I NUMERI/ La “nuova pagella” per il Jobs Act

- Giuliano Cazzola

Il nuovo Rapporto Censis, spiega GIULIANO CAZZOLA, contiene dei dati molto utili per capire quali sono stati gli effetti principali del nuovo contratto a tutele crescenti

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Tra i tanti aspetti trattati, il 49° Rapporto Censis contribuisce a far chiarezza sull’andamento dell’occupazione nel corso del 2015, alla luce dei principali provvedimenti che hanno caratterizzato il mercato del lavoro: dalla Legge di stabilità 2015, al Jobs Act e ai relativi decreti attuativi. Il Rapporto fotografa la situazione con la seguente definizione: il rimbalzo occupazionale selettivo dopo la lunga crisi. Dopo l’entrata in vigore del  Jobs Act, il mercato del lavoro ha visto crescere (tra il primo e il terzo trimestre)  l’occupazione di 204mila unità, ma rispetto allo stesso periodo del 2008 mancano ancora all’appello 551mila posti di lavoro. 

Dall’inizio dell’anno il tasso di occupazione è aumentato dello 0,6%, mentre la disoccupazione si è ridotta all’11,9%  rispetto al 12,3% nel primo trimestre (poco più di 3,1 milioni di persone). Anche in questo caso è un miraggio lontano il tasso del 6,7% del 2008. Il Rapporto si sofferma, poi, a esaminare alcune delle principali categorie che formano l’offerta di lavoro e tenute sotto particolare osservazione: i giovani e le donne, i lavoratori anziani e gli stranieri. 

Per cominciare dai giovani della fascia di età tra i 15 e i 24 anni si può osservare un vero e proprio crollo dell’occupazione, tale da portare il totale di occupati da 1.443mila nel 2008 a 929mila nel 2014. La caduta è proseguita anche nel 2015, ma negli ultimi mesi vi è stato un recupero, rispetto al primo trimestre, di 9mila unità. Il tasso di disoccupazione – raddoppiato in sei anni – registra un’inversione di tendenza, nel periodo considerato, di 1,4 punti percentuali. 

L’occupazione femminile (il tasso resta del 47%) presenta un incremento di 64mila unità in sei anni, di cui 35mila tra il primo e il terzo trimestre dell’anno in corso. Su questo versante è da notare anche la maggiore partecipazione (+4%) delle donne al mercato del lavoro (+472mila unità), dovuta all’esigenza di  integrare il reddito familiare minacciato dalla crisi.  

Le riforme delle pensioni hanno modificato, di fatto, i comportamenti dei lavoratori in uscita: se nel 2008 i lavoratori in età compresa tra 55 e 64 anni erano circa 2,5 milioni, nel 2014 erano diventati 3,5 milioni. Ma la loro crescita è avvenuta anche nel 2015 (+200mila unità nel 2015). Il tasso di occupazione in queste coorti di età è salito in sei anni di quasi 12 punti  (1,1% dall’inizio dell’anno) raggiungendo il 48,6%. Il che è un dato importante se solo andiamo indietro con la memoria alle indicazioni dell’Ue dei primi anni 2000, quando i Paesi europei venivano invitati a raggiungere, entro il 2010, un tasso di occupazione del 50% in quella fascia di età.  Purtroppo, la crisi ha pesato anche su questa componente sociale. Infatti, tra il 2008 e il 2015 le persone anziane in cerca di occupazione sono passate da 79mila a 217mila unità, con un picco di 224mila nel primo trimestre dell’anno in corso. 

Più vitale, al solito, la componente straniera, che in questi anni ha superato i 2 milioni di occupati, con un aumento di 600mila unità tra il 2008 e il 2014. Nello stesso periodo la disoccupazione è ammontata a 500mila unità. 

Tutto ciò premesso, quali sono stati i principali effetti del nuovo contratto a tutele crescenti?  Sicuramente si sta modificando la struttura dell’occupazione: nel periodo gennaio-settembre vi è stato un incremento del 34,4% delle assunzioni a tempo indeterminato, rispetto al medesimo periodo del 2014 (in termini assoluti si è trattato per quest’anno di oltre  1,3 milioni di assunzioni). Anche le assunzioni a tempo determinato sono aumentate (+0,7%), mentre la dinamica delle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine ha raggiunto nel periodo considerato le 371mila unità, con un aumento rispetto ai primi nove mesi del 2014 del 18%. 

Non buone le statistiche riguardanti il fenomeno dei giovani che non studiano più, che non hanno ancora un lavoro e che non lo cercano (Neet), il cui numero sfiora i 2,2 milioni di unità e quello del lavoro irregolare stimato pari al 12,8% sul totale dell’occupazione (22,3% in agricoltura e 16,5% nei servizi di alloggio e ristorazione). 

Il Censis, poi, mette in evidenza i dati sulla sottoccupazione (783mila addetti) e part-time involontario (2,7 milioni). Anche nel 2014 la Cassa integrazione ha superato la soglia del miliardo di ore concesse, corrispondenti a 250mila occupati equivalenti.





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