RIFORMA PENSIONI 2016/ Il “ricalcolo” per mantenere la reversibilità

- Giuliano Cazzola

Non c’è solo il tema della riforma delle pensioni a tener caldo il settore previdenziale. C’è infatti una nuova polemica sulla reversibilità. Il commento di GIULIANO CAZZOLA

Boeri_Tito_PoggioR439 Tito Boeri (Infophoto)

Non c’è pace per il trattamento previdenziale riservato ai superstiti (la S dell’acronimo IVS che riassume le classiche prestazioni previdenziali: invalidità, vecchiaia/anzianità, e, appunto, superstiti). Tale trattamento a sua volta si divide in pensioni indirette quando il de cuis è un lavoratore (o una lavoratrice) prematuramente deceduto/a prima di aver maturato il diritto alla pensione. Le nuove prestazioni indirette liquidate nel 2015 sono state 22mila indirette; quelle di reversibilità (il de cuis è un pensionato o una pensionata) 184mila di reversibilità, per un totale di 206mila, con un’età media alla decorrenza di 73,3 anni e con una percentuale del 37,7% sul complesso delle pensioni previdenziali.Per quanto riguarda lo stock delle pensioni Inps ai superstiti in vigore all’inizio del 2016, sono circa 3,7 milioni (3,2 milioni sono donne, meno di 500mila gli uomini), per un importo medio annuo di 7,8mila euro. Posto uguale a 100 l’indice numerico del 2004, nel 2016 è pari a 98,6. L’indice dell’importo medio nello stesso periodo è aumentato di oltre il 33,5%. Poco meno di 740mila sono superstiti di un assicurato (pensioni indirette), più di 3 milioni di un pensionato (pensioni di reversibilità). La spesa relativa è di circa 29 miliardi, l’1,7% del Pil (non sono inclusi, in queste statistiche, i dati riguardanti il pubblico impiego).

Bene. Questa tipologia pensionistica, nel volger di alcuni mesi, è stata ripetutamente al centro di talune polemiche che hanno interessato i sindacati, le forze politiche e lo stesso Governo. In primo luogo, c’è stato il caso del ddl delega sulla povertà che, nei principi indicati, prevedeva la “razionalizzazione” delle prestazioni, anche di carattere previdenziale (e quindi anche le pensioni ai superstiti), delle prestazioni sottoposte alla “prova dei mezzi” (ovvero all’ammontare del reddito), in particolare attribuendo l’accertamento dei requisiti all’Isee e non più alla denuncia dei redditi.

Anche se la nuova norma ne richiamava un’altra già contenuta nella Legge di stabilità per il 2016, tutta l’Italia del talk show “si destò” a difesa dei trattamenti delle vedove dando voce alle proteste dei sindacati. Il Governo si affrettò a smentire, ma il diavolo ci mise la coda, perché, alcune settimane dopo, la frase maligna ricompariva nel Def, riaprendo la sequela di lamentazioni e di smentite. Ma il travaglio dell’istituto previdenziale di tutela dei superstiti non era ancora finito, dal momento che l’argomento è finito al centro delle polemiche in coda all’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili. Quale maggiore onere dovrà sostenere l’Inps per erogare la pensione alla persona superstite di una coppia gay, unita civilmente?

Premesso che la norma di copertura finanziaria (che ipotizza una maggiore spesa di una ventina di milioni a regime) contenuta nella legge è stata “bollinata” dalla Ragioneria generale dello Stato (Rgs), ha suscitato uno strascico di polemiche una stima molto più sostanziosa effettuata dal presidente dell’Inps, l’ineffabile Tito Boeri. È difficile fare delle previsioni perché non esiste un censimento delle coppie omosessuali che potrebbero contrarre un’unione civile. Poi, è arduo fare delle stime sulla mortalità e sul reddito dei sopravvissuti (un dato che ne condiziona l’importo). Bisogna fidarsi delle stime che fanno gli organi competenti, anche se merita di essere spiegata l’evidente discrepanza contenuta nelle stime della Rgs rispetto a quelle dell’Inps.

Comunque stiano le cose, a parlare di costi si cammina sulle uova. In ogni caso, i maggiori oneri potrebbero essere neutralizzati se si desse corso, senza spaventarsi per le critiche, alla norma contenuta nella Legge di stabilità e ribadita nel disegno di legge delega sulla povertà riguardante l’applicazione dell’Isee, come parametro di riferimento, per le nuove pensioni indirette e di reversibilità.

Come si distribuiscono nel territorio le pensioni ai superstiti? Il 52,9% è erogato nell’Italia settentrionale, il 19,1% nell’Italia centrale, il 26,7% nell’Italia meridionale e Isole, l’1,3% ai residenti all’estero. La spesa per le pensioni erogate alle donne è pari a 27,3 miliardi, quella per gli uomini 2,4 miliardi. L’importo medio è rispettivamente di 413 euro per gli uomini e di 648 euro per le donne. Si noti, sia pure a parti invertite, la differenza che esiste nel mercato del lavoro tra uomini e donne. Le pensioni medie indirette e di reversibilità delle donne sono più elevate di quelle dei lavoratori perché il loro importo è ragguagliato a una stipendio o a una pensione solitamente più elevata (quella del marito defunto). 

 

Scheda sul cumulo tra pensione ai superstiti e altri redditi

Se il beneficiario appartiene a un nucleo dove non vi siano altri possibili titolari del diritto, la pensione è corrisposta in misura ridotta:

– del  75% in presenza di un reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo;

– del  60% in presenza di un reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo;

– del  50% in presenza  di un reddito superiore a 5 volte il minimo.





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