I NUMERI/ Le “divisioni” tra i 22 milioni di occupati in Italia

- Giuliano Cazzola

In una delle relazioni tecniche nel decreto legislativo sulle tipologie contrattuali, c'è un'interessante rappresentazione del mercato del lavoro in Italia. Ce ne parla GIULIANO CAZZOLA

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In una delle relazioni tecniche (puntualmente “bollinate” dalla Ragioneria generale dello Stato) che accompagnano lo schema di decreto legislativo recante il testo organico sulle tipologie contrattuali è contenuta un’interessante rappresentazione del mercato del lavoro. I dati non sono tutti recentissimi (in generale derivano da statistiche dell’Istat e dell’Inps), ma nell’insieme formano un quadro organico meritevole di attenzione. 

Innanzitutto gli occupati: a gennaio 2015 sono 22 milioni e 320mila, in aumento dello 0,6% su base annua. Di questi, circa 3 milioni appartengono al settore pubblico. Se il numero dei disoccupati è pari a 3 milioni e 221mila, quello degli inattivi tra 15 e 64 anni ammonta a 14 milioni 62mila (ovviamente sono incluse anche le persone in formazione e chi è uscito in precedenza dal mercato del lavoro). 

Con specifico riferimento ai giovani, gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono 906mila. I giovani disoccupati sono 636mila, quelli inattivi 4milioni 415mila. Gli occupati a tempo pieno presentano un modesto aumento tendenziale (+0,2% pari a 28mila unità), mentre è sostenuto l’incremento degli occupati a part-time (+3,2%, pari a 128mila unità), ma la crescita riguarda soprattutto quello che viene definito “tempo parziale involontario” che passa, rispetto a un anno prima, dal 62% al 64% del totale. 

Per il terzo trimestre consecutivo e con maggiore intensità prosegue la crescita dei dipendenti a termine (+6,6% pari a 145mila unità) e quella dei collaboratori (+8,9% pari a 31mila unità). Per quanto riguarda i dipendenti (16,8 milioni) sono permanenti in 14,5 milioni (di cui 11,9 milioni a tempo pieno), hanno un rapporto a termine 2,3 milioni (1,6 milioni a tempo pieno). Gli indipendenti sono 5,5 milioni (di cui 376mila annoverati come collaboratori). Per quanto riguarda il numero di imprese private non agricole con dipendenti, il numero medio (i dati sono del 2013) è stato pari a 1,2 milioni (105mila le imprese agricole). 

Volendo effettuare una stima dei lavoratori parasubordinati (precisando che in questo modo gli stessi soggetti potrebbero essere contati più volte e quindi non si deve fare confusione tra  il numero dei rapporti e quello delle persone), i soggetti con almeno un versamento alla Gestione separata sono stati (nel 2012) 1,68 milioni, di cui l’85% collaboratori, gli altri professionisti (quasi 260mila). Il 65,5% è stato iscritto esclusivamente alla Gestione separata, mentre il 34,5% (580mila) anche ad altre gestioni o erano pensionati. All’interno di questi numeri e criteri di classificazione i collaboratori a progetto sono stati 647mila, gli associati in partecipazione (entrambe le tipologie  saranno superate o soppresse) 51mila circa. 

Alla Gestione separata sono iscritti anche i prestatori di lavoro occasionale accessorio retribuiti con il sistema dei voucher. Il numero dei lavoratori coinvolti (nel 2013) è stato pari a 478mila, mentre l’importo medio dei voucher riscossi a 587 euro (628 è l’importo medio stimato nel 2014). Interessante il caso dei titolari di partita Iva. Mentre nel corso del 2014 sono state aperte 574mila nuove partite, 76mila lo sono state nel mese di dicembre.  La relazione affaccia l’ipotesi che ciò sia avvenuto come anticipazione per non incorrere nel nuovo regime fiscale, di cui alla Legge di stabilità, che è entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno (e che poi è stato modificato in sede di decreto “mille proroghe”). L’86% delle nuove partite Iva riguarda persone fisiche, il 10,9% società di capitali e il 3% società di persone. Lo 0,5% è relativo ai non residenti e alle altre forme giuridiche. I settori di attività prevalenti sono il commercio, seguito dalle attività professionali. 

La relazione tecnica ha stimato anche gli effetti dell’incentivo (8.060 euro all’anno per un triennio) riconosciuto alle assunzioni a tempo indeterminato (nel 2015), come previsto nella Legge di stabilità (n.190/2014). Il tasso del ricorso complessivo alla trasformazione a tempo indeterminato è stato considerato pari all’11% circa con riferimento a una platea potenziale composta di contratti a termine e di collaborazione (questi ultimi valutati in 370mila, tenendo conto delle esclusioni previste nello schema di decreto ovvero delle tipologie di collaborazione che potranno continuare ad essere operanti). Non vi sono, nelle relazioni, stime per le assunzioni ex novo con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.





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