RIFORMA PENSIONI 2015/ Il “monitoraggio” su reversibilità e Gestione separata

- Giuliano Cazzola

L’Inps ha diffuso il Monitoraggio dei flussi di pensionamento. GIULIANO CAZZOLA analizza i dati con particolare attenzione a Gestione separata e assegni di reversibilità

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Il recente Monitoraggio dei flussi di pensionamento dell’Inps sulle pensioni decorrenti nel 2014 e nei primi tre trimestri del 2015 (con rilevazione al 2 ottobre 2015) ci consente di spigolare, tra i tanti dati interessanti (riguardanti il Fpld, le Gestioni dei lavoratori autonomi e dei parasubordinati, gli assegni sociali) all’interno della Gestione separata e dei trattamenti da essa erogati, con una coda sulla reversibilità. Premettiamo, subito, che quelli liquidati dalla Gestione (rigorosamente con il calcolo retributivo) sono assegni supplementari erogati a pensionati che hanno continuato a lavorare con rapporti di collaborazione o seconde pensioni acquisite in conseguenza di attività (classico l’esempio della partecipazioni a organi di amministrazione e di controllo di società) svolte da soggetti iscritti (e quindi pensionati) che si aggiungono a quelle svolte con carattere di prevalenza e coperte da altre gestioni. Non c’è quindi da stupirsi per la modestia dell’importo, per la tipologia delle prestazioni e per l’età media alla decorrenza. La Gestione separata, infatti, è stata costituita nel 1996 (legge n.335/1995); pertanto, chi vi si è iscritto in modo esclusivo a partire da quella data non può aver maturato i requisiti – sia anagrafici che retributivi – per aver diritto alla pensione. Il che deve mettere sull’avviso chiunque volesse trarre delle conclusioni di carattere strutturale e permanente sulle performance della Gestione, basandosi sugli attuali importi dei trattamenti. È il momento, allora, di passare ai dati statistici. Innanzitutto, si tratta quasi esclusivamente di pensioni di vecchiaia: 20.240 nei primi nove mesi del 2015 (26.385 in tutto il 2014). Nessuna pensione di anzianità/anticipata, mentre vi sono state solo 266 pensioni di invalidità (344 nel 2014) e 2.996 di reversibilità (4.241 nel 2014). L’importo medio si attesta a 167 euro mensili (165 nel 2014) per la vecchiaia, 338 (344) per l’invalidità, 91 (91) per i superstiti. L’età media alla decorrenza conferma quanto abbiamo premesso: 67,9 anni per la vecchiaia nel 2015 (68 nel 2014), più o meno come quella per trattamenti ai superstiti. L’età media dei trattamenti di invalidità si attesta intorno ai 55 anni. In larghissima maggioranza l’importo delle pensioni (di vecchiaia) è inferiore ai 500 euro mensili lordi (24.196 su 26.385 nel 2014; 18.551 su 20.240 nei nove primi mesi del 2015) e ovviamente sono state liquidate con il sistema contributivo. Per quanto concerne il genere, in grande maggioranza si tratta di uomini (22.838 nel 2014 e 17.059 nel 2015). Passando all’esame della ripartizione territoriale va riscontrato un certo equilibrio (tra parentesi il dato dell’anno 2014): Nord-Ovest 7.482 (9.514); Nord-Est 5.447 (6.948); Centro 4.849 (6.541); Sud e Isole 2.462 (3.382).

Un altro aspetto interessante del Monitoraggio riguarda la tipologia che vanta il maggior numero di prestazioni, nel periodo considerato. Si tratta del settore della reversibilità: 90.055 assegni nei primi mesi del 2015 (123.561 nel 2014) per un valore mensile medio di 735 euro (711 nel 2014) per il lavoro dipendente privato (Fpld). Nelle Gestioni del lavoro autonomo e parasubordinato si tratta di 47.799 assegni (su 134.757) per un importo medio di 492 euro mensili. In tutto il 2014 sono stati 64.697 (su 166.160) trattamenti ai superstiti per un importo medio di 484 euro.





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