PD/ Riecco la “Jena” Prodi, l’eterno ritorno al punto di partenza

- Paolo Pillitteri

Il ritorno di Romano Prodi sulla scena politica nazionale può avere molte spiegazioni. Sullo sfondo c’è il ritorno al dominio della vecchia Dc (di sinistra) che ha già posto un’ipoteca sull’intero Pd con la nomina a segretario di Franceschini

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Negli anni lontani della Prima Repubblica, uno dei suoi fondatori, Amintore Fanfani, era soprannominato “il rieccolo”. Nel senso che, nonostante le sconfitte interne, le dimissioni, le batoste elettorali, ritornava sempre in pista, a galla, riemergeva e, spesso, primeggiava. Era un fuoriclasse, un autentico Grande vecchio, e poteva permettersi il lusso o la fatica di non andare (mai) in pensione. La classe non è acqua. Nel suo partito, la Dc, era tanto amato quanto odiato, e “il rieccolo” era un nomignolo dalla chiara matrice democristiana.

Adesso, i “rieccoli” sono tanti. Guardate Prodi. Che, tra l’altro, era uno di quelli che aveva detto: basta con la politica, largo ai giovani. Un detto che, in politica, va preso come il suo rovescio. È ritornato Romano, è ritornato l’antiberlusconismo soft, ma dai denti d’acciaio. Aveva fatto dire, a destra e a manca, che il suo rientro era pieno di discrezione, in punta di piedi, senza disturbare nessuno. Come la sua iscrizione al Pd: annunciata su tutti i Tg, strillata sulle pagine politiche dei quotidiani nazionali. E poi, una lunga chiacchierata, sempre in punta di piedi, da Fazio, il salotto più “in” – e più ascoltato – dal politicamente corretto nazionale. E non è colpa dell’umile Romano se, il giorno dopo, ampi stralci di quel téte a téte sono finiti sui giornali. E bene in vista, mi raccomando. Ha ragione la mitica Jena: «Ha aspettato che Veltroni – così l’ha lapidariamente satireggiato su La stampa – si dimettesse e poi ha rinnovato la tessera del Pd. Prodi, la Jena dell’anno».

Anche Prodi è un grande vecchio, ma con la g minuscola. Non tanto o non solo per l’implicito déjà vu, quanto per il riflesso che riverbera sull’intera sinistra, e in primo luogo sul “suo” Pd. Secondo Cossiga, che di vecchi Dc più o meno grandi – categoria della quale fa parte, ma con la G maiuscola – se ne intende, la vendetta di Prodi significa, tra l’altro, un suo rinnovato ruolo di salvatore del Pd, oltre che un primo passo verso il Quirinale.

Può darsi. Il fatto è che se il Pd ha davvero bisogno di Prodi per salvarsi, significa che è più di là che di qua, come si dice dalle nostre parti. La sconfitta di Veltroni porta le stimmate del disastro del Governo Prodi sui cui il Pd non ha voluto riflettere, mettendosi, per di più, una serpe in seno come Di Pietro.

A meno che, l’eterno ritorno del sempre uguale voglia semplicemente riaffermare la massima dei Padri della Chiesa: nulla salus extra Ecclesiam, dove per Ecclesiam si deve leggere la Dc (di sinistra) che ha già posto un’ipoteca sull’intero Pd con la nomina a segretario di Franceschini. Il punto vero è che Romano, per il Partito Democratico, è l’eterno ritorno al punto di partenza.



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