. Al di là dei dati riguardanti il coinvolgimento di un buon numero di imprese del territorio (erano 40 interessate a coprire 148 posi di lavoro vacanti per 40 profili professionali) e di giovani in cerca di lavoro (alla fine delle preselezioni hanno partecipato ai colloqui 420 giovani, ma i curricula raccolti sono stati ben 3.800) l’iniziativa della Provincia di Milano va annoverata come una “buona pratica” da imitare e come una prova che il mercato del lavoro non è “una notte in cui tutte le vacche sono nere”, ma una realtà viva e vitale, anche in una fase di crisi profonda come quella che ci opprime da anni.

Sappiamo – ecco una vistosa contraddizione – che è alto il numero di cosiddetti posti vacanti (in Europa sono ben 2 milioni, da noi sono poco meno dell’1% degli occupati) a prova delle difficoltà che si incontrano, anche laddove le politiche attive di lavoro sono più efficaci, a intermediare la domanda con l’offerta di lavoro. In Italia, soprattutto per i giovani, la ricerca di un impiego avviene, in prevalenza, nell’ambito delle conoscenze familiari o dei contatti privati. Ecco perché iniziative come quella denominata “la Fiera del lavoro” vanno incoraggiate.

In sostanza, da un lato vi sono aziende che richiedono manodopera e perciò mettono nero su bianco i posti di lavoro disponibili, i profili professionali occorrenti e le tipologie di assunzione proposte. I Centri per l’impiego inseriscono nel sito queste richieste come veri e propri bandi, raccolgono i curricula (che comunque vanno a formare una banca dati), li selezionano sulla base dei profili richiesti, poi organizzano i colloqui tra imprese e lavoratori. Nell’ambito della ultima Fiera si sono effettuati 81 colloqui di orientamento professionale e ben 141 persone hanno partecipato a un workshop rivolto a instradare i giovani nel mercato del lavoro.

L’anno scorso l’iniziativa ha avuto come riferimento la città di Milano. Su 278 posti di lavoro messi a disposizione dalle imprese vi sono state circa un centinaio di nuove assunzioni. Questo è un dato che deve far riflettere. 

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